Omicidio Lulli: chiesti sei anni e otto mesi per Ambera, un suo sms fatale a Ismaele

Ismaele Lulli e Ambera Saliji - Foto Corriere Adriatico
di SARA SPIMPOLO

URBINO – Sei anni e otto mesi per concorso anomalo in omicidio colposo. È quanto ha chiesto la PM Irene Lilliu questa mattina nella prima udienza del processo con rito abbreviato che vede imputata Ambera Saliji, ex fidanzata di Igli Meta, uno dei ragazzi – l’altro è Mario Mema – condannati all’ergastolo per l’omicidio di Ismaele Lulli. Il delitto risale al 19 luglio 2015: Ismaele, 17 anni, fu trovato con la gola tagliata e il corpo sfregiato dalle sevizie dei due ventenni in un bosco di San Martino in Selva Nera, frazione di Sant’Angelo in Vado.

Saliji, sentita in un primo momento solo come testimone dei fatti, s’è poi trovata sul banco degli impuntati a fine 2020, per volere del Gip. Per l’accusa, Ambera ebbe un ruolo cruciale nell’omicidio di Lulli, con il quale aveva avuto una relazione, attirando il ragazzo con un sms nel luogo dove ha poi trovato i suoi assassini.

La madre di Ismaele: “Dovrebbe essere in carcere con gli altri”

“Speriamo vada bene, ci vuole giustizia – ha dichiarato prima del processo Debora Lulli, la madre di Ismaele -. Onestamente lei dovrebbe essere con gli altri due. Sono passati sei anni ma è sempre ieri. Se non fosse stato per il suo messaggio, oggi Ismaele sarebbe ancora qui con me”.

“Dire ‘Io non volevo’ non è sufficiente in un processo come questo – commenta l’avvocato della parte civile, Marco Martines -. Esiste nel nostro ordinamento un principio in virtù del quale anche in certe situazioni tu non devi pensare per te stesso, ma alle conseguenze di ciò che ti viene chiesto di fare. Sono fiducioso che in questo caso passi questo principio”.

“Uno dei due stasera muore”

Nel corso dell’udienza Saliji ha reso una dichiarazione spontanea, leggendo da un foglietto, in cui si dice pentita e disperata, sostenendo che non poteva prevedere le intenzioni di Meta. Per l’accusa, invece, la colpa di Saliji è stata proprio quella di non essere stata abbastanza intuitiva nei confronti dei propositi del suo ex ragazzo, nonostante avesse tutte le ragioni per farlo: la sua furia dopo il tradimento, manifestata in più occasioni, il fatto che le mandasse messaggi in cui scriveva “Voglio menarli, uno dei due stasera muore” riferito a Ismaele e un altro ragazzo con cui Saliji aveva avuto una storia.

E ancora, gli avvenimenti della mattina del 17 luglio, quando Meta la picchiò nella chiesetta dove due giorni dopo Ismaele è stato ucciso. Ambera era inoltre a conoscenza del fatto che Meta avesse sempre con sé un coltello con cui tagliava la droga, e che la mattina del 19, con il messaggio trappola che ha inviato a Ismaele, lo stava attirando in un luogo isolato dove lo aspettavano Igli e un suo amico, Mario Mema.

L’inganno consapevole è uno dei punti su cui si incentra la tesi dell’accusa, che è basata anche su un nuovo quadro probatorio, che tiene conto delle dichiarazioni di Meta raccolte dalla PM Lilliu nel corso di un’indagine suppletiva fatta nel gennaio 2021. Nel corso di queste ulteriori indagini, Meta ha ammesso una cosa che l’accusa ritiene di fondamentale importanza, cioè che Saliji fosse al corrente del fatto che lui aveva un coltello con sé. La ragazza aveva già dichiarato di aver ricevuto una foto dal suo ex ragazzo, in cui lui impugnava il coltello – acquistato il 17 luglio – con cui ha poi ucciso Ismaele.

La trappola: “Se mi ami, invia quel messaggio”

Questa foto non era però stata trovata, perché su richiesta di Saliji entrambi avevano cancellato gran parte delle loro conversazioni via messaggi dopo l’omicidio. Anche il messaggio-esca non è pervenuto agli atti del processo, ma sia Saliji che Meta ne hanno ammesso l’esistenza. La ragazza ha dichiarato di averlo mandato dopo un’iniziale rifiuto a causa dell’insistenza di lui. Circostanza che Meta ha confermato, dichiarando di averglielo chiesto come prova d’amore: “L’ho messa alle strette – ha raccontato – perché le ho detto ‘Se tu mi ami veramente, lo devi mandare'”.

Per questo processo sono inoltre utilizzabili anche alcune dichiarazioni rese da Ambera Saliji all’epoca del processo che la vedeva come testimone. “Non entrarono prima nel processo perché la Corte d’Assise ritenne che erano dichiarazioni di una persona indiziabile – ha spiegato l’avvocato Martines – e che dovevano essere quindi raccolte come da garanzia di legge. La PM Irene Lilliu le ritiene invece ora adoperabili per due ragioni: per la scelta del giudizio abbreviato e perché Ambera richiamó quelle dichiarazioni come proprie davanti al suo avvocato”.

Collaborazione e giovane età, le attenuanti

“La PM si è limitata a osservare la risultanza degli atti e ritiene che sussistano elementi sufficienti – ha commentato l’avvocato della difesa, Giovanni Chiarini -. Noi ovviamente riteniamo di no. Sarà il giudice a decidere”. Nel corso del processo la difesa ha affermato che, nonostante i propositi di vendetta di Igli, Ambera non era in grado di poterne valutare la gravità, perché la ragazza era stata rassicurata da Meta il giorno dell’omicidio. Il ragazzo le aveva detto di voler solo parlare con Ismaele.

Nella sua richiesta di pena, la Pm Lilliu ha previsto le attenuanti generiche, considerando che Saliji è sempre stata collaborativa, non si è mai sottratta alle richieste del giudice e non è andata via dall’Italia. Ha tenuto in considerazione anche la giovane età della ragazza all’epoca dei fatti (19 anni) e il fatto che non sia stata sua l’iniziativa di mandare il messaggio-esca a Ismaele.

La prossima udienza del processo è prevista per il 19 gennaio 2022, alle 9. In quell’occasione il giudice Massimo Di Patria, presidente del tribunale di Urbino, dovrebbe emettere la sentenza.

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