Università, festival “Parole di Giustizia”: “Sfidiamo i luoghi comuni sulla sicurezza”

La conferenza stampa di Parole di Giustizia in Aula Magna
di GUGLIELMO MARIA VESPIGNANI

“Abbiamo parole per vendere, parole per comprare, parole per fare parole. Andiamo a cercare insieme le parole per pensare”. Con questa citazione da una filastrocca di Gianni Rodari, pronunciate dalla coordinatrice e docente di Ordinamento Giudiziario Chiara Gabrielli, si è chiusa la conferenza stampa di presentazione del festival “Parole di Giustizia: In-sicurezza. Giustizia, diritti, informazione”, che si svolgerà tra Pesaro e Urbino dal 22 al 24 ottobre. Un weekend di incontri tra cittadini, personalità accademiche e il mondo della magistratura, nato su iniziativa dell’Università di Urbino, con l’obiettivo di riflettere sul linguaggio utilizzato per comunicare la giustizia.

Il messaggio contro il sensazionalismo di certa stampa sulla questione della sicurezza, troppo spesso incline a un uso sconsiderato di parole che generano sgomento e paura nell’opinione pubblica, accompagna tutti gli interventi della conferenza stampa. “Anche per questo motivo – dice Gabrielli – durante i lavori del festival ci muoveremo per le strade delle città ospitanti, perché questo evento deve favorire e incentivare il confronto tra partecipanti e relatori”.

Secondo il Rettore Giorgio Calcagnini è proprio la paura sociale il primo fardello da esorcizzare: “Stiamo uscendo da un periodo di sgomento e incertezza legati al covid, dove tuttavia non è stato solo l’aspetto medico a essere investito di negatività. Vari punti di vista sono dunque necessari in questa fase: includere linee di studio e ricerca differenti non può che far bene al confronto e alla crescita collettiva” ha affermato il Rettore, intervenuto all’inizio della conferenza stampa.

Un approccio interdisciplinare

Il metodo interdisciplinare è un punto di partenza condiviso da tutti i relatori. Ne sono la prova i diversi incontri che affrontano il tema della giustizia nei suoi effetti pratici: “Un’altra idea di sicurezza: politiche per le vittime” con Umberto Ambrosoli, figlio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli; “Sicurezza e immigrazione”; “Sicurezza del lavoro”; “Carcere e comunicazione”.

A confermarlo sono le parole del magistrato Livio Pepino, presidente dell’associazione studi giuridici Giuseppe Borrè: “La giustizia non sono montagne di scartoffie e scontri negli uffici giudiziari, ma è il tentativo di dar risposte alle esigenze delle persone, e perciò capacità di dialogarci e ascoltarne le necessità. Per farlo vanno messi insieme specialisti e professionalità diverse”. Non è un caso, quindi, che nella giornata di venerdì 22 ottobre il festival si aprirà con una riflessione sul sociale (“I dati della paura: realtà e percezione” con Ilvo Diamanti e Alessandro Bondi) e che si concluderà, a Palazzo Ducale, con un incontro che tratterà degli intrecci tra arte e giustizia. “Il concetto di sicurezza va declinato in termini di diritti e non in termini di Tulps (Testo unico di leggi sulla Pubblica sicurezza ndr)” afferma Pepino, che conclude il suo intervento in collegamento video ringraziando l’Università di Urbino “perché l’idea dell’università che si apre al di fuori dei suoi confini è una ragione di speranza”.

Di questa idea è anche Marina Frunzio, che da remoto interviene come rappresentante dell’incontro tra discipline – in questo caso il Diritto Romano, di cui Frunzio è docente, e il diritto penale processuale: “Il Dipartimento di Giurisprudenza deve significare accoglienza, consenso ma anche dissenso. Il dissenso è un valore, non un disvalore. Entrare nelle scuole vuol dire occuparsi della crescita delle coscienze e dello sviluppo culturale dei cittadini di domani, ed è una grossissima responsabilità”.

Come affrontare la crisi dei diritti?

La riflessione sul ruolo delle parole nella giustizia si estende anche ai rappresentanti delle correnti della magistratura, come dimostra il contributo – anche questo da remoto – del segretario di Magistratura democratica Stefano Musolino: “La sicurezza è un tema centrale soprattutto nelle periferie, dove i bisogni delle persone vengono marginalizzati, mentre invece sta diventando un diritto dei più garantiti a non essere disturbati da chi ha più bisogno. Senza saper leggere queste dinamiche – continua Musolino – saremmo miopi nei confronti delle ragioni che stanno alla base di certi comportamenti, e non saremmo in grado di renderci conto della profonda crisi che stanno vivendo i diritti”.

Ed è proprio sul tema dei diritti che si impernia l’intervento della direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza Licia Califano: “L’idea di giustizia si coniuga da sempre con l’uguaglianza e la dignità, concetti fondamentali attorno a cui riflettere per proporre un evento all’altezza della complessità e dell’importanza del tema”.

Con “Parole di Giustizia” l’Università di Urbino si mette quindi in cammino non solo con chi lavora nella magistratura ma anche con cittadini di oggi e di domani, tenendo in mente l’obiettivo di far rifiorire un senso collettivo di cittadinanza. Attraverso le parole.

About the Author

Guglielmo Maria Vespignani
Nato nel 1991 ad Ancona, sono cresciuto a Jesi e mi sono diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II. Laureato in Filosofia nel 2015 all'Università di Bologna, ho successivamente diviso la mia vita tra sport e impegno sociale.

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