Maksym sfuggito alla guerra ucraina, a Urbino ha ritrovato l’amico Francesco

Maksym e Francesco possono ridere di nuovo insieme
di ROSSELLA RAPPOCCIOLO e STEFANO SCIBILIA

URBINO – Maksym è arrivato a Urbino a fine gennaio con l’ultimo volo da Kiev. Il suo è stato un viaggio di sola andata dall’Ucraina per l’Italia. Viene da Jahotyn, una città ad un centinaio di chilometri dalla capitale. “Ho 23 anni e se fossi rimasto nel mio paese – ci racconta – ora avrei un fucile in mano per difendere la mia famiglia”. La sua è una delle prime storie di accoglienza nell’urbinate.

“Temendo lo scoppio della guerra in Ucraina, abbiamo contattato Maksym per evitargli il peggio” spiega Silvio Carboni che accolto nella sua casa il ragazzo. “Lo conoscevamo già perché è un amico di mio nipote e più volte, negli anni, era venuto qui da noi a Urbino”. Francesco, il nipote, anche lui di origine ucraina, è stato adottato quando aveva 13 anni. Ora ne ha 22 e ormai è italiano a tutti gli effetti, ma mantiene un profondo legame con il suo paese natale. “Io sto male per questa situazione – racconta rattristato – questa guerra è senza senso, ma ormai è avvenuta e deve finire al più presto”.

Silvio Carboni, zio di Francesco, ha ospitato Maksym fuggito dall’Ucraina

Un’amicizia, quella di Maksym e Francesco, che supera i confini, ma che ha una data di scadenza: il permesso per rimanere in Italia dura un anno. Dopo, si augura Maksym, la guerra sarà finita e potrà riabbracciare la sua famiglia che è rimasta in Ucraina. “Mia nonna e mia mamma non sono volute partire anche se Silvio le avrebbe ospitate, e anche mio fratello è rimasto per difendere il nostro paese. Ha 26 anni, faceva il pasticcere, ora invece si è offerto volontario come militare”. Anche Francesco è preoccupato per i suoi amici che sono rimasti in Ucraina: “Combattono e non sempre posso sapere come stanno. Alcuni sono morti, avevano al massimo 22 anni, come me. Uno di loro, un mio caro amico, un eroe, è il ragazzo che si è fatto esplodere per distruggere il ponte che collegava la Crimea al resto del paese così che le truppe russe non potessero passare”.

UCRAINA-URBINO – Le storie dal territorio e degli inviati al fronte

Per fortuna ora Maksym è in Italia già da un mese e mezzo, ma non ha ancora un lavoro. “Gli piacciono molto i lavori all’aperto: è molto bravo a lavorare il legno e a curare il giardino. Spesso mi accompagna per questi lavoretti, adesso però gli piacerebbe anche trovare un impiego” dice Silvio. In Ucraina, a dire il vero, era barista e non gli dispiacerebbe fare lo stesso anche a Urbino. “Per integrarsi nella comunità, Max avrebbe bisogno innanzitutto di un corso di lingua, anche se capisce già molto bene l’italiano” continua Silvio. “In generale  ci sarebbe bisogno di un percorso pronto per l’accoglienza dei profughi ucraini che comprenda un inserimento lavorativo e un supporto psicologico, oltre che un’integrazione linguistica”.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra e di terze parti maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi