di MARCO FALLARA
URBINO – “Il fiume non scorre più, nemmeno nella cascata. È anni che non si vedeva una situazione del genere”. Con queste parole Emanuele Feduzi, sindaco di Fermignano, descrive lo stato del Metauro, bloccato in secca proprio davanti al centro storico: è l’immagine più diretta di un’emergenza idrica che non ha dato tregua all’entroterra della provincia per tutta l’estate.
La risposta che ha provato a dare il Comitato provinciale di protezione civile è quella di raddoppiare il prelievo d’acqua dal pozzo del Burano, passato da 150 a 300 litri al secondo per integrare le portate insufficienti dei corsi d’acqua superficiali. Misura che riaccende la discussione sulla gestione della risorsa, come sottolinea il sindaco di Urbino, Maurizio Gambini: “L’acqua del Burano viene storicamente convogliata verso la costa, mentre all’entroterra basterebbero poche decine di litri al secondo, incanalati nell’acquedotto del Nerone, per evitare i razionamenti”.
Un’estate col contagocce
A confermare il quadro, anche i dati pluviometrici locali della stazione di Urbino del Osservatorio Serpieri. Tra giugno e agosto 2026 sono caduti complessivamente appena 69 millimetri di pioggia, contro una media storica 1986-2015 di 156 per lo stesso periodo: un deficit di quasi il 60%. Il crollo è progressivo mese dopo mese: 24,5 a giugno contro una media di 61,5, 37 a luglio contro 43, fino agli appena 7 millimetri di agosto, contro una media storica di 52. Anche i giorni di pioggia si sono ridotti drasticamente: da una media di 19 giorni piovosi nel trimestre, quest’anno se ne sono contati appena 9. Un’estate quasi senz’acqua dal cielo, che spiega perché il territorio abbia dovuto affidarsi sempre di più a pozzi e prelievi integrativi come quello del Burano.
Gli invasi in affanno
Anche gli invasi iniziano a mostrare segni di sofferenza. Lo schema acquedottistico principale, dipendente dai prelievi sul Metauro e sul Candigliano, è in netto peggioramento, secondo i dati della Regione Marche: la percentuale di invaso complessiva, al 70% il 30 giugno, è scesa al 56% già a metà luglio. Sul fronte irriguo, l’invaso di Mercatale, sul Foglia, si conferma il più in difficoltà: al 20 luglio il volume stoccato era di circa 3,15 milioni di metri cubi, pari al 53% della capacità massima, sensibilmente sotto la media del quinquennio 2021-2025.
Un problema che si ripresenta da anni e che mette in difficoltà principalmente le famiglie più isolate: “L’impatto sul territorio è pesante soprattutto in campagna, dove le abitazioni isolate non collegate all’acquedotto pubblico dipendono da pozzi privati che si stanno prosciugando per il continuo abbassamento della falda”, commenta ancora Feduzi, ricordando che le famiglie sono costrette a richiedere più volte l’intervento delle autobotti. La situazione non è diversa a Urbino: “Stiamo portando acqua con le cisterne, ma non possiamo continuare sempre così”, avverte Gambini, che torna su un tema dibattuto da anni “servono nuovi invasi, che non si é mai avuto il coraggio di fare”. Intanto, con i fiumi quasi fermi, la provincia resiste grazie alle autobotti.




