Raffaello, il Rinascimento, la crescia. All’ombra dei torricini scoppia l’amore dei turisti per Urbino

di LINDA CAGLIONI e MARCO FERRARI

URBINO – Macchine fotografiche, marsupi stretti alla vita e cartine stropicciate in tasca: sono i turisti che camminano per i vicoli del centro storico di Urbino, lo sguardo non è fisso sul cellulare ma intento a cercare e catturare la bellezza. E la bontà. C’è chi resta colpito dai torricini e chi dalla croccantezza della crescia sfogliata. Chi preferisce godersi la città ducale in religioso silenzio, e chi, ancora, è ben disposto a condividere le impressioni di un luogo dove si respira aria di Rinascimento. Vengono da tutta Italia e da tutto il mondo, dal Texas alla Germania, ognuno di loro nota una cosa diversa. Su una cosa, però, tutti sono d’accordo: a Urbino non si può restare indifferenti.

Kaija Kruger, 19 anni, di Monaco, cammina accanto a sua nonna lungo via Vittorio Veneto. Scruta i locali artigianali del centro e spiega che ad attirarla nella città ducale è stato il potere del web. “Io e la mia famiglia stiamo girando il centro Italia. Abbiamo deciso di fare una tappa anche qui a Urbino, perché in rete è il luogo che tutti dicono essere imperdibile”.

Pierluigi Minghetti e Gloria Negri hanno 63 e 65 anni e sono della provincia di Mantova. Dopo aver passato la mattinata a visitare il Palazzo Ducale, fanno una piccola sosta sulle panchine che costeggiano la Piazza del Duca, cercando un luogo all’ombra dove ripararsi. Lui ha la passione per la pittura: “Le pareti di casa mia sono piene dei suoi quadri”, racconta ridendo la moglie. “Ho replicato tutti i maestri – interviene lui- ma quello che ho visto qui dentro è inimitabile. La Muta di Raffaello, per esempio, è qualcosa di incredibile: la filigrana del gioiello che indossa, o i tessuti dei suoi abiti, di cui si può persino intuire la trama, sono qualcosa di unico”. “E poi lo studiolo – riprende la parola la moglie- sembra un progetto di Leonardo per quanto è perfetto”.

Victoria Villasenar, 20 anni, Texas. Seduta con le compagne di studi proprio fuori da Palazzo ducale, racconta che ciò che più l’ha colpita della città è che “qui tutto è fatto a mano, c’è un sacco di attenzione all’artigianato. Urbino è un luogo che permette di immergersi nella storia rinascimentale. E ammetto che anche mangiare, qui, è un vero piacere”.


Christian Muller è un tedesco di 36 anni, originario di Monaco, ed è in vacanza con la sua famiglia e un gruppo di amici. “Abbiamo letto che questa è una delle poche città che non sono state distrutte da qualche architetto moderno, e così abbiamo scelto di visitarla. Tanti luoghi incantevoli ormai hanno perso la loro autenticità. Venezia, ad esempio, ormai sembra Disneyland: non ci si trova più nemmeno un veneziano. Qui invece si respira un’aria diversa, non ci sono macchine e i bambini possono correre liberamente dove vogliono senza mettersi in pericolo”.



Elisabetta Guidi
è un’impiegata di 53 anni. “Qui a Urbino si respira l’arte – racconta al Ducato– ma il saliscendi dei suoi vicoli è un po’ fastidioso. La cosa migliore però è la crescia: me la sogno anche a Torino!”.

Kris Saccuzzo ha 62 anni ed è pensionata. Venticinque anni fa venne a Urbino per la prima volta durante la sua luna di miele. Oggi ci torna passeggiando mano nella mano con lo stesso compagno di allora.

John Le Goff è a Urbino per lavoro, ma non si tira indietro quando c’è da andare in esplorazione. Ha 33 anni ed è originario di Saint-Brieuc, in Francia. Ha trovato alloggio in un Bed and Breakfast poco lontano dal centro, in campagna. “Io non sono uno di quei turisti che si chiudono nei musei. Mi piace piuttosto andare in giro, parlare con le persone, capire come vivono. L’altro giorno ad esempio, ero in visita a San Marino di Urbino. Ho incontrato un paio di persone fuori da una chiesa e abbiamo fatto amicizia. Mi hanno invitato a bere con loro e a visitare la loro fattoria. Ho persino assaggiato i formaggi di loro produzione: assolutamente fantastici!”.

Cheyenne Stroope, 19 anni, è una studentessa che viene dal Texas: “Sono in questa città da un mese, sto partecipando a un programma sul Rinascimento”. E anche se è in terra urbinate da poco tempo, i giorni trascorsi qui sono stati sufficienti a farle notare che “ci sono paesaggi che non potrei mai vedere in Texas. Per me questa città è stata una vera e propria sorpresa”.

Rosanna e Giovanni Soldati sono due anziani del Canton Ticino, entrambi pensionati da poco, dopo una vita passata a insegnare alle scuole elementari. Lui è anche uno scrittore, ma quando gli si chiede di improvvisare “qualcosa di poetico su Urbino” si mette a ridere e declina rispettosamente l’invito. “Di Urbino avevamo letto soltanto sui testi di scuola, ma finora non ci eravamo mai stati. È diversissima da Gubbio o da Assisi. Li il centro storico è tutto costruito in pietra, invece qui il materiale per eccellenza è il mattone. Non sappiamo ancora cosa visitare – confessano indicando un dépliant dove sono indicati i principali monumenti della città- ma per ora ci ha stupito il dinamismo dei giovani che frequentano la piazza. È pieno di studenti e, per noi che siamo ex insegnanti, l’entusiasmo dei giovani non ha prezzo. La gioventù è vita”.

Jeremy Cair ha 28 anni e, come molti altri turisti, anche lui ha attraversato l’oceano per arrivare a Urbino. Infatti viene da Philadelphia. Fa il musicista ed è in città per seguire un progetto musicale. A domanda diretta “cosa ti è piaciuto maggiormente della città”, risponde ridendo senza tentennamenti: “i suoi bar!”.

Nicoletta Lops e Mario Valente camminano mano nella mano lungo via Valerio. Si guardano attorno con attenzione. “Scusi, conosce un posto dove si mangia bene?”. Sono due coniugi che vengono da Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani. E Urbino è tra le tappe del loro tour marchigiano, durante cui hanno toccato anche Pesaro, Fano, Gradara. “Restiamo solo per oggi. Al momento abbiamo visitato solo Palazzo ducale. I quadri di Raffaellino del Colle valgono da soli il prezzo del biglietto”. Dopo aver riempito lo stomaco assicurano di voler fare una tappa anche alla Casa del pittore urbinate.

Michele Palumbo, 60 anni, originario di Manfredonia, si gode la sosta appoggiato ai muri di Palazzo ducale. Più che nei panni di turista è qui nei panni di padre premuroso. Anche se si potrebbe dire che è un mix di entrambe le cose. “In questo momento sto aspettando che mia figlia finisca l’esame, studia psicologia clinica. Ma ho visitato Urbino tanti anni fa. Da allora – confessa – non ho mai più dimenticato la crescia”.

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