Josè, venezuelano a Pesaro: “Con Maduro un regime mafioso. Non è ancora un Paese libero”

Nicolás Maduro - Credits: Reuters
di GIACOMO CECCOLINI

URBINO – Nonostante l’intervento degli Stati Uniti con cui Nicolás Maduro è stato catturato, il regime in Venezuela non è ancora finito. Non si può parlare di politica, gli stipendi sono da fame. José, venezuelano residente a Pesaro da più di 20 anni (per ragioni di sicurezza dei propri famigliari rimasti a vivere nel Paese sudamericano preferisce non rivelare la propria identità) racconta la grave situazione caratterizzata da repressione e inflazione: “Il Bolívar oggi è uno straccio, non vale niente”.

Ci può raccontare com’era la situazione prima della cattura di Maduro?

La questione è molto complessa, molto complicata prima di lui e dopo 26 anni di regime con questa gente, la situazione è decadente. Per dare un’idea: quando un chilo di bistecca di maiale costa 18 dollari, non so quanto può essere buono quando uno stipendio minimo si aggira intorno ai 3−5 dollari al mese. Questo piccolo esempio fa capire la situazione che stiamo vivendo in Venezuela.

È contento della cattura del presidente Maduro?

Diciamo che non sono contento ma non completamente perché la situazione continua a essere pesante in Venezuela. Dal mio punto di vista – non politico, perché non mi intendo di politica – non era un governo, ma un gruppo di mafiosi che si era impadronito del paese. Quando controlli tutte, ma proprio tutte le istituzioni con i tuoi enti e il tuo partito, quando agli oppositori che ti potrebbero sfidare in una elezione gli impedisci di partecipare, la situazione è difficile.

Lei ha un figlio che ancora vive in Venezuela. Come sta vivendo lui questa situazione?

Purtroppo in Venezuela oggi non si può parlare di politica. Ora c’è una legge che permette di controllare i telefoni per vedere se hai scritto, accettato o pubblicato qualcosa contro il governo. Questo è sufficiente per finire in galera, accusarti di tradimento della patria, e dopo non si sa come va a finire.

Economicamente la situazione è sempre in grande crisi?

Sì, molto. Prendete un esempio e fate i conti: immaginate una moneta a cui tolgono 14 zeri in 15 anni, perché secondo loro così rivaleggiavano con il dollaro. Il Bolívar oggi è uno straccio, non vale niente. La gente non lo vuole più usare, perché è il dollaro a comandare.

Pensa che potrà tornare in Venezuela nei prossimi anni?

Un uccellino fantastico mi ha detto: “Non tornare in Venezuela, la situazione è un po’ calda”. Io spero di poter tornare, perché ho il 90% della mia famiglia lì. Ho la mia casa e prima o poi dovrò rientrare, ma spero che tutto sia cambiato al momento del mio ritorno.

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