di MANUEL MORGANTE e MARCO FALLARA
URBINO – “La matematica è libera da confini, intrinsecamente internazionale e onnivora”. È la visione di Simonetta Di Sieno, docente di matematiche complementari all’Università degli Studi di Milano, sul tema che affronterà insieme a Gilberto Bini e Gian Italo Bischi venerdì 9 alle 18:30 nella Sala del Trono di Palazzo Ducale.
L’insieme delle matematiche
“La matematica odierna è il prodotto di tante matematiche locali che hanno trovato fusione e valorizzazione” per la studiosa questo è frutto di diverse culture spesso periferiche al mondo accademico. “Un matematico indiano in Inghilterra porta con sé una cultura diversa e l’attenzione a problemi non di moda”, spiega Di Sieno, offrendo “a docenti e comunicatori la possibilità di parlare a persone di provenienze diverse”. Ma la storia della matematica, ricorda la studiosa, a un certo punto ha dovuto fare i conti con sé stessa. “Un momento fondamentale è stato quello alla fine dell’Ottocento sulla definizione di insieme”, racconta, “usare una parola del linguaggio comune nel linguaggio tecnico ha generato paradossi logici”.

Da quella crisi, però, nacque una svolta: “La riflessione sulla logica nata da queste contraddizioni ha posto le basi per un linguaggio univoco e meno aleatorio, permettendo alla disciplina di progredire”. In questo contesto, Di Sieno colloca una figura simbolo del riscatto intellettuale: Emmy Noether figlia di un famoso matematico, a cui inizialmente l’università non era accessibile, “Noether dovette attendere che altri riconoscessero il suo valore e grazie all’intelligenza di matematici come Hilbert, che fecero di tutto per farla insegnare, le fu permesso di lavorare”, sottolinea Di Sieno. Da quel varco aperto con fatica nacque una rivoluzione: “Emmy Noether ha rivoluzionato la teoria dei numeri e la gestione delle strutture algebriche”, dando forma a un modo nuovo di pensare la matematica.
L’Ai: strumento da governare
Di Sieno affronta anche il tema più attuale, quello del rapporto tra matematica e Ai: “L’esistenza dell’intelligenza artificiale non ci autorizza a smettere di studiare”, continua Di Sieno, “un monito va rivolto soprattutto a chi crede che il sapere matematico sia ormai superfluo, delegabile a un algoritmo”. Se lei pensa adesso all’ultima discussione sulle equazioni di Navier-Stokes, è una questione di priorità (“l’ho trovata io”, “l’hai trovata tu”), ma la comunità dei matematici ne verrà a galla. Le altre implicazioni, quelle su che tipo di agente sia quello che riesce a ottenere questi risultati, sono molto più delicate, ma siamo venuti a capo di ben altro e non c’è motivo di dire basta.
Per Simonetta Di Sieno, l’avvento dell’intelligenza artificiale, non significa non studiare più: “Il mio nipotino diciottenne dice: ‘Vabbè dai, basta dirglielo e me la fa’. Eh no, non funziona così. È fondamentale studiare perché devi essere attrezzato per gestire queste cose”.




