Fgcult, Piero Dorfles: “Ecco cosa si perde senza lettura”

Piero Dorfles all'edizione 2022 del Festival del giornalismo culturale
di Piero Dorfles

Uno dei compiti istituzionali del giornalismo culturale è quello di parlare dei libri: del loro pubblico, di cosa contengono, di chi li legge, di cosa rappresenta il mercato editoriale. Se è vero che – indipendentemente dal supporto, cartaceo o elettronico e dal tipo di testo, letterario o scientifico – la lettura è in crisi, è il caso di chiedersi cosa si perde.

Credo che si perda, innanzitutto, una zona della coltivazione del sé, perché la lettura è la cosa più privata che si possa fare, e quella che più aiuta lo sviluppo della maturità intellettuale dell’individuo.

Credo però che si perda anche la capacità di elaborare un pensiero veramente autonomo, anziché eterodiretto, come accade quando siamo guidati nelle nostre scelte da algoritmi che quasi precedono la nostra capacità di selezionare quello che vogliamo consumare.

Credo anche che se non leggiamo abbiamo meno capacità di aprirci verso l’esterno, di capire il diverso, di essere preparati al turbine di novità davanti alle quali ci mette la modernità.

E credo anche che non leggere ci privi dell’accesso al mondo dei racconti romanzeschi, che apre la mente a quello che ancora non è ma che domani potrebbe essere il mondo in cui vivremo, perché la conoscenza e la progettualità passano anche dalla nostra capacità di metabolizzare il fantastico.

Penso infine che chi non legge abbia meno possibilità di indagare sul proprio io, e quindi di aver coscienza di quello che siamo nel profondo, di capire cosa sentiamo anche se non sempre ne siamo consapevoli, e di accettare anche le parti più nascoste e alle volte meno piacevoli della nostra coscienza.

Ecco cosa penso si perda, se non si legge. Perché leggere è un po’ un esercizio, e come il nostro corpo, se non andiamo in palestra, perde elasticità così, senza la lettura, il muscolo del pensiero perde vigore.

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