Maby, studentessa iraniana a Urbino: “Non ho notizie della mia famiglia. È una rivoluzione, il regime finirà”

Mahmoob
di NICOLE CIOTTI e MANUEL MORGANTE

URBINO – L’emozione è visibile sul volto di Mahboob, che appena si siede di fronte al microfono è un fiume in piena. Non vede l’ora di raccontare e raccontarsi. Con la sua voce, calma ma ferma, trasmette il coraggio di tanti che, nei giorni scorsi, sono scesi nelle piazze di tutto l’Iran. Mahboob, 32 anni, iraniana, è a Urbino per completare gli studi di dottorato in Scienze biomolecolari. A casa, a Isfahan, nel cuore del paese, c’è tutta la sua famiglia.

Maby – ci dice di chiamarla così, “è più intimo” – racconta al Ducato cosa sta succedendo in Iran. Se n’è andata per trovare una sua libertà: una vita senza paura di essere picchiata dalla polizia per non indossare correttamente l’hijab, una vita dove poter esprimere liberamente il proprio pensiero.

In Iran è in corso un blocco totale di internet, cosa che rende difficilissimo avere informazioni dall’esterno. Sei in contatto con i tuoi amici e parenti nel paese? Cosa puoi dirci dell’attuale situazione?

La prima cosa molto importante che voglio dire è che questa non è più una protesta, ma una rivoluzione. Tutta la mia famiglia e i miei amici sono lì e non sono riuscita a mettermi in contatto con loro. Noi iraniani che viviamo fuori dall’Iran non sappiamo nulla della nostra famiglia. Non sappiamo se siano vivi o morti. E penso che sia la più grande sofferenza che un essere umano possa sopportare. Il regime sta arrestando e uccidendo migliaia di persone. Addirittura, si rifiutano di restituire i corpi alle famiglie se non dietro pagamento di ingenti somme di denaro, si parla di migliaia di dollari. Il blackout serve proprio a impedire che il resto del mondo comprenda la tragedia che sta accadendo in Iran.

Perché hai lasciato l’Iran?

Io ho lasciato il paese per migliaia di ragioni, ma la principale è stata l’hijab obbligatorio. Come tante altre ragazze, sono stata picchiata per strada per non indossare il velo: è a causa di questa repressione che ho deciso di lasciare il mio paese. Se non accetti l’hijab, non ti permettono di avere un futuro. Vorrei tornare, ma è una domanda difficile a cui rispondere oggi. È molto presto per dirlo.

Qual è lo stato d’animo dei giovani che sono scesi in piazza contro il regime?

Stiamo affrontando sentimenti diversi, un misto di felicità e ansia. Ansia perché non sappiamo nulla, felicità perché abbiamo speranza nel cambio di regime.

Quali sono le ragioni di questa rivoluzione?

Le ragioni di questa rivoluzione, e delle proteste precedenti come quella del 2019, risiedono nella corruzione, nelle sanzioni, nell’assenza di un’economia efficiente, nella mancanza di libertà di parola, nell’imposizione della religione e dell’hijab obbligatorio. La gente non può più permettersi beni di prima necessità come riso o uova; è un disastro terrificante.

Si parla spesso della mancanza di un leader dell’opposizione, ma il figlio dello Scià, Reza Pahlavi, ha chiesto di manifestare. Qual è la visione della monarchia oggi?

Gli iraniani chiamano Reza Pahlavi il “re unificatore”. Lo vedono come un simbolo di unità nazionale e un leader alternativo, ma questo non significa necessariamente che vogliano tornare alla monarchia assoluta. Viene visto come una figura capace di unire diversi gruppi e rappresentare una visione di speranza per il futuro. Gli iraniani vogliono un cambio di regime, non un ritorno al passato.

E per quanto riguarda la possibilità di un intervento internazionale o di una nuova guerra con gli Stati Uniti o Israele?

Abbiamo bisogno di aiuto per salvare le persone dal regime. Nessuno ha ucciso tanti iraniani quanto la Repubblica Islamica dell’Iran stessa. Quindi in questa situazione non posso dire di aver paura di questa guerra perché, come la precedente guerra tra Israele e Iran durata 12 giorni, i loro obiettivi non sono le persone comuni, ma le forze militari, l’esercito e Ali Khamenei. Tuttavia, non siamo sicuri di nulla finché non accade.

Il regime in questi anni è visto in crisi ma resiste alla rivoluzione. Come fa a restare al potere nonostante le sanzioni e le rivolte?

Resta al potere semplicemente uccidendo le persone. Usano le armi contro civili disarmati e “nudi” di fronte al loro esercito. Migliaia di persone vengono arrestate e condannate a morte senza alcun processo. Inoltre, mentono da 47 anni in televisione, nascondendo la realtà e fingendo che il regime sia buono. Usano persino vecchi video di manifestazioni pro-regime spacciandoli per attuali.

Quale futuro vedi per l’Iran?

Senza questo regime, il futuro dell’Iran è luminoso, così come quello del mondo intero, dato che la Repubblica Islamica dell’Iran è coinvolta nel terrorismo internazionale. Ne sono sicura, ma ci vuole tempo.

E quanto è difficile spiegare l’Iran agli italiani?

Per quanto riguarda gli stereotipi, è difficile spiegare la realtà a chi non è iraniano. Molti ci giudicano a causa del governo, pensando che siamo terroristi. In realtà, l’Iran ha un ricco patrimonio culturale. Noi siamo persiani, non arabi, e non parliamo arabo. Molti di noi non credono nell’Islam; è la religione imposta dal regime. Vogliamo riportare il rispetto in tutto il Paese e rendere l’Iran di nuovo grande.

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