Va in pensione Claudio Ovarelli, capo dei Vigili del fuoco di Urbino

di ROSSELLA RAPPOCCIOLO

URBINO – “È un lavoro che comporta tanti sacrifici, ma che soprattutto dà tante soddisfazioni. Se tornassi indietro sceglierei sempre e comunque di essere un vigile del fuoco”. Con queste parole si congeda dal suo ruolo il capo del distaccamento di Urbino Claudio Ovarelli. “Domenica farò l’ultimo turno e poi sarò costretto ad andare in pensione perché ho compiuto 60 anni – dice al Ducato – ma se fosse per me continuerei a lavorare”.

Una lunga carriera quella di Ovarelli iniziata nel 1985. Dapprima come vigile del fuoco semplice, è poi diventato caposquadra ad Urbino nel 2004 ed infine caporeparto nel 2016. Ma già nel 2006 aveva assunto la carica di capo distaccamento: “Il compito è stato assegnato a me anche se c’erano colleghi più anziani ed esperti. Vado orgoglioso di questo ruolo che ho portato avanti fino ad oggi”.

L’incendio, il “nevone”, il terremoto

Dal 2017 Ovarelli è anche direttore operazioni spegnimento – Dos – cioè colui che dirige i canadair da terra. Una competenza che ha dovuto mettere in pratica da subito: “Appena tornato dal corso di Dos, ho diretto le operazioni in occasione dell’incendio al bosco delle Cesane. Ci sono voluti cinque giorni per arrivare al completo spegnimento”. Un’operazione faticosa, ma di certo non la più lunga della sua carriera: “La storica nevicata del 2012 ad Urbino è stata una delle emergenze più lunghe in cui abbia prestato soccorso con la mia squadra ed altri vigili del fuoco provenienti da tutto il territorio nazionale. Abbiamo lavorato 19 giorni per raggiungere le famiglie isolate e mettere in sicurezza le abitazioni e gli edifici storici della città. Di quell’operazione mi ricordo molto bene che una notte siamo andati a recuperare una donna incinta in procinto di partorire che era rimasta isolata”.

Il capo distaccamento dei Vigili del fuoco di Urbino, Claudio Ovarelli, con la sua squadra

I ricordi si accumulano in tanti anni come operativo dei Vigili del fuoco, ma solo alcuni lasciano il segno per tutta la vita. “Io e la mia squadra abbiamo partecipato a tante operazioni, non solo ad Urbino o in provincia, ma anche come colonna mobile durante le catastrofi in altri territori. Il terremoto dell’Aquila del 2009 è stata forse la più tragica operazione a cui abbia partecipato. I 10 giorni passati lì ad aiutare le persone sono indelebili nella mia mente. L’odore, più di tutto, mi rimarrà impresso. Ancora oggi mi viene la pella d’oca a pensarci, una calamità così è qualcosa a cui non puoi abituarti, nemmeno se fai il mio lavoro”.

Un lavoro duro ed estenuante che è possibile solo in squadra: “Non puoi essere un vigile del fuoco senza i tuoi compagni”. Vigile del fuoco prima di tutto, ma anche sportivo, per Ovarelli far parte di una squadra è fondamentale. “Giocavo a football americano come centro della difesa negli Angels di Pesaro. Nel 1987 ho fatto parte della nazionale italiana che ha vinto ad Helsinki il campionato d’Europa. A tutt’oggi siamo gli ultimi italiani ad averlo vinto. Lo stesso anno sono stato nominato Cavaliere allo sport dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini”.

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