Barocci torna a casa. La mostra a Palazzo Ducale nel 2024, Urbino ritrova il suo “pittore dimenticato”

Il direttore della Galleria nazionale delle Marche, Luigi Gallo, presenta la mostra dedicata a Federico Barocci
Martina Tomat

URBINO – È il primo pittore che Caravaggio va a vedere al suo arrivo a Roma. E già questo ne testimonia l’importanza. Urbino presto riabbraccerà il suo Federico Barocci grazie alla mostra a lui dedicata. Dal 23 giugno al 7 ottobre Palazzo Ducale ospiterà molte delle opere dell’artista, pioniere del barocco. “Ben cinquanta dipinti e quaranta disegni tra i più belli del ‘500. Sarà l’evento faro del 2024, basti pensare che all’epoca, l’artista urbinate, era il più pagato d’Europa. Ora invece è il più noto degli sconosciuti e per questo va recuperato”. Lo spiega Luigi Gallo, direttore della Galleria Nazionale delle Marche, durante le battute finali del Festival del giornalismo Culturale, in Sala del Trono.

Il veleno e le opere giramondo

Ma facciamo un passo indietro. Corre il 1535 quando, proprio a Urbino, nasce Barocci. Federico, fin da subito, non passa inosservato ai suoi concittadini: l’ultimo dei duchi Della Rovere si prende cura del suo talento e lo mette sotto la sua ala protettrice. Così a 20 anni l’artista parte per Roma. Lo fa per una committenza ricevuta dal Papa. Ha tanti sogni in tasca e l’onore e l’onere di essere considerato il nuovo Raffaello.

“Poi però dopo meno di due anni non regge la concorrenza- spiega Gallo- Non ce la fa. Ha una crisi probabilmente. Anche se lui sostiene di essere stato avvelenato. Può anche essere. Così torna a Urbino a lavorare nel suo studio, proprio a due passi da Palazzo Ducale. Ci resta per tutta la vita. Le sue opere, invece, viaggiano per lui”.

Particolare dalla Madonna della Gatta, di Federico Barocci – Credits: Museo degli Uffizi

E ne fanno di chilometri, scavallando anche le epoche, merito delle sue grandi tecniche incisorie. Nel ‘700 trovano mercato anche in Francia.
“Il re ha la più grande collezione dei suoi disegni. E i pittori francesi ne prendono ispirazione: da qui nasce il rococò”.

E non è precursore solo di questo. “Barocci è straordinario nella sua tecnica pittorica, gustosissima, con colori incredibili. – sottolinea Gallo – In lui c’è tanta qualità e innovazione. L’artista muore alle soglie della rivoluzione barocca che però ha già steso nelle sue opere.”

Prestiti da tutto il mondo

Ora, i dipinti e disegni di Barocci, di strada ne faranno tanta anche per tornare a Urbino: “Per l’esposizione arriveranno da Roma, da Perugia, da Washington, Londra e Parigi, solo per citare alcuni esempi. E si uniranno a quelli già custoditi da Palazzo Ducale come Le stimmate di San Francesco.”

Una mostra monografica con sale a tema

Tante provenienze perché la mostra, interamente monografica e frutto di anni di lavoro, mira a raccontare Barocci in tutte le sue sfaccettature toccando i tanti temi della sua pittura: “Ci saranno ritratti e autoritratti che raccontano la Urbino ducale, poi una sala dedicata alle grandi macchine delle pale d’altare con le opere provenienti dalle chiese di Roma e la Deposizione di Perugia. Un’altra invece illustrerà il suo rapporto con la natura del Montefeltro e quindi il suo studio del paesaggio. Barocci è uno dei primi a praticare la tecnica dello studio dal vero”. Spiega Gallo, che specifica: “Non è vero che sono stati gli impressionisti i primi a dipingere dal vero. Sono stati gli italiani all’alba della modernità, pensate a Leonardo.
La mostra darà spazio anche a tanti approfondimenti e alle opere dedicate alla devozione privata dell’artista urbinate. Ci saranno l’Assunta, La Crocifissione e i dolenti, La Madonna della Gatta, ma sono solo alcuni esempi.”

Sarà presente anche la Sacra Famiglia con San Giovanni dipinta da Barocci per ringraziare la Madonna per non essere morto avvelenato dai pittori romani. E, a proposito di Roma. Il pittore urbinate ci tornerà in visita nel 1601. Come prima cosa andrà a vedere proprio le opere di quel Caravaggio che, anni prima, appena arrivato nella capitale, si era precipitato ad ammirare le opere di Barocci nella Chiesa di Santa Maria in Vallicella. Un “dialogo muto” che nella mostra sarà ricorrente.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra e di terze parti maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi