Yana, da estetista a traduttrice: “Adesso aiuto le famiglie ucraine”

Yana Lebedeva con il marito Andrea
DI EMILIA LEBAN

URBINO – Yana Lebedeva ha 35 anni e gli occhi di un azzurro acceso. È originaria di Lugansk, una città dell’Ucraina sud-orientale, capitale dell’omonima autoproclamata Repubblica Popolare. Vive a Urbino dal 2019 e da una settimana ha un nuovo lavoro: è una mediatrice culturale che aiuta nell’accoglienza delle famiglie ucraine in fuga dalla guerra. Un lavoro che la occupa ufficialmente da appena qualche giorno, ma che ha svolto gratuitamente per tutto il mese di marzo, offrendosi come traduttrice per aiutare gli ucraini in arrivo a Urbino a destreggiarsi tra Asur, questura e ospedale.

“Non abbiamo paura della guerra. Ormai ci siamo abituati”

“Sento il dovere di aiutare i miei connazionali in difficoltà – dice Yana al Ducato – E poi mi piace l’idea di fare lavoro pratico”. L’abbiamo incontrata a Piazza della Repubblica, seduta al bar per un caffè in compagnia di suo marito Andrea, con cui vive a Urbino. Non è di molte parole, ma ha accettato comunque di condividere la sua storia, grazie anche all’aiuto del marito, che interviene in suo soccorso quando le parole non bastano.

In passato Yana ha lavorato come estetista, spostandosi da Kiev a Mosca. “Ci siamo incontrati per la prima volta nella capitale russa”, racconta Andrea. I due, in realtà, già si conoscevano da settembre 2018, quando avevano cominciato a scambiarsi le prime frasi sui social. Poi, si sono conosciuti dal vivo e Yana si è innamorata. È venuta in Italia nel 2019 con un visto da turista. “Ha fatto avanti e indietro dall’Ucraina fino a quando non ci siamo sposati, e da allora è rimasta definitivamente in Italia”.

Yana non ha dimenticato la sua famiglia a Lugansk: “li sento tutti i giorni, per fortuna stanno bene. So che è un po’ strano da dire – si confida – ma non ho paura per loro. E neanche loro hanno paura della guerra. È così dal 2014, ormai ci siamo abituati”.

Il lavoro da mediatrice culturale

Fino a qualche settimana fa, Yana seguiva un corso di italiano dell’Imab, specifico per il lavoro in fabbrica, mentre nel tempo libero si dedicava al giardinaggio e alla sua jack russel Lola. Poi, con lo scoppio della guerra, il comune di Urbino ha iniziato a contattare tutti i cittadini ucraini residenti sul territorio per conteggiare i possibili ricongiungimenti familiari con i rifugiati in arrivo. In quell’occasione Yana ha avuto modo di incontrare l’assessora alle politiche sociali di Urbino, Elisabetta Foschi, che è rimasta colpita dall’aiuto che la donna aveva dato alle prime famiglie ucraine approdate nella città ducale.

“Il lavoro di Yana come mediatrice culturale è venuto un po’ da sé – spiega Foschi al Ducato – Veniva ad aiutarci in comune quasi tutti i giorni, e così abbiamo deciso di formalizzare il rapporto di lavoro”. Ora Yana ha un contratto a tempo determinato, collegato all’ufficio migranti, e presta i suoi servizi da traduttrice e mediatrice culturale non solo a Urbino ma anche nei comuni circostanti.

“Per ora ho aiutato quattro o cinque persone – racconta Yana – Con loro non parlo mai dell’Ucraina. Non mi raccontano molto, ma si vede che sono preoccupati. Vogliono tornare là perché c’è tutta la loro vita, la loro casa e il loro lavoro”.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra e di terze parti maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi