Emanuele Tresoldi, padre di Nicolò: ricordi di una carriera tra Pergola e Montecchio

Emanuele Tresoldi e il figlio Nicolò, attaccante del Bruges
di MANUEL MORGANTE

URBINO – Tre gol contro l’Inter e una vittoria storica a San Siro in Champions League hanno fatto diventare Nicolò Tresoldi, attaccante del Bruges, il giocatore più osservato del momento. E i riflettori si sono accesi di nuovo anche sul padre Emanuele, una lunga carriera da giocatore e allenatore anche nella nostra provincia. Al Ducato ha raccontato la sua esperienza con il pallone, vissuta anche a Urbino come avversario quando era allenatore del Fabriano: “Mi ricordo una vittoria, forse 1 o 2 a zero, e rimasi colpito dalla bellezza dell’impianto, situato all’interno di una conca collinare. L’effetto che si creava era stupendo: guardando verso l’alto si potevano ammirare le mura di Urbino, il suo centro storico”.

Un passato in periferia

Una carriera, quella del padre di Nicolò, iniziata nelle giovanili della Spal, per poi arrivare all’Atalanta in Serie A e terminare il suo percorso nei campi di provincia, anche nella Pergolese. “Il ricordo più bello è il legame con il presidente Paolo Chiarucci, che purtroppo non c’è più. Con lui avevo instaurato uno splendido rapporto, era una persona simpatica e autentica. Pergola, invece, l’ho vista sempre da pendolare, poiché ho sempre vissuto a Gubbio. Le immagini più nitide rimangono la piazza D’Armi e il corso, che prendevo per arrivare al campo”.

Ricordi positivi, come quelli della sua seconda vita da allenatore, per due anni nel Real Montecchio. Una scelta, quella di sedersi in panchina che il padre di Nicolò definisce “un prosieguo fisiologico normale per quasi tutti gli ex giocatori”. Anche in questa esperienza a restare impresso nella sua memoria è il legame con l’allora presidente Salvatore Sorrentino, anche lui venuto a mancare due anni fa: “Proprio sua figlia, recentemente, mi ha scritto per salutarmi”. Legami che Emanuele Tresoldi si porta dietro ancora, come quelli con i dirigenti del club, che sente e va a trovare ogni volta che può.  

Di padre in figlio

Suo figlio, invece, i primi passi calcistici li ha mossi a Gubbio: “Qualche volta, quando aveva 4 o 5 anni veniva a vedere le partite quando allenavo a Montecchio ma per il resto ha sempre giocato in Umbria”. Emanuele non nasconde la stanchezza per la settimana che ha appena vissuto: “Eh si, dopo la partita contro l’Inter è stato un periodo intensissimo. Però ora le acque si sono un po’ calmate”, scherza. Stanchezza come quella che prova un ciclista dopo aver tagliato il traguardo a fine gara. Perché, per paradosso, da quando segue suo figlio in Belgio, il calcio ha lasciato il posto ad altri sport: tennis e soprattutto il ciclismo, da quelle parti considerato quasi una religione laica.

Nicolò Tresoldi premiato come migliore in campo di Inter-Bruges (foto presa da Instagram)

Senza trascurare suo figlio Nicolò, reduce dall’indimenticabile notte di San Siro: “Dopo la chiamata del Bruges, l’emozione di noi genitori e di Nicolò è stata fortissima. Ma abbiamo sempre cercato di vivere tutto in maniera normale, permettendogli di divertirsi e godersi questa sua passione. L’importante è che lui si trovi bene, perché questo deve insegnare lo sport: salute e passione”. L’ultima domanda, da un milione di euro, è inevitabilmente sul futuro del figlio, se parlerà tedesco o italiano. Nicolò è nato a Cagliari, ha seguito suo padre a Gubbio ed è poi cresciuto calcisticamente a Hannover, in Germania. Per questo deve ancora decidere per quale nazionale maggiore giocare. Intanto, vuole vincere l’europeo di categoria con l’under 21 tedesca, come ha già fatto il padre in Francia nel 1994, ma con la maglia azzurra: “Non posso rispondere”, dice il padre ridendo. “Quello che conta è che lui stia bene e che scelga in maniera autonoma”.

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