Da Achille a Kubrick, docenti Urbino presentano “Il racconto delle armi”

di ENRICO MASCILLI MIGLIORINI

URBINO – E’ stato oggi finalmente presentato nella sala Incisori del Collegio Raffaello a Urbino Il racconto delle armi, dei professori dell’università di Urbino Tommaso di Carpegna Falconieri e Salvatore Ritrovato. Il progetto nasce nel 2019 e il libro esce per Il Mulino nel 2021 nell’intento di aprire uno spazio di discussione interdisciplinare su questi strumenti di morte. Ma la presentazione viene sempre rimandata: Non sapevamo davvero più se farla o meno”, scherza il professor Ritrovato davanti a una stanza piena di studenti e curiosi. Il professor Di Carpegna Falconieri è collegato via remoto.

Il testo raccoglie 16 articoli, con un’introduzione di Alessandro Barbero: suddivisi in quattro sezioni, raccontano la storia di questi oggetti, che spesso nel tempo di sono “straniati”. Così, si passa  dalla descrizione dello scudo di Achille agli scavi archeologici dell’Alto Medioevo, dalla mitologia norrena alle armi giocattolo passando per il duello e Stanley Kubrick.

Il Ducato ne ha parlato con il professor Ritrovato.

A un anno dalla pubblicazione questa presentazione in tempo di guerra sembra forse dare un altro significato a questo libro?

Sì e no. Nel senso che la guerra in Ucraina (che non è l’unica guerra sul nostro pianeta: qualcuno dice che ve ne sono almeno altre trenta; e nel 2019, quando organizzammo il convegno, non si stava meglio) ci rende giustamente più sensibili all’argomento delle armi, considerata la vicinanza del conflitto e le irrimediabili ripercussioni socio-economiche che esso avrà nell’immediato. Tuttavia noi riteniamo che l’argomento delle “armi” vada affrontato senza timori, per non ingabbiarlo in tabù. Affrontato con quel rigore e quella libertà che ogni metodo, sia di area scientifica, sia di area umanistica, impone. Le armi non sono soltanto strumenti di morte, ma anche elementi imprescindibili di ‘narrazione’ della nostra storia, perfino di miti fondativi, ma sono anche ‘cose’ ormai inerti, magari fuori uso, inutilizzabili, che possono essere esposte nei musei e diventare oggetto di riflessione, nonché di “consumo” turistico. La nostra aspirazione alla pace non può non passare attraverso la conoscenza delle armi che la negano.

Come si inseriscono Federico da Montefeltro e Urbino nel ‘Racconto delle armi’?

Federico da Montefeltro è l’immagine dell’uomo d’arme che dimostra però anche una grande tempra di uomo politico aperto al sapere e alla cultura. Un filosofo sosteneva che non basta vincere una guerra, bisogna saper organizzare la pace; ecco, possiamo dire che Federico si è investito, a buon diritto, di questo compito, senza rinnegare il suo passato, e quel famoso ritratto di Berruguete, in cui compare come un ‘lettore’ vestito di corazza e munito di spada apre uno spazio ossimorico di riflessione sulla sua figura che attraversa non solo un’epoca, ma paradossalmente un’intera cultura.

Quali armi di oggi potrebbero ritrovarsi ‘straniate’ nell’uso un domani, al pari degli esempi del volume?

Non è facile rispondere a questa domanda, perché lo ‘straniamento’ è uno strumento di assimilazione culturale esposto a numerose variabili. Il primo straniamento cui si espone ogni arma è quello di ritrovarsi esposta in museo, arrugginita o malconcia, o magari mai adoperata, ancora intonsa, sotto i riflettori di una teca, con tanto di didascalie e spiegazioni. Vi si soffermano gli occhi dello spettatore che si chiede come potesse funzionare. Ma quali sono le variabili adatte a trasformare un temibile oggetto in una cosa inoffensiva? E’ su questo che bisogna lavorare: mettere a nudo le armi, terribili ma poveri prodotti di una specie – quella umana – che non può pretendere di decidere le sorti del pianeta.

About the Author

Enrico Mascilli Migliorini
Irpino innamorato del mare parlo solo e volentieri di musica. Nasco nel 1994 e mi laureo in Storia con una tesi sulla censura e il primo catalogo dei libri proibiti nella triennale a Firenze. Nella tesi di laurea magistrale a Bologna studio il popolo rom, detto zingaro, diventato parte integrante della mia vita soprattutto grazie al progetto CNR-UE Municipality 4 Roma.

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