Senigallia, due settimane dopo l’alluvione: “Vogliamo ripartire, non dimenticateci”

Senigallia, 15 settembre 2022. La scritta su una rotonda vicino al mare. Foto Sara Spimpolo
di SARA SPIMPOLO e ALICE TOMBESI

SENIGALLIA – L’anomalo colore del mare che lambisce la battigia di fronte alla celebre Rotonda di Senigallia lascia poco all’immaginazione. Due settimane fa l’alluvione ha fatto esondare il Misa e oggi se ne vedono ancora i segni nella lunga distesa d’acqua marrone e torbida davanti alla spiaggia.

Sulla malleabile sabbia resta ancora il segno lasciato dal fiume che, uscito dagli argini, si è fatto strada a ventaglio. “Là dove è scanalata, l’acqua ha trascinato con sé ombrelloni, lettini… Tutto in acqua, tutto ribaltato”. Furio, il bagnino dei Bagni Elena, indica i solchi profondi che l’acqua ha lasciato sulla sabbia, e fa una conta dei danni. “Io che sono il più piccolo nella zona ho danni per 30mila euro – spiega Furio – e l’assicurazione non mi dà un centesimo: copre i danni da eventi atmosferici, e a quanto pare l’alluvione non è considerato tale”.

Senigallia ricorda

Davanti all’entrata del locale Scalo zero, difronte al mare, Andrea sgombera la strada dal fango con un’idropulitrice. Dietro di lui, adagiati sull’erba di un parchetto, ci sono ombrelloni distrutti e giochi per bambini piegati dal vento. “Ho fatto qui la stagione – dice Andrea – finirò venerdì. Ma per ritornare a prima dell’alluvione ci vorranno mesi”. La collega Carla sta osservando gli operai che stanno risistemando l’acciottolato davanti al locale. “Prima non c’era più niente – racconta – solo un buco”.

La pizzeria Marincrescia di Silvia dista dal fiume solo la larghezza di una strada. “L’acqua è arrivata a un metro e quaranta, qui”, e mostra la linea del fango rimasta sullo stipite della porta. I danni non sa ancora quantificarli: dentro è tutto da rifare – il bancone, le teglie – ma bisogna aspettare che l’impianto elettrico si asciughi per capire quanto è compromesso.

Davide era vicino al porto la notte del 15 settembre, nel punto dove il fiume si getta nel mare, sotto lo ‘sguardo’ della Guardia costiera che ha sede proprio sul canale. Era più meno nello stesso posto dove è ora, seduto su una panchina con la bici infangata di fianco a lui. Ha visto pezzi di case, di muri, materiale industriale trascinato dalla corrente. “Ero venuto ad aiutare, sono potuto arrivare perché le strade non erano ancora chiuse”, racconta.

Secondo il sindaco Massimo Olivetti, l’alluvione del 15 settembre a Senigallia ha colpito 8.950 famiglie, quasi 10 mila persone: “Noi non eravamo stati allertati – dice al Ducato – la Protezione civile ci aveva dato un codice verde, e qui fino alle 10 e mezza-11 non pioveva nemmeno. Se non fosse stato per un video che ho ricevuto da un mio amico alle otto e mezzo circa, non avremmo allertato la popolazione in tempo. È già stata una strage, ma sarebbe stato ancora peggio”.

Cosa non ha funzionato

Ad andare in tilt, la notte dell’alluvione, è stato il sistema di monitoraggio e successiva comunicazione tra il centro operativo della protezione civile e i comuni. Quando l’acqua è arrivata nella zona di Senigallia, alcuni degli idrometri sul corso del Misa erano già stati spazzati via. L’allarme è arrivato solo quando l’alluvione era già troppo vicino alla città, a Bettolelle.

SISTEMA D’ALLERTA – Gli idrometri e l’allarme che non scatta

Secondo i tecnici, le vasche di contenimento del Misa – la cui costruzione è iniziata solo sei mesi fa, a febbraio 2022, dopo trentennali ritardi – sarebbero state alleate nel raccogliere la piena. Olivetti indica nella burocrazia e nelle “posizioni ideologiche” i responsabili del rinvio. E sostiene un ripensamento del sistema di allerta della protezione civile: “Durante l’estate abbiamo avuto 12 allerte gialle, e abbiamo paralizzato la città come da legge; ma quando sarebbe servito, l’allarme non è arrivato”.

“Non lasciateci soli”

Oggi le strade di Senigallia sono quasi del tutto ripulite dal fango, grazie all’impegno della popolazione e all’aiuto di numerose squadre di volontari. Al foro annonario, uno degli edifici più famosi della città, i bar hanno riaperto da un paio di giorni ed è ricominciato il mercato di frutta e verdura. Al centro di una rotonda vicino al mare centinaia di sassolini bianchi e blu compongono la scritta: “Senigallia. 15 sett. 2022”. Una data incisa nella memoria collettiva della città. Una data che, almeno per qualche tempo, i senigalliesi avranno voglia di ricordare.

DOPO LO “TSUNAMI” – Senigallia si rialza

Il sindaco Olivetti parla di “progressivo ritorno alla normalità”, ma esprime un timore fondato. “La paura è che si spengano le telecamere – dice – e rimaniamo soli. Spero che ci oggi governa la regione, e chi sta per governare l’Italia, dia la giusta attenzione a questi territori, perché noi vorremmo rialzarci immediatamente, e cercare di ripartire soprattutto da un punto di vista psicologico”.

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