Area Vasta 1, allarme guardie mediche. Il direttore: “I dottori scelgono di andare altrove”

La Casa della Salute di Montecchio di Vallefoglia
di GUGLIELMO MARIA VESPIGNANI

URBINO – La carenza di medici di base sta compromettendo la continuità assistenziale in provincia di Pesaro – Urbino. Nell’ultimo anno sono state sette le località in cui presidi di guardia medica hanno interrotto il servizio: Prima Fano e Mondolfo, poi Pesaro, Gabicce Mare, Gradara, Tavullia e Vallefoglia. Il comunicato pubblicato all’inizio della scorsa settimana dalla sezione provinciale del Partito comunista italiano, che sollevava la questione, trova riscontro nelle problematiche reali che gli amministratori stanno fronteggiando nel territorio urbinate.

A confermarlo al Ducato è il sindaco di Vallefoglia Palmiro Ucchielli, eletto con una lista civica di centrosinistra: “Abbiamo provato a sollecitare la Regione a trovare un modo per evitare di chiudere il presidio di guardia medica alla Casa della Salute di Montecchio. Abbiamo parlato con l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini e con l’assessore alle infrastrutture Francesco Baldelli – continua Ucchielli -, ma la Regione ha ugualmente deciso di chiudere la postazione”. La situazione crea disagi: Ucchielli riferisce che la gente è arrabbiata.

“Totale flop della Regione”

La serie di chiusure delle postazioni di continuità assistenziale è iniziata nella primavera del 2021, con i presidi di Fano e Mondolfo. Ed è proprio su questo che la consigliera regionale del Partito democratico Micaela Vitri, al telefono con il Ducato, punta il dito contro la giunta regionale: “Già da aprile 2021, dopo le prime due chiusure, c’era sul tavolo della Regione una proposta di modifica dell’Accordo integrativo regionale (Air): la sua revisione immediata avrebbe permesso di portare da subito lo stipendio per i medici di continuità assistenziale da 23 a 30 euro lordi l’ora, incentivandoli così a rimanere in Regione, invece di andare altrove, dove si guadagna di più”.

Ma la Regione non si è mossa subito; e questo, secondo la consigliera d’opposizione, ha creato “un effetto domino che ora pagano i cittadini. Quando ad ottobre erano state annunciate le chiusure dei presidi di Gabicce/Gradara e Vallefoglia – continua Vitri –, ho presentato un’interrogazione a risposta immediata in Consiglio regionale, che non ha avuto alcun seguito concreto. Il 21 dicembre, a seguito di un altro atto in Consiglio, Saltamartini mi ha risposto che stavano lavorando coi sindacati alla modifica dell’Air e che nel giro di una settimana avremmo avuto novità”.

E invece niente fino a febbraio, quando la modifica dell’accordo è stata firmata da Regione e sindacati, dando la possibilità alle Aree Vasta di portare il compenso dei medici di continuità assistenziale fino a 40 euro lordi l’ora. “Ma ormai i giochi erano fatti – commenta Vitri – e il peggio deve ancora venire: è impensabile che i soli pronto soccorso possano farsi carico delle migliaia di turisti che arriveranno in Provincia di Pesaro – Urbino quest’estate”. “Io sono molto preoccupata – conclude Vitri -: con il Pnrr avevamo delle grandi possibilità per rinforzare l’assistenza sanitaria territoriale, possibilità che stiamo buttando via a causa della sciatteria e dell’incompetenza di chi governa in Regione”.

Il direttore dell’Area Vasta Magnoni: “Non è un problema economico”

Di diverso avviso è il direttore dell’Area Vasta 1 dell’Azienda sanitaria unica regionale Romeo Magnoni, secondo il quale i motivi per cui la Regione non sta più riuscendo a garantire il servizio di guardia medica in molti comuni sono diversi, e non dipendono dalla politica.

“C’è un problema drammatico di carenza di medici – dice Magnoni – e non è dovuto alle decisioni della Regione. C’è chi, al di là della remunerazione, sceglie di andare a vivere altrove, dove ci possono essere altre opportunità. C’è chi si laurea qui, ma per la specializzazione deve andare da un’altra parte. E c’è anche chi parte perché ottiene borse di studio fuori Regione. Oltre a tutto questo, c’è un’ altra questione: l’incompatibilità. Per legge, chi presta un qualunque altro tipo di servizio per il Sistema Sanitario Nazionale non può, allo stesso tempo, svolgere anche il servizio di continuità assistenziale”.

“Va tolto il numero chiuso a Medicina”

Le incompatibilità non dipendono né dall’Asur né dalla Regione, bensì dal Sistema Sanitario Nazionale. “Ma se anche da domani levassimo la legge sull’incompatibilità risolveremmo il problema solo sul breve termine”.

Per Magnoni le soluzioni per trovare le risorse necessarie a ripristinare la continuità assistenziale sono solo due: “Togliere il numero chiuso per l’ingresso alle facoltà di Medicina – misura che però, anche se applicata domani, avrebbe effetto soltanto da qui a sei anni – e incentivare il rientro dei medici che sono andati in pensione, con agevolazioni fiscali o altre misure simili. Altrimenti non ne usciamo”.

About the Author

Guglielmo Maria Vespignani
Nato nel 1991 ad Ancona, sono cresciuto a Jesi e mi sono diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II. Laureato in Filosofia nel 2015 all'Università di Bologna, ho successivamente diviso la mia vita tra sport e impegno sociale.

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