Fgcult 2022: da Alien al museo egizio, nell’informazione il business vincente dev’essere ibrido

Fgcult 2022. Da sinistra, Annalisa Monfreda, Marco Gambero, Alessandro Avataneo, Giampaolo Colletti e Vincenzo Vita. Foto di Beatrice Greco
di SARA SPIMPOLO

URBINO – Le due Frida Khalo, l’estetica della generazione Z nella serie tv Euphoria e le sorprese del festival del cinema di Venezia. Sono alcuni dei contenuti che vengono indicizzati dalla piattaforma Hypercritic se si cerca la parola “cultura”. Una piattaforma che, spiega il suo curatore Alessandro Avataneo, “è stata fonte di cultura aperta e accessibile durante il lockdown, e vogliamo che resti così”.

Hypercritic è un esempio dei nuovi modelli di business dell’informazione culturale di cui si è parlato nell’omonimo panel all’interno della decima edizione del Festival di giornalismo culturale. Paywall, all free, vendita di prodotti complementari: i modelli da seguire sono tanti, ma su quale conviene puntare?

Nuovi modelli di business: quale funziona?

Secondo il professor Marco Gambaro, se il paywall funziona solo per alcuni big, e non su larga scala, anche il meccanismo del “ti faccio vedere una parte del cammello sperando che poi pagherai per vederlo intero” non è così remunerativo. “Molti oggi puntano sul modello ‘all you can eat’, da Spotify a Adobe – spiega il docente dell’Università di Milano – un metodo che ha già salvato l’industria musicale e sta cambiando quella televisiva. Gran parte dei ricavi, però, li lascia alle piattaforme”.

Fgcult 2022. Un foglio di appunti presi durante il panel. Foto di Beatrice Greco

Se per Gambaro bisognerebbe “smettere di tentare di copiare modelli di business di successo (dal Washington Post al New York Times) che non sono replicabili in Italia”, la giornalista Annalisa Monfreda racconta che da qualche mese sta tentando con la start up Rame – sulla finanza personale – l’innovazione “fresca ed energica” che non è riuscita ad apportare da direttrice di Donna moderna. “Ho fallito nella grande azienda”, ammette. E ora per lei la priorità è “monetizzare la community, prima ancora di capire dove voglio arrivare”.

Alien e il museo egizio di Torino

Il giornalista Vincenzo Vita, secondo il quale virtuoso è “il connubio tra tecnica e umanismo che c’era nella stagione di ingegneria targata Olivetti”, trova un alleato nello stesso Avataneo. “Immaginate l’impatto degli umanisti in un mondo progettato da ingegneri – si dice il professore della Holden – umanisti che altrimenti non troverebbero spazio. Un collaboratore di Hypercritic sono sei mesi che sta scrivendo un articolo su Alien. Come lo rendo sostenibile un progetto del genere? Devo far sì che quella che sta scrivendo sia la cosa più bella mai scritta su Alien“.

“Su Netflix ogni giorno si perdono dai 30 ai 50 minuti per scegliere e non fruire – continua Avataneo – noi abbiamo creato delle infografiche per misurare in dieci parametri l’anatomia di un prodotto cinematografico. Il fruitore risparmia tempo e vive un’esperienza diversa dal solito. Un esempio: prendo una serie Marvel ambientata in Egitto e la collego ai reperti del museo egizio di Torino. Offro a un ragazzino di Los Angeles che guarderà la serie uno scenario che non avrebbe scoperto altrimenti”.

Fgcult 2022. Alessandro Avataneo spiega il funzionamento di Hypercritic. Foto di Beatrice Greco

Il potere della condivisione

Inventiva, quindi, e condivisione. “Per una start up che fa informazione il ruolo della community è fondamentale – spiega Giampaolo Colletti, fondatore di Start up Italia, che racconta tutto ciò che accade nel mondo dell’informazione – è ciò che può fare la differenza”. Ma se per Monfreda la community è solo monetizzazione, per Colletti può essere il valore aggiunto anche culturale di una start up. “Il valore della competenza si deve legare al potere editoriale diffuso: bisogna cioè ricercare un equilibrio tra ascolto della community e proposte di pareri autorevoli su un tema. In questo incontro si può trovare il modello di business vincente, che è ancora tutto da esplorare”.

Il modello di business vincente? Uno non basta

Alla fine del dibattito si può dire che il modello più virtuoso forse non è quello che replica uno schema preciso difficilmente replicabile, ma quello che ibrida più modelli, dando vita a una propria sperimentazione unica e accattivante.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra e di terze parti maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi