FgCult, le parole, palestra per il cervello. “Letture ad alta voce, dall’asilo all’Università”

di Maria Concetta Valente

URBINO – Conoscere le potenzialità della lettura potrebbe trasformarci in avidi divoratori di libri: riduce lo stress del 60%, rallenta l’invecchiamento e aumenta la sostanza celebrale. Ne ha parlato la neuroscienziata Michela Matteoli nella lectio “Cosa accade nel cervello quando si legge?”. E per aumentare le abilità linguistiche e di comprensione il professor Federico Batini propone una nuova educazione e la lettura ad alta voce come didattica scolastica intensiva dall’asilo nido all’università.

Entrambi hanno rapito il pubblico della Sala del trono durante l’incontro “Giovani e lettura, una storia contemporanea”, nella terza giornata del Festival del giornalismo culturale 2023.

Le parole, ‘cibo’ per il cervello

Una ricerca del 2013 ha dimostrato che leggere libri aumenta il numero di sinapsi. “Quando si parla di sinapsi – spiega Matteoli – si fa riferimento ai punti di contatto tra i neuroni che permettono il passaggio dell’informazione dall’uno all’altro e sono il centro dove avvengono tutti i processi legati alla plasticità e all’apprendimento”. Le sinapsi si formano nel corso di tutta la vita ma il momento in cui il nostro cervello ne ha di più è tra i 2 e 4 anni di età, aggiunge. E aumentano la “sostanza bianca”.

Poi però diventano tante, troppe, come quando in primavera il cespuglio che abbiamo in giardino comincia a fiorire da tutte le parti fino a perdere la sua forma. Arriva quindi il giardiniere che taglia i rami più deboli. Così avviene per le sinapsi. Un processo che va avanti fino ai 22 anni di età.


Michela Matteoli

Questo è il periodo in cui, secondo Matteoli, la generazione adulta deve aiutare bambini e ragazzi a fare in modo che sia il momento più attivo, quello in cui si definisco i vari circuiti. “Bisogna tenerli attivi, interessati, immersi in ambienti arricchenti affinché valorizziamo al massimo la potenzialità che loro hanno con tutte queste sinapsi”.

Ad alta voce per educare alla lettura

“Ma come promuovere qualcosa di cui non si ha esperienza?”: domanda Batini, che coinvolge il pubblico con molte risate a partire da una “cattiva notizia: in media noi adulti sul rapporto con i giovani e la lettura non ci capiamo niente”.

Batini presenta una ricerca nazionale, da lui coordinata, in cui ha inserito la lettura delle storie ad alta voce come didattica quotidiana intensiva. Dopo sei mesi il risultato è stato l’aumento del 20% delle abilità cognitive, ha raccontato: “La lettura ad alta voce è importantissima per lo sviluppo e l’evoluzione cognitiva. Aumenta le abilità linguistiche, di comprensione e, sul medio periodo, produce lettori laddove non ci sarebbero mai stati. Per questo, bisogna leggere storie ad alta voce dal nido all’università. Una pratica intensiva”.

Nel sistema educativo manca l’insegnamento delle abilità linguistiche e di comprensione. Non è possibile che siano i genitori a risolvere, questo deve essere compito dell’istruzione.

Federico Batini

Affidarlo alle famiglie infatti, rischierebbe di avvantaggiare pochi privilegiati e aumentare i divari fra studenti. A conferma di ciò, lo studioso riporta i dati di una ricerca: “Presi due bambini – uno a cui tutti i giorni dalla nascita i suoi genitori leggono libri, l’altro no – quando arrivano alla scuola primaria la differenza di esposizione è di un milione e 200 mila parole. Quindi, il primo capirà facilmente tutto ciò che la maestra gli dice, l’altro niente. E noi magari per mesi gli diremo che è svogliato e che non si impegna abbastanza. ‘Impegnati di più, studia di più’ è l’unica riposta che sappiamo dare ai ragazzi”.

Batini ha evidenziato quindi la necessità di una nuova educazione alla lettura piuttosto che alla sua promozione. “Il fatto che i ragazzi progressivamente smettono di leggere è perché vivono la proposta di lettura come un’esperienza di frustrazione”.

Che poi alla fine, dice Batini: “Questi di cui parliamo e di cui ci lamentiamo sempre, leggono molto più di noi. Chi è che legge meno di tutti in Italia? Gli adulti. Quindi per favore basta con il refrain ‘un tempo, un tempo, un tempo…’”.

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