“Tribunale sotto organico e città isolata”. La sfida di Luigi Reale a Urbino

Luigi Reale, nuovo presidente del Tribunale di Urbino
di ELISA MATTA e FRANCESCO FLORIS

URBINO – Luigi Reale, 61 anni, si è insediato il 16 dicembre come nuovo presidente del tribunale di Urbino. La sua carriera, iniziata nel 1992 in Sicilia, comprende esperienze di diritto penale e diritto civile ordinario. Nel 1997 si trasferì a Macerata, anche in Corte d’assise, fino ad arrivare a Urbino dopo la sua nomina a novembre 2025. Il Ducato ha intervistato il nuovo presidente all’inizio del suo incarico. Sul tavolo le questioni irrisolte della carenza di personale e dell’isolamento di Urbino, che rallentano il lavoro della giustizia. Considerazioni anche sul referendum costituzionale sulla giustizia che si terrà probabilmente in primavera, e sul profilo criminologico della città, con particolare attenzione alla violenza di genere.

Dottor Reale, Urbino è il secondo foro più piccolo d’Italia. Quali criticità ci sono per un tribunale con queste caratteristiche?

“Il problema di questo tribunale è tanto quello del personale, quanto quello dei magistrati, che sono in numero veramente esiguo. Noi siamo cinque magistrati più uno, il personale ha una scopertura del 35-40%, quindi così è complicato lavorare. Ci siamo scontrati con le richieste del Pnrr, perché molti provvedimenti del tribunale risultano ancora pendenti fin quando non vengono portati a esecuzione: se nel momento in cui viene fatta la verifica a livello europeo in Italia risulta un certo numero di arretrati o non viene rispettato l’obiettivo della durata delle cause e dei processi (che sopra una certa soglia impedirebbero allo Stato di accedere ai fondi europei, ndr), più che in altri paesi d’Europa, molto dipende anche da questo. Non è tanto il giudice che non lavora, ma è l’esecuzione dei provvedimenti che va a rilento, soprattutto nel settore penale.”

Quindi lei è dello stesso avviso del suo predecessore, il dottor Di Patria? Anche lui quando aveva richiesto il trasferimento a Forlì si era lamentato proprio della carenza di personale e aveva detto che Urbino non è una città attrattiva per chi lavora nella giustizia.

“Sì, questo è vero. Qui c’è una carenza di personale e c’è un elevato turnover, nel senso che chi viene qui di prima nomina poi appena può va via. Urbino nel complesso è un bell’ambiente e una bellissima città, ma finisce per essere piuttosto isolata.”

Il tribunale potrebbe rischiare di nuovo, come accaduto in passato, la chiusura?

“C’è stata una possibilità concreta perché nel 2010 per legge del Parlamento era stato deciso che venissero chiusi tutti i tribunali che non erano in un capoluogo di provincia. Urbino avrebbe dovuto chiudere, ma è intervenuta la Corte Costituzionale per precisare che, in quanto co-capoluogo, doveva mantenere il tribunale aperto. Una sede sul territorio è importante, perché un tribunale si porta dietro anche degli uffici di polizia, carabinieri, guardia di finanza e anche gli apparati dei semplici uffici centrali. Se prima si pensava che “grande è bello”, adesso si sta facendo un discorso diverso.”

Lei ha qualche idea a livello pratico per correggere questa difficoltà sulla carenza del personale? Pensa che si possa fare qualcosa?

“Io posso fare ben poco. Il problema del personale non dipende dal giudice, ma dipende dal Ministero. Negli ultimi anni ci sono stati problemi di copertura finanziaria, di gestione e assunzione del personale. Sono oggettivamente problemi ai quali bisognerebbe mettere mano perché ci sono settori in cui non bisogna badare a spese, come per esempio anche la sanità e la sicurezza.”

A proposito del ministero della Giustizia, è scoppiato il dibattito sul referendum per la separazione delle carriere. Se questo referendum passasse, quali conseguenze potrebbero esserci per un tribunale come Urbino?

“Non avrà nessun effetto pratico. Già adesso il passaggio dalla magistratura giudicante a quella requirente è ammesso una sola volta nei primi dieci anni di carriera. E abbiamo anche un limite territoriale, cioè dobbiamo farlo in un distretto diverso. Sostanzialmente la separazione esiste già. Il problema vero invece è un altro secondo me: la divisione in due Consigli superiori. Adesso il Consiglio è composto da 30 membri nominati in parte dalla magistratura, in parte dal Presidente della Repubblica e in parte dal Parlamento e c’è una rappresentanza complessiva delle parti. In questo modo invece ci perderebbero tanto i pubblici ministeri a non avere un confronto con i giudici, quanto viceversa. Diciamo che l’effetto potrebbe essere quello di rompere gli equilibri della divisione dei poteri.”

Che conseguenze ha avuto il periodo di presidenza provvisoria del tribunale?

“Il dottor De Leone è stato bravissimo, si è assunto un compito molto importante e pesante. Peraltro aveva anche delle scoperture di organico e ha sicuramente condotto il tribunale nel miglior modo possibile”.

Quali sono i reati che meritano più attenzione in questo territorio? Ci sono rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata?

“I reati ai quali fare maggiore attenzione sono quelli inquadrati nel cosiddetto codice rosso (stalking, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, revenge porn e altri reati di violenza di genere, ndr). Si parla anche di reati di bullismo, soprattutto di minori che agiscono in gruppo. Su questo tipo di reati, la mia opinione è che non sia tanto un problema di giustizia quanto un problema educativo e sociale.”

“La criminalità organizzata invece segue il flusso del denaro: arriva dove ci sono i soldi. Non ci sono Regioni esenti da questi fenomeni e non c’entra neanche la contiguità territoriale. Urbino non è particolarmente vivace a livello imprenditoriale rispetto alla costa, che ha più persone che circolano, la ferrovia, il porto, tutte realtà che attirano le organizzazioni criminali.”

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