Inaugurata la mostra di Raffaellino a Palazzo Ducale. Sgarbi attacca la soprintendente – FOTO E VIDEO

Vittorio Sgarbi
di FEDERICO SOZIO

URBINO – Vittorio Sgarbi ha inaugurato la mostra “Da Raffaello. Raffaellino del Colle” nelle sale del Castellare del palazzo Ducale di Urbino fino al 13 ottobre 2019. L’esposizione dedicata a Raffaellino del Colle, artista manierista del Rinascimento e uno dei più fedeli seguaci di Raffaello, ripercorre l’attività del discepolo del “divin pittore” che pur essendo stato largamente attivo nelle Marche, secondo Sgarbi necessita oggi una rivalutazione storica e una maggiore divulgazione. All’appello, però, mancano ancora diverse opere. L’assessore alla Cultura del Comune di Urbino si è scagliato, per questo motivo, contro la soprintendente regionale e i funzionari che hanno negato l’arrivo di tavole e tele, tra le altre, da Piobbico e Sansepolcro: “Chiedo le sue dimissioni” ha ribadito più volte.

Da Raffaello a Raffaellino

Il percorso è introdotto da due opere di Raffaello arrivate dall’Accademia Nazionale di San Luca a Roma: si tratta della Madonna con il Bambino del 1502 e l’affresco staccato con Putto reggifestone databile tra il 1511 e il 1512 “come avere un pezzo di Cappella Sistina” riflette Sgarbi.

Per la prima volta si possono ammirare in esposizione alcune delle opere più significative di Raffaellino provenienti da chiese e musei di Roma, Urbino, Perugia e (se arriveranno nelle prossime settimane) anche dai piccoli centri dove finora sono state custodite senza essere valorizzate come meritano, secondo Sgarbi. Lavori databili tra la prima e la seconda metà del Cinquecento come Santa Caterina incoronata da due angeli (1527-1530) e la Sacra famiglia con S. Giovanni Battista (1560).

Per il pittore, nato a Sansepolcro – città natale di Piero della Francesca – è un ritorno a casa. L’artista fu tra i favoriti della corte urbinate dei Della Rovere già dagli anni trenta del Cinquecento e fu attivo in molte località del Ducato come Urbino e Urbania.

Come spiega Vittorio Sgarbi si può ricercare un parallelismo tra Raffaellino del Colle e Raffaello con le vicende dei due artisti che si intrecciano. Il primo era stato allievo nella bottega del secondo, a Roma, i lavori di Raffaellino si trovano nelle Stanze vaticane con le opere di Raffaello: “Io ero già a conoscenza della grandezza di questo pittore, che ama Raffaello e dopo la sua morte lo riporta nella terra dove è nato, ne riprende opere e motivi”.

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Un’inaugurazione però non al completo, dal momento che su 15 opere ne mancavano ben cinque. Per questo Sgarbi ha attaccato Marta Mazza, soprintendente (arrivata a marzo 2019 ndr) all’archeologia, belle arti e paesaggio delle Marche: “Questa è la prima grande mostra per le celebrazione raffaellesche e la soprintendenza delle Marche, presieduta da un’assoluta nullità, invece di partecipare e collaborare ha evidentemente ritenuto opportuno di opporre questione per cui c’è una parte buia della mostra. È un segno sbagliato di un’assenza di collaborazione tra la Soprintendenza che è lo Stato e lo Stato che ha voluto questa mostra”.

“E’ come lo Stato contro lo Stato – ha proseguito il critico d’arte – sono matti, il comitato nazionale ha stabilito questa mostra e la Soprintendenza deve farla. Se non la fa, io la denuncerò presso la Procura. E’ un atto contro lo Stato, lo sappia la mezza soprintendente che è arrivata”.

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