Capannone a Vallefoglia: il bene confiscato alla mafia diventato banco alimentare

Capannone vallefogia
di MARCO FALLARA e FRANCESCO FLORIS

URBINO – Nella zona commerciale di Montecchio, frazione di Vallefoglia, tra i numerosi capannoni industriali se ne distingue uno che espone una targa dedicata a Giancarlo Siani – il giornalista ucciso dalla camorra nel 1985 – accanto all’insegna del Banco Alimentare. La struttura apparteneva in precedenza a un imprenditore coinvolto in attività illecite; la sua confisca e riconversione sono state possibili grazie al progetto “Mangia e Pensa”, promosso dall’Unione dei Comuni Pian del Bruscolo.

Dalla criminalità al riutilizzo

Il bene è stato affidato alla Fondazione Banco Alimentare Marche, che lo ha trasformato in un hub logistico strategico per rifornire le realtà caritatevoli convenzionate della provincia. La necessità di un nuovo spazio non era solo simbolica, ma strettamente pratica: la sede principale di Pesaro, pur essendo il centro nevralgico della regione, non era più sufficiente a gestire i flussi di tonnellate di cibo che arrivano durante i picchi di donazioni.

Il magazzino, inaugurato il 21 novembre, è entrato in funzione proprio nei giorni successivi alla Colletta Alimentare, quando le tonnellate di alimenti raccolte nei supermercati necessitano di spazi ampi per essere stoccate e catalogate prima della distribuzione. Tra i primi e più consistenti carichi ricevuti, spiccano quelli provenienti dal 28° Reggimento “Pavia” di Pesaro: i militari hanno infatti organizzato una raccolta interna alla caserma del territorio, trasformando l’hub di Vallefoglia nel punto di arrivo naturale per queste donazioni.

Targa in onore del giornalista Giancarlo Siani sul muro del capannone

Lo spazio permette inoltre una gestione più agile delle eccedenze dell’industria agroalimentare locale, evitando che prodotti alimentari diventino rifiuti solo perché la logistica centrale è satura. Il bene è stato affidato alla Fondazione Banco Alimentare Marche, che lo ha trasformato in un hub logistico strategico per rifornire le realtà caritatevoli convenzionate della provincia. La necessità di un nuovo spazio non era solo simbolica, ma strettamente pratica: la sede principale di Pesaro, pur essendo il centro nevralgico della regione, non era più sufficiente a gestire i flussi di tonnellate di cibo che arrivano durante i picchi di donazioni.

I numeri dell’emergenza

Oltre ai muletti e ai bancali, nel capannone si fa anche educazione. Diverse scolaresche l’hanno visitato per vedere come si trasforma un patrimonio della criminalità in un bene comune. I numeri infatti descrivono un’emergenza reale: l’associazione supporta oltre 300 realtà locali che assistono più di 43.000 persone. In una zona dove la fragilità sociale è spesso nascosta, recuperare cibo significa anche evitare che tonnellate di prodotti finiscano in discarica come rifiuti.

L’iniziativa vede la collaborazione di una fitta rete di partner: Auser Provinciale Pesaro Urbino, Comune di Montelabbate, Croce Rossa Italiana – Comitato di Montelabbate Vallefoglia, Fondazione Banco Alimentare Marche ETS, Fondazione Caritas Pesaro, La Città della Gioia e Onlus Gulliver.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra e di terze parti maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi