di EMANUELE DONATI
URBINO – Anno 1966, tredicesima tappa del Giro d’Italia. Ci troviamo tra le campagne intorno a Parma e in sella a una moto Bmw K100 RT, Sergio Zavoli affianca Vittorio Adorni in piena corsa, porgendogli il microfono a pochi centimetri dal manubrio, mentre sopra di loro, sporgendosi dal tettuccio apribile di una Fiat 2300 “Giardinetta” lanciata in corsa, un teleoperatore Rai cattura l’immagine per la TV. Prima dell’avvento del digitale, delle radiocamere e dei satelliti, il giornalismo d’assalto si faceva così: “Seguire eventi iconici come il Giro d’Italia richiedeva un’intesa perfetta tra pilota, operatore e radiocronista. A volte ci si coordinava anche solo con i segni delle mani e poco più”.
Queste le parole di Tiziana Ribichesu, vicedirettrice della comunicazione e relazioni esterne della Rai, che a Pesaro ha presentato il nuovo libro Onde e cavalli vapore. Come il Servizio Pubblico Radiotelevisivo ha messo in moto il Paese, edito dalla Rai insieme alla libreria dell’Automotoclub Storico Italiano (Asi). Ai microfoni di Radio Ducato, Ribichesu ha raccontato la genesi di un’opera nata dal protocollo d’intesa firmato per tutelare e valorizzare l’inestimabile patrimonio dei veicoli storici aziendali.
Prima tappa Pesaro: i 60 anni dell’Asi
La Rai ha scelto Pesaro come prima tappa per la presentazione del libro, nello specifico la cornice dei Musei Civici della città. La scelta non è casuale: “Abbiamo portato due nostre moto storiche — spiega Ribichesu —, una Guzzi 850 T3 del ’75 e una Bmw K100 RT, all’interno della mostra per i 60 anni dell’Asi con cui c’è una grande collaborazione perché la Rai racconta attraverso questi mezzi una storia in movimento sin dal 1924, quando è nata come URI”.

San Marco in auto e microfoni nel Vesuvio: le folli sfide dell’Eiar
Il volume ripercorre una linea del tempo centenaria attraverso i veicoli che hanno fatto la storia del servizio pubblico. Tutto iniziò nel 1924 con un furgone su chassis Ceirano adattato a studio mobile e con le prime Fiat 501. Negli anni ’30 l’audacia tecnica compì passi da gigante: nel 1937 una Lancia Artena dell’Eiar fu la prima e unica automobile della storia a varcare Piazza San Marco a Venezia per la radiocronaca di Natale; tre anni dopo, nel 1940, il cronista Amerigo Gomez si spinse a bordo di una Lancia Artena sul Vesuvio fino a duecento metri sotto il cratere per la trasmissione “A tu per tu col Vesuvio”, calando nelle viscere del vulcano un microfono sorretto da centinaia di metri di cavi per incidere su disco lo sbuffo della lava. All’epoca non c’erano nastri magnetici: le incisioni avvenivano su dischi di acetato di sole due decine di secondi o un paio di minuti, e i tecnici in cabina dovevano scambiarsi le macchine da stampa con abilità maniacale per non spezzare il filo della voce.
Nel dopoguerra l’informazione tornò a correre tra le macerie con le fuoristrada belliche Willys e Dodge WC-51 e con le prime station wagon, come la Fiat 1100 Giardinetta bicolore e la futuristica Alfa Romeo 6C 2500 Turismo carrozzata dagli stabilimenti Farina (la celebre auto allestita con altoparlanti integrati sul tetto e ribattezzata “batrace”). Erano gli anni in cui Mario Ferretti, dalla linea d’arrivo della Cuneo-Pinerolo nel Giro del ’49, pronunciava la frase rimasta nella leggenda: “C’è un uomo solo al comando; la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”.

L’avvento della TV: dal pulmino di Tognazzi e Vianello all’epica dello Stelvio
L’inizio delle trasmissioni televisive nel 1954 segnò l’arrivo dei maestosi pullman regia Fiat 642 RN e delle agili Fiat 1500 Cabriolet Savio. Ma la diretta dalle strade riservava anche momenti surreali: al Giro d’Italia del 1956, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello seguivano la gara a bordo di un pulmino Rai bianco per la rubrica “Giro a Segno”. Il mezzo, essendo ancora in rodaggio, andava così piano che i corridori in fuga lo raggiunsero a rotta di collo finendo per “succhiargli le ruote”, tra le urla disperate e i fischi dei direttori di corsa che gridavano dai finestrini di togliersi di mezzo.
Negli anni ’70 la radio visse un’altra pagina memorabile sulle pendici dello Stelvio durante il Giro del 1975. Nessuna diretta Tv per via di uno sciopero: a raccontare la corsa rimase soltanto Claudio Ferretti, figlio di Mario, aggrappato al sellino di una moto Bmw tra due pareti di neve alte come muri. Con una radiocronaca improvvisata di rara suggestione, Ferretti consacrò l’inaspettato gregario Fausto Bertoglio adattando la celebre frase del padre: “C’è un uomo solo ormai al comando… Fausto Bertoglio ha vinto il suo Giro!”.
La tecnologia si è poi evoluta con gli elicotteri ponte “libellula”, i furgoni Fiat 242, le potenti Moto Guzzi V1000 e fino ai traguardi del 1998, quando Re Leone Mario Cipollini tagliò il traguardo a Lecce portando per la prima volta al mondo una microcamera installata direttamente sul manubrio della propria bicicletta.

Un patrimonio di memorie e motori che guarda al domani: “L’obiettivo di questo libro — conclude Ribichesu — è valorizzare asset fondamentali come i mezzi mobili e non dimenticare da dove veniamo, affascinando e ispirando le più giovani generazioni di tecnici e comunicatori”.
Ecco l’intervista di Emanuele Donati andata in onda nel giornale radio del Ducato il 9 settembre alle 13:00 e in vari giornali radio delle Marche.




