Gli artisti alla corte del Duca Federico tornano a Urbino “crocevia delle arti”

di DAVIDE FANTOZZI

URBINO – Il dubbio sul valore della mostra “Urbino crocevia delle arti” a Palazzo Ducale dura il tempo dell’ingresso. Sulla parete di fronte ai drappi scuri che separano il cortile interno del Palazzo dalla prima sezione (su sette) dell’esposizione, trova posto la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca. Si comincia subito bene, ma la decisione non è solo scenica. Il percorso dei visitatori comincia con la ricerca del bello nella prospettiva, nella giustapposizione di linee esatte che muovono lo sguardo lungo percorsi già decisi. Come se l’autore volesse dire: “Ehi, guarda qui. Sì, proprio qui, dove ti sto indicando”. Piero della Francesca rappresenta la figura cardine alla corte di Federico da Montefeltro, quando quest’ultimo diventò Duca. Il resto dell’esposizione racconta ciò che volle realizzare attraverso gli artisti chiamati alla “città in forma di palazzo”.

Piero della Francesca, Flagellazione di Cristo (1452 ca.)

Federico fu Duca di Urbino per appena otto anni, dal 1474 al 1482. “Un soffio” commenta uno dei curatori della mostra, Giovanni Russo. Eppure, in un lasso di tempo effimero, riuscì a dare forma alla sua visione d’avanguardia, mettendo insieme l’arte della guerra e quella visuale e architettonica. La caratura degli artisti convocati a Urbino rappresenta il punto di vista che si sposta, mirando alla tridimensionalità. L’occhio dello spettatore può essere libero di vagare sulla superficie dell’opera e trovare comunque qualcosa su cui soffermarsi. La pittura fiamminga come obiettivo da perseguire e provare a superare. Attraverso i lavori di Pedro Berruguete e Luca Signorelli, nomi importanti per lo snodo della mostra, ricercando la bellezza nei dettagli. Coprotagonista dell’esposizione è però Francesco di Giorgio, “architettore” del Duca e colui che concluse la costruzione del Palazzo Ducale.

I ritratti di Guidubaldo da Montefeltro, di Bartolomeo della Gatta a sinistra (1478) e Luca Signorelli (1450)

Russo, insieme ad Alessandro Angelini e Gabriele Fattorini, ha lavorato a questo progetto per due anni. “La mole di lavoro è stata immensa, ma ne è valsa la pena” afferma con gli occhi lucidi, protetti dalla penombra che c’è nella sala. Sono 77 le opere che dal 23 giugno fino al 9 ottobre hanno trovato casa comune a Urbino, in onore del Seicentenario della nascita del Duca Federico. I lavori raccolti vengono da 39 prestatori differenti, un terzo dall’estero, ed è addirittura “la prima volta che alcuni di questi sono l’uno accanto all’altro”, continua Russo.

Tra questi, due bassorilievi in bronzo di Francesco di Giorgio: Flagellazione di Cristo (1475-1480) e Compianto del Cristo morto (1475 ca.), provenienti rispettivamente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia e dalla chiesa di Santa Maria dei Carmini di Venezia. Sul Compianto Russo si sofferma un attimo, addolcendo le rughe di espressione che ha sulla fronte. “È un bronzo potentissimo, perché è uno dei primi lavori che di Giorgio ha fatto per il Duca e si collega a molte altre piastre successive”. Il bassorilievo fu “trafugato in età napoleonica e torna a Urbino dopo più di 200 anni”.

Francesco di Giorgio, Compianto del Cristo morto, dettaglio (1475 ca.)

Nelle sette sezioni che compongono l’esposizione trovano posto quadri, abiti, libri, monili e sculture. Davanti a una di queste c’è Andrea, venuto da Genova insieme alla madre, Grazia. “Siamo stati fortunati a venire qui proprio mentre c’era questa mostra”, dice Andrea con una non troppo celata inflessione francese. “Il territorio è ricchissimo, Urbino sorge su una miniera d’oro, ma andrebbe valorizzata di più”, continua. Gli fa eco la madre, per la quale la città “avrebbe tanto da offrire, ma deve farlo sapere a tutti. Serve maggiore pubblicità”.

I dati delle visite a Palazzo Ducale non sono ancora disponibili, spiega Russo, ma dovrebbero arrivare alla fine di luglio. Nel frattempo, il curatore lancia l’invito ai turisti: “La qualità dei lavori merita la visita. Presto o tardi tutti moriremo, almeno prima riempiamoci gli occhi di cose belle!”.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra e di terze parti maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi