Inviati di guerra con elmetto e taccuino. “Così raccontiamo l’invasione russa”

URBINO – Decine di giornalisti sono partiti per raggiungere l’Ucraina, i confini con Polonia e Romania, per la Russia, con l’obiettivo di documentare e raccontare il conflitto. Un’impresa per nulla facile, dietro cui si nascondono difficoltà, paure, dubbi del mestiere e poi sirene, allarmi antiaerei e perquisizioni della polizia. Tra gli inviati anche due ex allievi dell’Ifg, Leonardo Zellino e Giammarco Sicuro: i loro primi passi li hanno fatti scrivendo su questo sito.

Nelle parole di tutti si ritrovano le storie che hanno ascoltato, i volti che hanno visto. Volti distrutti, impauriti, di chi scappa dalle bombe. Ma per raccontarli bisogna soppesare bene ogni parola, non scadere nel sensazionalismo. Bisogna trovare i contatti, le fonti, sapere come muoversi. Bisogna avere paura, ma senza che sia lei a guidarti. Bisogna muovere ogni passo con cautela.
Sono questi i segreti degli inviati di guerra, questo è il mestiere del giornalista. Il Ducato ha raggiunto sette di loro. Ecco le storie che ci hanno raccontato.

Zellino (Tg2): “I militari ucraini pensavano fossimo infiltrati russi”

Sicuro (Tg2): “Qui a Mosca si rischia anche per un fiore”

Farnè e Nicois (RaiNews): “La sirena suona ogni giorno. E la resistenza attende i carri armati”

La Venia (Tg1): “Qui a Leopoli i bambini fanno la chemio nei bunker”

Cappon (Rai3): “Le storie dei profughi, da raccontare con rispetto”

Zunino (La Repubblica): “La paura e la gentilezza. Così racconto le storie al confine ucraino”

Nicolosi (Micromega): “Difficile muoversi, le fonti sono fondamentali”

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