Diritto all’aborto, nelle Marche obiettori 7 medici su 10. Ma Urbino fa eccezione

di ALICE TOMBESI E DAVIDE FANTOZZI

URBINO –  L’Italia ha ancora problemi con la legge 194, che ha depenalizzato l’aborto. La norma che entrava in vigore 44 anni fa, il 22 maggio 1978, rendeva possibile l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) entro i primi 90 giorni di gestazione. Ancora oggi, però, sono 31 le strutture sanitarie (24 ospedali e 7 consultori)  che contano il 100% di obiettori di coscienza tra ginecologi, anestesisti, infermieri o Oss (operatori socio sanitari). Molte donne sono costrette a rivolgersi ad altre strutture che non siano l’ospedale di riferimento o, nei casi peggiori, a dover cambiare regione. È il quadro che emerge dall’indagine di Chiara Lalli e di Sonia Montegiove resa nota con l’Associazione Luca Coscioni, con dati del ministero della Salute.

Una nuova indagine del movimento transfemminista Non una di meno ha fotografato la situazione, richiedendo via pec i dati ai singoli ospedali o Aree vaste. È emerso che in Italia 7 medici su 10 si rifiutano di praticare l’Ivg. Nelle Marche la percentuale dei ginecologi obiettori è del 71,2% (57 su 80, escluso l’ospedale di Ancona che non ha risposto), in linea con la media nazionale. Ma ci sono un paio di eccezioni: Urbino e San Benedetto del Tronto.

Urbino conta ‘appena’ il 40% di ginecologi obiettori (4 su 10). Un quadro comunque peggiorato rispetto ai dati Istat del 2017, quando contava solo due obiettori su 10. Tutt’altra situazione nel caso dell’ospedale di Fermo. Se una donna volesse interrompere la gravidanza, non troverebbe un medico disposto a garantirle questo diritto. La struttura, infatti, conta il 100% di ginecologi obiettori, erano 12 nel 2017, 10 del 2020. Stessi numeri agli Ospedali Riuniti di Jesi: lì, su 10 ginecologi, tutti si rifiutano di praticare l’aborto.

San Benedetto del Tronto al 2020 regge il confronto con Urbino: sei ginecologi su dieci praticano interruzioni di gravidanza. Se si allarga però il campione a parte della provincia di Ascoli Piceno, gli obiettori sono il 55% (11 su 20): questo perché nell’ospedale Mazzoni gli obiettori sono pari al 70% (7 su 10). Macerata e Civitanova Marche, considerati insieme nella raccolta Istat del 2017, contavano l’80% di obiettori (16 su 20). Percentuale ridotta nel 2020 al 71,4 % (15 su 21). In particolare, il 69,2 % a Macerata (9 su 13) e il 75% (6 su 8) a Civitanova.

I numeri degli obiettori nelle Marche, dati Istat 2017

“I dati, però, non sono sempre attendibili – spiega Ylenia Gironella di Non una di meno – non tutti i ginecologi che sono favorevoli all’aborto poi eseguono realmente le interruzioni di gravidanza: in alcuni ospedali possono eseguire solo ecografie, in altri, pur non essendo contrari all’aborto, non hanno gli strumenti per effettuare l’Ivg. La percentuale di ginecologi non obiettori di coscienza, dunque, deve essere ulteriormente ridotta”.

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