Al via il Festival del giornalismo culturale. Nel segno di Dante, la lingua e la sua evoluzione

di REDAZIONE

URBINO – Si è svolta oggi la giornata d’apertura della nona edizione del Festival del Giornalismo culturale. Il tema di quest’anno è la “Divina cultura. La lingua e la sua difesa, da Dante agli ipersocial”. Il benvenuto al pubblico e agli ospiti è affidato al presidente Piero Dorfles e ai direttori Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini.

Il presidente Piero Dorfles apre il Festival soffermandosi sul protagonista di questa edizione, Dante Alighieri. La decisione del poeta di utilizzare per la sua opera il volgare anziché il latino riconosce al dialetto la capacità di incardinare lo spirito della nazione. “La lingua – dice Dorfles – non può limitarsi a descrivere l’esistente, ma illuminare, deve essere resa viva”.

Prima dell’inizio del Festival, nella Sala del Trono del Palazzo Ducale di Urbino, il saluto delle autorità. Il primo a prendere parola è il rettore dell’Università Giorgio Calcagnini, il quale dice di avere piena consapevolezza che la lingua sia in continua evoluzione, avanzando il quesito sul “come riusciremo ad arginare l’impoverimento dell’italiano? Lascio a voi studiosi la risposta”.

L’intervento successivo è del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che parla della cultura come elemento in grado di valorizzare i territori.

Si prosegue con il direttore della Galleria Nazionale delle Marche, Luigi Gallo, per il quale Dante è un “inventore di segni nuovi, di simboli”. Secondo lui, il poeta “ripensa gli spazi – che Galileo Galilei qualche secolo dopo tenterà di misurare – e lo spazio della lingua”.

Chiudono i saluti gli interventi dell’Assessora regionale alla cultura, Giorgia Latini, e del prefetto della provincia di Pesaro e Urbino, Tommaso Ricciardi.

Ad aprire l’FGCult è la lectio magistralis sulla lingua e il dialetto siciliano della scrittrice e insegnante Stefania Auci, autrice del romanzo storico di successo I Leoni di Sicilia e del secondo e conclusivo capitolo della saga dei Florio, L’inverno dei Leoni.

STEFANIA AUCI- “Scrivere e insegnare, due facce della stessa medaglia”

Auci traccia ritratti di differenti autori della sua terra, partendo da Andrea Camilleri e passando per Giovanni Verga, attraverso Luigi Pirandello e Leonardo Sciascia. L’uso del dialetto rappresenta in alcuni casi “una scelta d’amore”, in altri di disprezzo, o ancora un modo “chimico, per sperimentarne le commistioni con l’italiano”.

In seguito, lo Chiefs client officer di Ipsos Italia, Andrea Fagnoni, presenta i dei dati della ricerca Come si informano gli italiani. La difesa della lingua. Lo studio, condotto dall’Osservatorio News-Italia in collaborazione con Ipsos, indaga sui modi d’informarsi degli italiani, sull’evoluzione e lo stato di salute della lingua.

Nella discussione dei risultati, la direttrice Mazzoli afferma la necessità che la lingua “viva contraddizioni e conflitti”. Gli asterischi e la schwa utilizzati alla fine delle parole rappresentano, in quest’ottica, “la modifica della lingua per rispondere a esigenze che la società sottolinea”. Non si risparmia una critica ai media contemporanei, i quali sembra “abbiano perso il loro ruolo di mediatori”.

Ruolo di mediatore che oggi, secondo il professore dell’UniUrb  Giovanni Boccia Artieri, professore dell’UniUrb, “passa agli influencer”, come tiktoker o instagrammer. Se è vero che la lingua muta nel tempo, il professore trae la conclusione che questa vada “lasciata cambiare. Anche l’imbarbarimento, in questo modo, può diventare arricchimento”.

Chiude la discussione l’intervento del giornalista Alessandro Zaccuri.

La prima giornata del Festival si è conclusa nella Stanza delle cucine, dove il giornalista Carlo Cambi e gli albergatori-ristoratori Massimo e Paolo Biagiali hanno affrontato il tema delle Parole del cibo.

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