di MANUEL MORGANTE
URBINO – Alla Camera, la maggioranza ha respinto la proposta presentata dalle opposizioni per permettere agli studenti fuori sede di votare al referendum per la giustizia previsto in primavera. Una scelta che penalizza ragazzi e ragazze, con Urbino che ospita circa 2.000 iscritti provenienti da fuori. il Ducato ha raccolto gli umori di chi deve scegliere tra un diritto e le difficoltà di esercitarlo.
‘’È assurdo che non esista ancora questa possibilità, visto il numero di studenti fuori sede in Italia” afferma Alice, originaria di Torino, contattata al telefono. ‘’Questo è il mio primo anno da fuori sede e davo per scontato che avrei potuto votare. Finora non mi ero posta il problema di come organizzarmi, ora dovrò ragionarci. Essendo a ridosso delle vacanze di Pasqua non mi conviene fare su e giù, poiché il costo economico da sostenere è pesante, anche se vorrei partecipare alle votazioni”.
È dello stesso parere Chiara, proveniente da un piccolo paesino in provincia di Verona, non nascondendo l’amarezza dopo aver letto la notizia: “Sinceramente non sono sorpresa, non avevo dubbi di come sarebbero finite le cose. Gli appelli di alcuni politici avevano acceso un po’ di speranza ma si è rivelata un’illusione”, continua Chiara.
”Adesso devo capire come muovermi per trovare una soluzione, ma la distanza e la scarsità di mezzi di trasporto nei giorni festivi rende tutto complesso”. Le chiediamo cosa possono fare i giovani per farsi sentire: ”Potremmo protestare, firmare petizioni ma non credo che la situazione cambierà”.
Un diritto negato

Alcuni ragazzi mostrano invece una maggior rassegnazione: “Ho scelto di non andare ai seggi perché non mi interessa. Un anno fa avevo fatto richiesta per votare a distanza per il referendum sul lavoro, quando avevano sperimentato questa possibilità, e non avendo ricevuto risposte, questa volta ho deciso di disinteressarmi” ci dice Paolo, studente proveniente dal Molise, mentre sorseggia un drink con i suoi amici al bar.
Secondo Lucrezia, la bocciatura del voto per i fuorisede è un attacco alla democrazia, dice mentre corre a dare un esame. Il tema è anche la disinformazione, ci spiega invece Anna, fuori dall’aula studio.
Il pensiero non è solo per la propria situazione ma anche per amici o parenti, come ci racconta un’altra ragazza: “Io sono di Cesena, non avrò grosse difficolta a tornare per il voto. Mia sorella invece lavora a Roma e dovrà rinunciarci”.
“Dobbiamo continuare a protestare”, affermano i ragazzi
Non tutti scelgono di arrendersi a questa situazione, facendo appello a continuare a protestare e ad alzare la voce. Incontriamo due ragazzi mentre studiano in biblioteca: “Noi siamo di Catanzaro e andiamo a Urbino solo per dare gli esami, quindi non abbiamo questo problema, anche se ci riguarda” ci dicono sorridendo. “Se possiamo essere di aiuto per firmare petizioni fateci sapere, noi ci siamo perché è un nostro diritto e dobbiamo difenderlo”.




