di LUCA BAGNARIOL
URBINO – L’allarme era stato lanciato dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini dall’inaugurazione del Mido di Milano: “Sappiamo che la nostra energia è tra le più care al mondo. Dobbiamo dare le condizioni perché questo Paese sia attrattivo e soprattutto per mantenere le nostre imprese competitive”. Un appello raccolto immediatamente dal governo, al lavoro da due settimane sulla bozza del decreto bollette che dovrebbe arrivare sul tavolo del consiglio dei Ministri il 18 febbraio. I provvedimenti al vaglio del governo, però, non convincono del tutto le associazioni di rappresentanza degli industriali marchigiani, che temono in una minima ricaduta positiva sulle piccole e medie imprese del territorio.
In particolare, il taglio degli oneri di sistema (le componenti destinate a coprire costi di attività di interesse generale per il sistema elettrico e gas) tramite la rimodulazione degli incentivi ventennali agli impianti fotovoltaici installati tra 2005 e 2011 – come emerge nella bozza visionata al momento della pubblicazione di questo articolo – viene rivolto esclusivamente alle imprese in media e alta tensione: un parametro che esclude una parte consistente delle Pmi presenti sul territorio provinciale.
La nota della Cna Pesaro e Urbino: “Costi insostenibili per le piccole imprese”.
Il presidente della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) di Pesaro e Urbino Michele Matteucci ha spiegato come l’intervento sugli oneri non sia sufficiente: “La grande impresa rappresenta una minima percentuale del tessuto industriale italiano. C’è bisogno che la politica venga incontro alle piccole imprese. Per questo, siamo in contatto con i nostri rappresentanti d’area per far sentire la voce del nostro territorio nei tavoli di Roma”.
In una nota stampa il segretario provinciale del Cna Antonio Bianchini aveva spiegato l’impatto degli oneri di sistema sulle imprese di Pesaro e Urbino: “Una micro o piccola impresa arriva a pagare circa 70 euro per megawattora, contro i 6-14 euro sostenuti dalle grandi imprese energivore, che possono inoltre contare su agevolazioni, spesso non accessibili alle realtà più piccole”.
Confindustria Pesaro e Urbino, l’energia è solo il primo passo
Anche il presidente provinciale di Confindustria Massimo Cecchini si dice parzialmente soddisfatto dei provvedimenti in discussione a Roma: “Uno degli elementi che frena maggiormente la competitività delle aziende italiane è sicuramente il costo dell’energia. Un imprenditore italiano oggi, che compete sullo stesso mercato dell’imprenditore tedesco, spagnolo o francese, paga il 30% in più l’energia rispetto alla Germania, quasi il doppio rispetto alla Spagna e il 60% in più della Francia”.
In una nota, la sezione provinciale di Pesaro e Urbino chiede soluzioni pragmatiche alla questione energetica, tra cui spicca la richiesta della riapertura delle centrali a carbone ispirandosi a quanto fatto dalla Germania. E una semplificazione della burocrazia d’impresa con l’impegno per abbassare la pressione fiscale sulle aziende.
Sugli oneri d’imposta e sull’impatto che hanno sulle piccole e medie imprese, Cecchini condivide la posizione del Cna: “Ne abbiamo parlato con altre associazioni territoriali con il presidente di Regione per far arrivare le nostre preoccupazioni e richieste a Roma, dove si tiene la trattativa”.




