Nubifragi Marche, Cantiano: “Tanta solidarietà, ma la buona volontà non basta”

di GUGLIELMO MARIA VESPIGNANI

CANTIANO – “È inutile prenderci in giro, era impossibile prevedere una cosa del genere. Ma ora che viene il difficile, non siamo pronti ad affrontarlo”. Tra le vie del borgo, ricoperte di fango e melma, e i mezzi della Protezione Civile delle Marche – ma non solo – e dei Vigili del Fuoco, a Cantiano la solidarietà dei volontari, della gente del posto e di quelli che vengono dai comuni limitrofi si scontra con gli enormi problemi di organizzazione dei soccorsi, emersi nel tentativo di riparare a un danno che, non lo si può nascondere, è più grande del previsto. Quasi ingestibile.

Poca organizzazione

Attorno mezzogiorno in Piazza Luceoli, nel via vai di persone e volontari organizzati, incontriamo Tiziana e suo marito Paolo (due nomi di fantasia). Coperti di fango fino al collo, ci raccontano la confusione che loro, da abitanti del borgo, hanno potuto riscontrare nel coordinamento delle forze impegnate sul campo. Lo straripamento del Fiume Burano di giovedì sera ha portato via vite umane e fatto danni che, al momento, sono incalcolabili: e ora viene il difficile. “Di mezzi di soccorso ne sono arrivati tanti, subito e pieni di persone stracolme di buona volontà – racconta Tiziana – ma varie volte, quando abbiamo chiesto aiuto, siamo stati rimbalzati da una parte all’altra: dagli uffici del Comune al Centro operativo comunale, e poi di nuovo altrove. Dopo due giorni dalla nostra segnalazione ci hanno addirittura detto che il nostro fascicolo non risultava registrato”. Anche le testimonianze ascoltate dal Ducato nelle prime ore dell’emergenza erano di lamentela da parte di cittadini per la scarsa organizzazione dei primi soccorsi. Difficoltà che ora, osservando una piazza in piena ed efficiente attività per ripulire Cantiano dal fango, sembrano superate.

L’ALLUVIONE – Le storie dai comuni colpiti

Tiziana e Paolo abitano accanto al fiume: la piena di giovedì sera ha distrutto il muro d’argine accanto al cortile, ha trasportato il fango e l’acqua in giardino, e poi dentro casa, dove l’acqua è arrivata a un metro di altezza. Una circostanza che loro definiscono inevitabile, nonostante gli sforzi fatti per salvaguardare questa ed altre abitazioni: “Assieme all’ufficio tecnico del Comune avevamo fatto i lavori di pulizia e rinforzo del muro di protezione – prosegue Tiziana – lavori che sono terminati meno di un mese fa. Ma è inutile pulire per poche decine di metri e solo dentro il Comune: se l’accumulo di detriti vicino alla sorgente rimane e non c’è un piano idrogeologico per contenerlo, il disastro è dietro l’angolo”.

Il muro d’argine del Fiume Burano distrutto dall’inondazione

L’allerta gialla non bastava

Così è stato. E il problema – è proprio il caso di dirlo – è a monte, sia nella materialità dell’evento che nel coordinamento degli aiuti del giorno dopo. “Tuttora non c’è una gerarchia chiara negli interventi, spesso non si capisce a chi ci si deve rivolgere e molti si affidano alle loro conoscenze personali”. Non solo. Tiziana sostiene anche che l’allerta gialla di giovedì della Protezione Civile sia stata assolutamente insufficiente per far sì che la cittadinanza affrontasse a dovere il problema: “Il modo di comunicare questa cosa è stato poco chiaro per esempio riguardo al colore dell’allerta. Diffondere l’avvertimento in modo diverso sarebbe stato meglio”. Insomma, Cantiano ora si sente nelle mani della buona volontà propria e altrui, e Paolo è molto scettico sul futuro della comunità: “Il paesino è in ginocchio, e vedo molto difficile che si rialzi. C’è chi ha perso tutto, non solo la casa, ma anche negozi, botteghe, aziende. Il lavoro di una vita da buttare”.

Bisogna andare fino in fondo

Ma un appiglio, almeno di speranza, Tiziana lo trova nella notizia dell’apertura di un fascicolo per inondazione colposa a carico di ignoti da parte della Procura di Urbino: “Speriamo davvero vadano fino in fondo, e che non sottovalutino nessun aspetto delle responsabilità istituzionali e non. Oggi è toccato a noi, ma domani dobbiamo evitare che la tragedia si ripeta altrove”.

About the Author

Guglielmo Maria Vespignani
Nato nel 1991 ad Ancona, sono cresciuto a Jesi e mi sono diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II. Laureato in Filosofia nel 2015 all'Università di Bologna, ho successivamente diviso la mia vita tra sport e impegno sociale.

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