Rocca di Gradara, Brachetti nuovo direttore scientifico: “La didattica è essenziale”

La rocca di Gradara Foto di Santista1982 - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=74933939
di GUGLIELMO MARIA VESPIGNANI

URBINO – “Ampliare gli spazi visitabili del Museo per educare alla cultura”. Questo è il desiderio che esprime dal suo ufficio di Palazzo Ducale l’architetto Stefano Brachetti, parlando della nomina appena ricevuta a direttore scientifico del Museo della Rocca di Gradara.

Dal 14 febbraio scorso, l’attuale responsabile della Promozione e della Comunicazione della Galleria Nazionale delle Marche di Palazzo Ducale ha quindi anche un nuovo ufficio, in una delle assolute eccellenze culturali marchigiane che ogni anno attira migliaia di turisti a far visita a quello che è conosciuto come il castello di Paolo e Francesca.

“Sono felice, ma anche un po’ preoccupato: il lavoro da fare è tanto” dice sorridendo Brachetti, che raccoglie questo nuovo incarico e contemporaneamente manterrà quello alla comunicazione per la Galleria Nazionale. “Non lascerò il mio ruolo a Palazzo Ducale, quindi non sarà facile. Il mio compito ora sarà quello di supervisionare per la Direzione Regionale l’attività del Comune di Gradara, a cui è affidata la gestione della Rocca”.

Stefano Brachetti direttore scientifico della Rocca di Gradara

Quando ha saputo che sarebbe diventato direttore scientifico della Rocca?

Pochi giorni prima dell’ufficialità. La posizione era vacante dopo che la direttrice uscente Cecilia Carlorosi è stata nominata sovrintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio a Marche Nord. Ne avevo parlato anche con il Direttore della Direzione regionale musei Marche Luigi Gallo, che aveva piacere che presentassi la mia candidatura.

La sua nomina arriva in un momento di ripartenza per il Paese: che obiettivi si pone in questo primo periodo di direzione?

La prima cosa sarà capire che progetti il Comune di Gradara ha intenzione di mettere in atto e se questi progetti sono ancora in linea con le esigenze del turismo post-pandemico. A primo impatto non sembrerebbe che la frequentazione museale sia stata sconvolta dall’arrivo del covid. Certo, sono calati gli accessi e c’è l’assenza del pubblico scolastico, ma si pensa che si rientrerà nella norma. Noi comunque ci vogliamo interrogare su quali nuove attività mettere in essere, e vedere anche quali lavori saranno da intraprendere sulla struttura della Rocca.

Avete quindi intenzione di aprire nuovi spazi o di avviare operazioni di restauro?

Una serie di lavori permetteranno di recuperare alcuni spazi e renderli accessibili ai visitatori: ad esempio il secondo piano, occupato per ora in parte da uffici e in parte inutilizzato. Ma ci sono anche i depositi, che potrebbero essere visitabili. Non tutto è fruibile dai turisti, anche per questioni di sicurezza, ma contiamo di ampliare presto la superficie visitabile e anche di lanciare nuove attività nel Museo.

C’è un calendario di attività ed eventi estivi in cantiere?

Prima di parlare di questo dovrò vedere e confrontarmi con il Comune. Il mio obiettivo è quello di proporre una rassegna che sia il più varia possibile, quindi non solo il concerto che attira i grandi numeri, ma anche laboratori, attività letterarie, incontri culturali. C’è un gran bisogno di cose come queste nelle rassegne culturali di oggi.

La Rocca di Gradara si distingue per una grande offerta di servizi educativi. Pensa di puntare su questo per il suo primo periodo di direzione?

Certamente, la didattica nei musei è una cosa essenziale e che deve essere valorizzata al massimo, per due motivi: il primo è che l’attività di insegnamento è parte del nostro obiettivo finale. Conservare e mostrare per educare è la mission intrinseca nell’attività museale. Il secondo è il fatto che Gradara ha un appeal particolare sui giovani, di oggi e di ogni epoca. Il Castello di Gradara è il castello dei sogni, fa parte di un immaginario di cui vale la pena approfittare per avvicinare le nuove generazioni alla cultura.

About the Author

Guglielmo Maria Vespignani
Nato nel 1991 ad Ancona, sono cresciuto a Jesi e mi sono diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II. Laureato in Filosofia nel 2015 all'Università di Bologna, ho successivamente diviso la mia vita tra sport e impegno sociale.

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