Ambera a processo con rito abbreviato per l’omicidio di Ismaele Lulli

Ismaele Lulli
di EMILIA LEBAN

URBINO – Da testimone dei fatti a imputata per concorso anomalo in omicidio volontario. Ambera Saliji, la ragazza che attirò Ismaele Lulli all’incontro con i suoi aguzzini, sarà processata con il rito abbreviato. Si è svolta questa mattina l’udienza preliminare che ha fissato la data del processo e in cui si sono costituite parte civile la madre e la sorella di Ismaele. “Abbiamo chiesto e ottenuto il rito abbreviato – fa sapere al Ducato Giovanni Chiarini, avvocato di Ambera – l’udienza si terrà il 22 settembre”.

Sono passati quasi sei anni dai fatti di Sant’Angelo in Vado, nel pesarese, quando Ismaele venne trovato morto in un dirupo. Assassinato. Il posizione di Ambera Saliji nella vicenda si è aggravata, passando da testimone al banco degli imputati nonostante la Procura di Urbino avesse chiesto per lei l’archiviazione. È stato il Gip a richiedere l’imputazione coatta per la venticinquenne macedone.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI

Il delitto risale al 19 luglio 2015. Ismaele Lulli, 17 anni, fu trovato con la gola tagliata e il corpo sfregiato dalle sevizie in un bosco di San Martino in Selva Nera, frazione di Sant’Angelo in Vado. I colpevoli, condannati con sentenza definitiva all’ergastolo per omicidio volontario, sono Igli Meta e Marjo Mema, due spacciatori di origine albanese.

Ismaele era in debito di 40 euro con Meta per una dose di droga ma, cosa ancora più grave, aveva avuto una relazione con la sua fidanzata Ambera Saliji. Secondo quanto è emerso durante il processo, dopo aver saputo del tradimento, Meta ha aspettò Ismaele alla fermata dell’autobus, lo convinse a salire in auto e, insieme al suo complice, lo portò nel bosco. Qui il ragazzo venne legato a una croce, torturato e, infine, costretto ad ammettere la relazione con Ambera. Ottenuta la confessione, Meta gli tagliò la gola con un coltello per poi gettare il corpo in un dirupo.

IL RUOLO DI AMBERA

Se all’inizio il ruolo Ambera sembrava marginale nella vicenda, è affiorato poi un nuovo elemento: ad attirare Ismaele nella trappola fu un sms, inviato dalla ragazza, che lo invitava a raggiungerla proprio a quella fermata dell’autobus. La stessa dove, invece, si presentarono i due assassini. Che fosse al corrente o meno delle intenzioni di Meta lo stabilirà probabilmente il processo. Ambera si è dichiarata fin da subito ignara dei fatti e senza mai smettere di sostenere il fidanzato. “Ti aspetterò”, disse quando Meta venne condannato all’ergastolo.

La procura di Urbino inizialmente aveva sentito la ragazza come testimone, senza indagarla per concorso in omicidio. È stata la Corte d’Assise di Pesaro a ordinare la trasmissione degli atti alla Procura di Urbino. La pm Irene Lilliu, nel dicembre 2019, aveva chiesto l’archiviazione. Respinta dal Gip che ha ordinato di processarla.

Secondo l’accusa di concorso anomalo, la giovane avrebbe potuto intuire le vere intenzioni di Meta, anche sulla base delle precedenti conversazioni con il fidanzato, anche se l’esito che si attendeva non era quello della morte di Ismaele. Ora Ambera, nonostante la riduzione di un terzo della pena garantita dal rito abbreviato, rischia comunque dieci anni di carcere.

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