Il Barocci ritrovato (e contestato): sale del Castellare piene per la Madonna Albani

Dettaglio dei volti della Madonna Albani di Federico Barocci
di ELISA MATTA

URBINO – Dopo oltre cinquant’anni dalla sua riscoperta, uno degli ultimi dipinti attribuiti a Federico Barocci, sulla cui paternità non c’è consenso tra gli studiosi, torna nelle sale del Castellare di Palazzo Ducale. Non ci rimarrà ancora a lungo: terminata la mostra Da Barocci a Tiepolo il 27 settembre, l’opera farà ritorno nella collezione privata della banca Bnl Bnp Paribas. Per questo motivo, l’ultimo appuntamento dei “percorsi raccontati” con il curatore della mostra Luca Baroni ha registrato il tutto esaurito, costringendo il Comune a presentare un secondo turno di visite guidate subito dopo, a sua volta andato sold out.

Un dipinto itinerante

“Fu Clemente XI, papa urbinate, a fare in modo che il quadro da Roma tornasse a Urbino” racconta Luca Baroni. “Il papa voleva che la città tornasse a essere un luogo di riferimento per le arti e il dipinto faceva parte della collezione di famiglia. Da palazzo Albani, migrò alla villa imperiale di Pesaro per poi passare a un ramo cadetto dalla famiglia a Varese. Da lì se ne persero le tracce fino al 1975, quando lo storico dell’arte Andrea Emiliani la riportò alla luce”. L’anno scorso, il quadro è stato esposto nella Sala dello struzzo al Senato della Repubblica e il Legato Albani si è subito mosso per riportarlo nella sua città di origine. “Adesso – continua Baroni – ci auguriamo di portare a Urbino altre opere di questo calibro, perché abbiamo visto che ne siamo capaci”.

Luca Baroni illustra la mostra “Da Barocci a Tiepolo”. Sullo sfondo, san Francesco portato in gloria dagli angeli di Andrea Lilio

Un’attribuzione contestata

Sulla paternità del quadro sono stati sollevati dubbi dal direttore della Galleria Nazionale delle Marche, Luigi Gallo, secondo cui la Madonna Albani è più probabilmente prodotto di un lavoro iniziale del maestro, portato avanti in bottega da altri allievi e collaboratori. Un dibattito sfociato in una interrogazione in Consiglio comunale contro l’assessora alla Cultura Lara Ottaviani (la mostra è organizzata negli spazi di Palazzo Ducale gestiti dal Comune). Baroni propende invece per la realizzazione del solo Barocci: “Le analisi scientifiche fanno intendere che una sola mano ha lavorato al quadro. Il tratto è più duro di quello del Barocci che siamo abituati a vedere, per cui penso che il dipinto sia rimasto incompiuto, oltre ad avere una storia di conservazione travagliata, con uno shock termico che procurò delle spaccature sulla tela e rese più opaci i colori. Inoltre Barocci, essendo figlio di notai, conosceva bene i contratti e si assicurò che nessuno dopo di lui avrebbe toccato i suoi lavori”.

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