Urbino teatro urbano, uno “straordinario successo” per il direttore artistico. “La città ci riconosce”

Il pubblico di Urbino teatro urbano assiste allo spettacolo
di BEATRICE GRECO

URBINO – “Straordinariamente bene”: così è andato il festival Urbino teatro urbano conclusosi sabato scorso. A dirlo al Ducato è Michele Pagliaroni, direttore artistico di Utu e del Centro teatrale universitario, che ora – con l’iniziativa #piazze – porta il festival urbinate in tour per le piazze marchigiane. “La città inizia a ricordarsi di noi, i residenti incominciano a seguirci e a farci richieste. Gli anni scorsi eravamo ‘Urbino teatro urbano’, ora siamo diventati per tutti ‘quelli di Teatro Urbano’. Un segno di riconoscimento, mentre il teatro torna a essere luogo d’incontro”.

Un festival sold out

“Abbiamo fatto il tutto esaurito tutte le sere – ha detto Pagliaroni -, con 250 posti per ogni spettacolo sempre occupati. Un totale di almeno mille persone a cui si devono aggiungere 90 spettatori che hanno assistito alla residenza artistica al Teatro La Vela“. Una grande partecipazione che ha visto anche la presenza fissa di 150 ragazzi che, per dieci giorni, hanno abitato e vissuto la città e hanno frequentato i corsi di formazioni gratuiti previsti da Utu. “Qui si parla sempre di turismo mordi e fuggi, ma la formazione, che è da sempre vocazione dell’arte, può diventare un volano turistico molto importante” ha affermato Pagliaroni.

Utu: un investimento per la società e non solo

Ad aver investito su Urbino teatro urbano è il comune di Urbino, insieme con alcuni sponsor. “Abbiamo osservato che, con l’edizione dell’anno scorso, per ogni euro investito dal Comune, ne sono rientrati tre nell’indotto della città”, ha affermato Pagliaroni. Ma a sostenere le spese del festival – come il pagamento di artisti e tecnici e le relative spese di ospitalità – c’è il ricavato della vendita dei biglietti, “venduti a un prezzo popolare, in modo che chiunque possa permettersi di andare a teatro”.

Il festival diventa poi un vero e proprio “percorso professionalizzante” per gli studenti che prendono parte alla sua organizzazione. “Sono circa 40 gli studenti che quest’anno hanno partecipato a Utu e che accompagnano le attività del Ctu anche durante l’anno” – ha detto il direttore artistico, nominandone alcuni come un padre fiero dei propri figli. “Tra i nostri pinguini, così li chiamiamo, qualcuno è volontario – ha spiegato -, altri invece vengono pagati grazie a fondi che riusciamo a ottenere dalle nostre attività”. Si tratta dei veterani del festival – i “pinguini senior” – che pian piano hanno ottenuto responsabilità importanti. “Penso sia giusto che venga riconosciuta la professionalità che i nostri studenti raggiungono pian piano. Se non lo facciamo noi come università, chi lo deve fare?”.

Il teatro: luogo d’incontro e condivisione

È soddisfatto il direttore artistico di Urbino teatro urbano, nell’analizzare l’andamento e la partecipazione al festival. “Gli urbinati sono i primi a seguirci, ma metà del pubblico è composto da studenti. Si compie così la nostra ambizione iniziale: far ritrovare in comunità cittadini e studenti. L’idea alla base del festival – ha spiegato – è di creare un’idea di comunità, che al momento manca. Manca il rapporto vero tra cittadini e studenti. Noi lavoriamo perché si possa creare un rapporto di curiosità e apertura reciproca, permettendo a chi non è di Urbino di sentirsi parte di qualcosa”.

In quest’ottica si inquadra anche l’attività del Centro teatrale universitario, promotore di Utu, che da poco è stato riconosciuto come attività di terza missione dell’Università: “Si tratta di tutte quelle attività di studio e ricerca che non si chiudono all’interno dell’ateneo, ma che hanno ripercussioni importanti per la città e la società in cui si inseriscono” ha spiegato Pagliaroni. Non solo ricerca, ma anche corsi di teatro, laboratori per le scuole, produzione e vendita di spettacoli e una collana di libri scientifici animano il Ctu e lo sostengono.

“Stanno nascendo diverse collaborazioni interessanti con enti nazionali e internazionali – ha aggiunto Pagliaroni -. Stiamo collaborando con l’ Académie internationale des Arts du Spectacle, con Amat (Associazione marchigiana attività teatrali) e con altri festival di Urbino. Mentre speriamo che continui il rapporto con Palazzo ducale, dove abbiamo chiuso il festival”. In conclusione, “Tutto ha un senso quando ti accorgi di aver lasciato più vita di quella che hai preso”.

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