Bollette, aumenti del 350%. Le aziende: “Ce la faremo”. Ma c’è la paura di chiudere

di BEATRICE GRECO

URBINO – Giacomo Dini ha l’aria di chi ne ha viste tante e ne ha superare altrettante. È uno dei soci di un’azienda meccanica di Pesaro, che ha alle spalle più di 30 anni di storia e, dentro la ditta, 16 dipendenti, molti dei quali rimasti fedeli per tutti questi anni. “Abbiamo passato la guerra del Golfo, l’attentato alle Torri gemelle, la crisi del 2008 e la pandemia. Ora speriamo di passare anche questa” dice Dini, mentre mostra le bollette degli ultimi mesi. A dicembre 2020 l’azienda consumava 20 mila chilowattora, pagando 3.744 euro. Oggi l’aumento è quasi del 350%: a luglio 2022 Dini ha ricevuto una bolletta da 15.368 euro per 26 mila chilowattora di consumo. “Avevamo fatto dei nuovi investimenti per quest’anno, comprando un nuovo macchinario e un altro capannone come magazzino – spiega Dini – ma questi aumenti in bolletta ci danno fastidio. Se riusciamo a chiudere il bilancio in pari è già positivo”.

Allarme bollette impazzite

“Da 400 euro al mese sono passata a 1000 euro”. È allarmata Monica, proprietaria di un piccolo panificio ad Urbino. L’attività è piccolina, familiare e a lavorare ci sono solo lei e il figlio. “Con questi prezzi facciamo fatica ad andare avanti. È davvero impossibile” dice, chiedendo allo Stato di intervenire. Per lei, oltre ai rincari, c’è stato anche un problema con i fornitori di gas, che le hanno cambiato contratto con un’escamotage. “Sono davvero arrabbiata, perché hanno sfruttato il mio essere poco esperta e con una nuova attività per fregarmi” confessa.

Adonella, proprietaria di un bar del centro di Urbino, attende con un certo timore la prossima bolletta. “Quella fatidica di cui si parla non è ancora arrivata, ma già la penultima è stata una bella botta. Non quadruplicata come dicono, ma era comunque il doppio rispetto a quella dell’anno scorso” spiega Adonella. Paura non ne ha e non teme di chiudere. “Ho sempre lavorato nel turismo, praticamente da quando sono nata. Sono della vecchia scuola, sono abituata a risparmiare fino all’osso e a lavorare tanto. Questa mentalità, in questo momento, premia”. “Ce la faremo” dice con sicurezza.

La paura della chiusura

A chi gli chiede se ha paura di chiudere, anche Dini risponde che ce l’ha sempre fatta e questa volta non andrà diversamente. Ma sono tanti gli imprenditori che, a questa domanda, non sanno cosa rispondere. “Molti se ne vergognano – ammette Moreno Bordoni, segretario territoriale Cna Pesaro-Urbino – la vivono come se fosse una loro colpa. Sono tutti spaventati e in stand by: hanno paura dell’arrivo delle bollette e, per quelli che le hanno già ricevute, è stato un vero e proprio shock”. Bordoni spiega che non è possibile far ricadere costi così maggiorati sugli utenti finali.

Maggiormente a rischio chiusura le imprese energivore e manifatturiere, perno del territorio. “E si spera che la chiusura sia solo temporanea” dice sottovoce Bordoni, che sottolinea come gli imprenditori si trovano ad affrontare anche un altro grosso problema: “Alcune aziende non hanno la sicurezza di avere gas e luce per il prossimo inverno. Per la troppa incertezza sui prezzi e sulle quantità disponibili, i fornitori di energia non si sbilanciano a rinnovare i contratti e le aziende si ritrovano in una situazione di completa instabilità”. Anche per questo l’appello di Bordoni al governo è davvero accorato: “Siamo in attesa di un decreto che deve essere tempestivo e immediato. Così come per la pandemia non c’è piano b e non si può aspettare oltre”.

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