Rossi e De Novellis vestono d’azzurro. Le giovani promesse del rugby Pesaro in nazionale

Luca Rossi e Luca Denovellis durante il ritiro azzurro
di MANUEL MORGANTE

URBINO – La passione per uno sport, come spesso accade, nasce in famiglia, e lo stesso è accaduto a Luca Rossi, 19 anni, e Luca De Novellis, 18 anni, che giocano nel Rugby Pesaro e ora convocati in nazionale minore. Al Ducato, i due ragazzi raccontano il loro rapporto con il rugby, dopo un mese in ritiro per preparare il torneo minore del Sei Nazioni, che si sta concludendo in questi giorni. La palla ovale vive un momento particolare, sulla scia dell’entusiasmo per i risultati positivi conquistati al Sei Nazioni, come la vittoria sugli inglesi.

Una vita con la palla ovale

“Quando ero più piccolo, su consiglio di mio fratello, ho deciso di praticare rugby. Lui ci aveva già giocato ma ha dovuto smettere per un infortunio. Mi ha trasmesso questa passione e adesso gioco da 15 anni”, dice Rossi. Il fratello maggiore ha ispirato anche De Novellis, che si è innamorato di questo sport negli anni vissuti in Lombardia, essendo nato a Milano e cresciuto sportivamente nel Rugby Lecco, fino al trasferimento a Pesaro nel 2018.

La svolta per loro è arrivata con la chiamata nelle nazionali minori azzurre: inaspettata per De Novellis, attesa per Rossi. “Non facendo parte dell’Accademia Nazionale di Parma ma dell’Under 18 di Roma, non ero stato convocato. Poi un altro giocatore si è infortunato e una sera a Roma mi è arrivato un messaggio dal manager dell’accademia per dirmi di preparare le valigie, perché sarei stato convocato in under 19”, racconta De Novellis. Per Rossi, invece, la convocazione non è stata un fulmine a ciel sereno: “Io faccio già parte dell’accademia di Parma e lo staff è lo stesso dell’under 20. Tutto il mio gruppo è entrato a far parte del raduno, dunque non è stato completamente inaspettato. Si trattava solo di aspettare”.

La sfida maggiore è trovare l’equilibrio tra la vita privata e gli intensi allenamenti da sostenere, dicono i due ragazzi. Un’altra difficoltà è controllare l’emotività, in questo contesto: allenarsi su questo aspetto diventa un’altra componente fondamentale, affermano i rugbisti: “Ognuno vive i sentimenti di una gara in modo diverso ma diventa importante imparare a gestirli. Per questo ci esercitiamo nel quotidiano, per arrivare pronti mentalmente”, afferma Rossi. Nonostante l’impegno, in loro c’è la consapevolezza che i sacrifici di oggi sono fondamentali per i traguardi a cui aspirano: “Non è sicuramente facile ma viviamo questa esperienza positivamente, ci godiamo questi momenti senza rinunciare ai legami con amici e familiari. Appena possiamo li chiamiamo o torniamo a casa” dice Rossi. Guardando al futuro, De Novellis sogna di giocare in A1, come passaggio per una futura esperienza all’estero o in squadre italiane importanti, senza mettere da parte lo studio. Rossi, invece, punta a trovare un club dove giocare con continuità, essendo ancora giovane, per fare esperienza.

Un movimento in crescita ma che fatica a consolidarsi

La vittoria della Nazionale maggiore sull’Inghilterra, la prima nella storia azzurra contro gli inglesi nel rugby, ha portato sotto i riflettori questo sport, sui giornali italiani. Una disciplina che ancora fatica, ad avvicinare le persone, non solo a livello nazionale ma anche locale, secondo Il presidente del Rugby Pesaro Simone Mattioli: “La comunicazione a livello giornalistico è bassa, solo a ridosso di grandi eventi viene fatta una grossa promozione, oltretutto in una città dove c’è molta competizione nell’attrarre ragazzi e ingaggiare sponsor a livello sportivo. Anche le infrastrutture non aiutano, poiché sono prive di coperture sulle tribune. Questo non stimola la gente a venire a vedere le partite, essendo il campionato di rugby prettamente invernale”.

Per Mattioli ci sono, però, aspetti positivi da sottolineare: “I risultati ottenuti dalla nazionale hanno creato curiosità verso questo sport. Viene analizzato, discusso anche tra chi non pratica o segue il rugby. A livello locale, poi, il territorio ha fatto passi da gigante: abbiamo un nostro campionato dove partecipano solo squadre marchigiane di Serie C, prima volta assoluta. In A ci sono due squadre della regione, un traguardo storico e il movimento locale è diventato un serbatoio per la nazionale, sia maschile che femminile”. Secondo il presidente è ancora troppo presto per delineare l’impatto che avranno i risultati nel rugby sul movimento:”Le cose non cambiano dall’oggi al domani. Non bastano queste vittorie per capire la traiettoria che sta prendendo il rugby in Italia. Sarà il tempo a dirci se siamo sulla buona strada”.

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