Fgcult 2021, il presente della cultura: negli inserti, più social e meno critica

Marco Vigevani, Beppe Cottafavi, Stefano Bucci, Silvia Bencivelli coordinati dal direttore del Festival durante l'incontro "Le parole degli inserti e delle pagine culturali", terzo panel di Fgcult 2021
di DAVIDE FANTOZZI

URBINO – Gli algoritmi informatici sono protagonisti di importanti cambiamenti nei processi di informazione e vendita. Beppe Cottafavi, editor e semiologo, racconta dell’importanza di avere dalla propria i social. Nel pomeriggio della seconda giornata del Festival del Giornalismo culturale, Cottafavi racconta la storia del romanzo di Madeline Miller, La Canzone di Achille, e di come a quasi dieci anni dall’uscita abbia scalato le classifiche dei libri più letti negli Stati Uniti.

Better call TikTok

La scorsa estate, il libro ha sorpreso gli editor di mezzo mondo. Nessuno capiva come fosse tornato in auge. Si scoprì poi che il merito era di una tiktoker con un discreto seguito, moongirlreads_. L’algoritmo del social, infatti, prese il breve video (una top chart di libri) della ragazza e lo mostrò a milioni di persone. Più gradimento riscontrava il filmato, più pubblico raggiungeva.

TikTok si rivolge principalmente a giovani tra i 16 e i 24 anni, la fascia d’età che poteva maggiormente apprezzare l’opera di Miller. Il merito va alla natura particolare del social, perché i contenuti dei video “non avendo barriera linguistica, arrivano a tutti”. Proprio per questo, le vendite del romanzo sono vertiginosamente aumentate.

Dalla terza pagina all’inserto

I numeri sulle vendite sono sempre stati molto importanti. Non solo per i libri, ma anche per i giornali. Giorgio Zanchini, conduttore radiofonico e televisivo e direttore del Festival, sottolinea come fino a trent’anni fa bastassero le recensioni degli esperti per muovere migliaia di copie. Ora non è più così. Cambia anche il medium sul quale i giornalisti culturali devono scrivere. Se prima erano i quotidiani con la loro terza pagina, la diminuzione di vendite di copie cartacee e la permeabilità degli altri ambiti alla cultura ha portato la rete a ricoprire il ruolo di protagonista. Più immediata, più comprensibile e meno elitaria.

Per Marco Vigevani, amministratore delegato di The Italian Literary Agency, la perdita di rilevanza dei giornali si avverte nello stacco tra “l’età della società letteraria e quella dell’informazione culturale”. Prima esisteva una società formata da critici che facevano la fortuna o la sfortuna dei vari autori, ma era “raro trovare qualcuno che parlasse di sociologia, di cinema, di filosofia”. L’idea è che la cultura fosse divisa in tante sezioni che interagivano mal volentieri l’una con l’altra. Inoltre, questi critici costituivano una società estremamente elitaria e utilizzavano un linguaggio riservato alle classi alte.

Con il passaggio all’età dell’informazione culturale, l’idea non è più quella della critica letteraria, anzi. Negli inserti lo spazio è inferiore rispetto all’allora terza pagina. La cultura si unisce alla politica, alla società, alle arti, all’informatica. “Nell’inserto vi è una visione meno comprensiva e meno giudicante”, spiega Vigevani.

Memento lectorem

Anche Stefano Bucci, redattore delle pagine culturali del Corriere della Sera e del supplemento culturale La Lettura, concorda sul fatto che non abbia più senso “pensare la cultura in un modo diviso a comparti”. L’inserto deve essere diviso in sezioni, per poter permettere un’analisi più completa possibile di vari ambiti, ma non deve mancare tra di loro un collegamento.

Il ciclo, però, non è ancora compiuto. Chi scrive inserti e pagine culturali non è ancora sicuro che i lettori godano degli articoli allo stesso modo degli esperti. Altro dubbio è se la carta sia il veicolo giusto su cui puntare. Anche Zanchini solleva la questione, invitando a “ricordare sempre per chi si sta scrivendo”.

Proprio su questo punto interviene Silvia Bencivelli, giornalista e divulgatrice scientifica, che rimprovera “una certa soggettività quando si parla di certi argomenti”. L’invito è quello di ricercare l’oggettività quando si scrive.

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