Aufreiter lascia la direzione della Galleria delle Marche. “Con la riforma Bonisoli non sono più la persona adatta”

di LINDA CAGLIONI

URBINO – Da una finestra incastonata nell’arco che si appoggia a Palazzo ducale e che si apre sul Pincio squilla incessante un telefono. È il cellulare di Peter Aufreiter, il direttore della Galleria nazionale delle Marche. Ha appena dichiarato che non ricoprirà più il suo incarico a partire da novembre. Sta affacciato alla finestra mentre dialoga con il suo interlocutore, sullo sfondo un mobile bianco, sul davanzale riposa un micio chiazzato di grigio.

“I giornalisti sono insistenti – dice una volta sceso in strada, con un sorriso paziente e due cellulari in mano– eppure il fatto che io voglia lasciare non è una notizia così grande. I musei sono come aziende, le cose cambiano. Con la nuova strategia di Bonisoli, non mi sento più adatto a ricoprire questo ruolo. Semplice”.

Dei tanti passaggi tecnici presenti nella bozza di riforma de‏l ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, il nodo cruciale è la volontà di limitare la libertà di movimento di diversi musei autonomi (che, tra l’altro, passerebbero da 22 a 19). Proprio questo punto ha convinto Aufreiter a rinunciare alla sua permanenza a Palazzo ducale. Anche se, in realtà, erano diversi mesi che si guardava intorno, in cerca di un’altra collocazione. “Ho cominciato a muovermi un anno prima della scadenza naturale del mio contratto, che avverrà a novembre. Ho mandato candidature in Inghilterra, in Germania, in Austria. Perché sentivo che sul mio ruolo c’era troppa incertezza, tante persone qui in Italia pensano che i musei debbano essere gestiti da italiani. Non potevo permettermi di scoprire quest’estate se sarei stato riconfermato o meno”.

Così, il direttore austriaco di 44 anni che dal 2015 dimora a Palazzo ducale con la sua famiglia – una moglie e due figli di 9 e 13 anni – a novembre lascerà Urbino per stabilirsi a Vienna, dove prenderà le redini del museo della Tecnica (Technischen Museums), a partire dal 1 gennaio 2020. “Forse sarebbe stato diverso se già lo scorso inverno avessi saputo che sarei stato riconfermato. La riforma Bonisoli comunque mi porta a credere che non sono più idoneo al 100% a ricoprire l’incarico”. Senza livore né astio nei confronti del Ministro, s’intende. “Quello che mi aveva spinto a candidarmi per questo posto nel 2015 era la riforma culturale del ministro Dario Franceschini, che puntava all’autonomia dei musei. Io e i miei colleghi eravamo felici di partecipare al grande passo compiuto dall’Italia. Il provvedimento Bonisoli, invece, rinforza la centralità di Roma. E con questa nuova strategia è giusto che a Palazzo ducale arrivi qualcun altro. Un italiano – conclude Aufreiter – con più dimestichezza di me nella pubblica amministrazione, più preparato a portare avanti questa riforma. Io quello che so fare l’ho fatto”.

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