Ddl stupri, l’avvocata Santorelli: “Chi applica le norme deve essere formato sulla violenza di genere”

Manifestanti in piazza della Repubblica durante il 25 novembre contro la violenza di genere
di CARLA DELLE VEDOVE

URBINO – “La cosa più importante nei processi sulla violenza di genere è la formazione di chi deve applicare le norme. Ci vorrebbero sezioni specializzate di procure e tribunali” spiega al Ducato l’avvocata Francesca Santorelli commentando le recenti discussioni sui possibili cambiamenti alla legge che punisce il reato di violenza sessuale.

Martedì 27 gennaio con 12 voti favorevoli e 10 contrari è stato approvato in commissione Giustizia il ddl stupri che, oltre a inasprire le pene in caso di violenza, introduce il termine “dissenso” come voluto dalla senatrice Giulia Bongiorno della Lega ed elimina invece l’espressione “consenso libero e attuale” richiesta dalle opposizioni.

Secondo Santorelli, che da anni si occupa di violenza di genere nella provincia di Pesaro e Urbino, l’attuale articolo 609 bis del codice penale è “mal formulato” perché punisce chi costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali “con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità”, come scrive l’articolo. Nel frattempo però la giurisprudenza è andata avanti, tutelando le vittime: “Le sentenze dei tribunali hanno interpretato la norma facendo rientrare anche i casi di violenza sessuale in cui non c’è il consenso della persona offesa” continua l’avvocata.

“La giurisprudenza dice che le dichiarazioni della vittima sono una prova, anche in assenza di riscontri esterni sono sufficienti per una sentenza di condanna. Il problema è che, mentre la Corte di Cassazione ha una sezione specializzata sulla violenza sessuale, in molti tribunali e procure queste sezioni non ci sono e non tutti i magistrati hanno una formazione specifica per poter leggere adeguatamente la violenza. Si rischia di lasciare impuniti casi gravi con una seguente vittimizzazione secondaria della persona offesa. A Pesaro e Urbino ad esempio non ci sono. Ci dobbiamo battere perché nelle procure e nei tribunali ci siano sezioni specializzate”. Come potrebbero cambiare nel concreto le sentenze se diventasse legge il ddl stupri “si capirà quando verrà applicato”.

Scrivere nella legge che il consenso deve essere libero e attuale “è una questione più culturale”. “Il legislatore – spiega l’avvocata – indica la strada, dà un segnale alla popolazione attraverso delle parole che hanno un valore culturale. È giusto che si lotti per avere termini più dignitosi e conformi al sentire comune”.

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