Guido Tonelli: “La scienza deve abbattere i confini. Il prossimo Einstein potrebbe nascere a Mumbai”

di EMANUELE DONATI

URBINO – “Ho visto russi e ucraini piangere insieme”. Guido Tonelli, fisico di fama internazionale che lavora al Cern, ricorda così la reazione dei colleghi dei due Paesi allo scoppio del conflitto nel 2022, davanti a divergenze che sarebbero poi sfociate nella fine dei rapporti tra il Cern e gli scienziati russi. Lo racconta dal palco del Festival del Giornalismo culturale di Urbino, alla fine di una lectio dedicata ai confini dello spazio, tra telescopi, onde gravitazionali e galassie lontane miliardi di anni luce. Una lectio in cui ha ricordato che “guardare lontano significa guardare indietro nel tempo” e che i confini dello spazio sono in realtà quelli della conoscenza. Confini che si spostano anche e soprattutto grazie alle grandi collaborazioni scientifiche, oggi messe a rischio dai conflitti, proprio come quella tra Russia e Cern.

Tonelli indica dove, oggi, si sia spostato il confine della conoscenza. Le domande senza risposta, spiega, sono almeno tre. C’è la materia oscura, che tiene insieme le galassie ed è fatta di particelle che ancora non conosciamo. C’è l’energia oscura, che spinge l’universo a espandersi e tutto quanto ad allontanarsi. E c’è la gravità quantistica, la più sorprendente. “È la forza più semplice perché la sperimentiamo tutti, ma è più complicata perché è troppo debole per permetterci di darne una descrizione quantistica”. Poi l’ammissione: “È imbarazzante scoprire che abbiamo quantizzato tutte le altre forze e non siamo riusciti ancora a quantizzare la più semplice e comune di tutte”. Forse, aggiunge, significa che “abbiamo capito la gravità fino in fondo”. E il giorno in cui accadrà, da quella comprensione potrebbero nascere altre scoperte.

Scoperte che però sono spesso frutto delle grandi collaborazioni scientifiche che rischiano di essere compromesse in un momento storico segnato dai conflitti. Tonelli non li nega: “Dobbiamo accettare questi pericoli, ma anche avere un atteggiamento ottimistico”. Perché i risultati della ricerca, ricorda, saranno usati dall’umanità intera e varranno “molto più dei conflitti che ci separano”. Le collaborazioni ancora attive vanno dunque mantenute e, se possibile, “estese come una polizza di assicurazione”. Il ragionamento è che più ampia è la rete, più alte sono le probabilità di arrivare a risultati di rilievo.

Tonelli, che lavora al Cern, quei rischi li ha visti da vicino. Quando è scoppiato il conflitto tra Russia e Ucraina ha assistito alla reazione dei colleghi dei due Paesi: “Ho visto russi e ucraini piangere”, racconta, davanti a divergenze che sarebbero poi sfociate nell’espulsione degli scienziati russi dal Cern.

Il fisico si augura che esistano le condizioni per “ricucire” ciò che è stato incrinato. Ricorda che le guerre, “anche le più orribili”, passano, e che dalla comunità scientifica, come da quella dei musicisti e degli sportivi, si aspetta che “tengano i nervi a posto” senza lasciarsi influenzare troppo dall’attualità.

Poi l’immagine che chiude il discorso. “Nessuno sa dove stia nascendo il bambino o la bambina che troverà la soluzione a un problema che ha messo in crisi Einstein: potrebbe essere in un asilo di Mumbai, in una scuola ucraina, in Svizzera, in Svezia o in Islanda. Proprio per questo non ci possiamo permettere di erigere recinti o barriere”. Costruirne, avverte, rischia di ritardare di cinquanta o cento anni una soluzione che andrebbe a beneficio di tutti.

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