“Raccontare la cultura”: al Salone del Libro di Torino un dialogo sui cambiamenti dell’informazione

di NICHOLAS MASETTI E GIACOMO PULETTI

TORINO – Il nostro territorio sta cambiando, e con esso stanno mutando le abitudini di informazione degli italiani, soprattutto tra i più giovani. È l’opinione condivisa da Lella Mazzoli, Giorgio Zanchini e Mafe de Baggis, che nello Spazio Marche del Salone Internazionale del Libro di Torino hanno partecipato alla presentazione del saggio “Raccontare la cultura. Come si informano gli italiani, come si comunicano i musei”, edito da Franco Angeli e curato dall’osservatorio News-Italia di Urbino.

Dal 2010 l’osservatorio analizza e descrive i cambiamenti nell’ecosistema dell’informazione nel nostro paese, con particolare riferimento a specifici prodotti culturali. L’incontro è stato coordinato da Sabina Minardi, responsabile cultura de L’Espresso, la quale, citando il Costitutio senese che nel 1309 imponeva ai governanti la salvaguardia della bellezza, ha sottolineato la cura con la quale ancora oggi si maneggia la cultura nel nostro paese.

A 200 anni della composizione de L’infinito, è ancora importante “sedere e mirare” per comprendere l’importanza della cultura nella vita delle persone, ed è necessario farlo adeguandosi anche ai tempi più rapidi dei social media.

“Il territorio è importante per poter comunicare la cultura – ha detto Lella Mazzoli, curatrice del volume – e in questo saggio si riporta ciò che gli italiani desiderano ricevere dalla cultura”. Il direttore dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino ha posto l’accento sul numero crescente dei festival presenti in Italia, sottolineando che la parola chiave di ogni manifestazione culturale dovrebbe essere “qualità”. Una qualità che deve essere necessariamente “popolare”, per raggiungere il maggior numero possibile di persone, anche sul web.

Mafe de Baggis, blogger culturale e digital media strategist, non crede alla vulgata secondo la quale tutto ciò che passa per i social a proposito di cultura sia negativo. “La maggior parte delle persone condividono i propri post in modo colto e intelligente – ha puntualizzato de Baggis – e lo fanno per rendere partecipi i propri ‘seguaci’ di ciò che stanno vivendo”. Attraverso i social possiamo osservare un museo a cielo aperto semplicemente seguendo le persone che raccontano con passione l’arte e le proprie visite a mostre o gallerie. Da qui è nata l’idea delle ‘invasioni digitali’, cioè invasioni pacifiche di spazi di cultura che poi vengono fotografati approfittando dell’effetto massa. “La pratica ha permesso di mostrare in rete tanti posti del nostro paese prima sconosciuti o non abbastanza famosi rispetto alle ricchezze contenute al loro interno – ha concluso la blogger – come il MArTA di Taranto.

Analizzando i dati presenti nel saggio, Giorgio Zanchini, giornalista di RaiRadio1, ha confermato l’importanza del web nella diffusione della cultura. “La cartografia dell’informazione è completamente cambiata rispetto a dieci anni fa – ha detto Zanchini – la televisione conserva una centralità ma la rete è cresciuta come fonte d’informazione culturale”. Tuttavia, rimane un problema d’autorità, in base al quale non è facile distinguere prodotto di qualità da altri scadenti. “Soltanto attraverso l’esperienza si arriva a capire chi vale la pena leggere, guardare o ascoltare – ha ammonito il conduttore di Radio anch’io – la rete è una possibilità straordinaria, ma occorre comprendere la presenza di nuovi filtri che servono a orientarsi in un mondo sempre più complicato”.

L’incontro è stata l’occasione per illustrare il tema del prossimo Festival del giornalismo culturale, coordinato quest’anno dall’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino. Il tema centrale sarà il viaggio, descritto da Mazzoli e Zanchini, codirettori del Festival, come “cifra identitaria del giornalismo culturale italiano”.

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