di CHRISTIAN REGIS
URBINO – “Babbo era davvero orgoglioso di essere di Urbino”: con queste parole Matteo Sisti ricorda a dieci anni dalla scomparsa il padre Otello, celebre artista e docente che ha dedicato la propria vita all’arte dell’incisione e all’insegnamento, in particolare alla scuola del libro dove è stato prima studente e poi professore. A lui è dedicata la mostra: “Otello Sisti. Nostalgia di un paesaggio”, allestita nella Casa natale di Raffaello fino al 1° novembre e curata da Innocenzo Aliventi e Luigi Bravi. Una selezione di incisioni, acqueforti e acquerelli di proprietà della famiglia, che ritraggono per lo più paesaggi urbani e naturali ispirati dall’entroterra urbinate e dei luoghi in cui l’artista ha vissuto.

Tra il pubblico non mancavano gli appassionati d’arte, ma anche tantissimi insegnanti: davanti alle incisioni, infatti, alle riflessioni sulla bellezza delle opere si intrecciavano i commenti, meno appassionati, su consigli di classe e correzioni di verifiche. A colpire è stata soprattutto l’atmosfera: la presenza di visitatori di tutte le generazioni ha amplificato quel calore familiare già introdotto dalla partecipazione dei figli e nipoti dell’artista.

Il tema del paesaggio e la tecnica dell’acquaforte
Durante l’inaugurazione, la storica dell’arte Roberta Aliventi ha illustrato il percorso artistico di Otello Sisti: “La selezione delle opere è avvenuta direttamente all’interno delle abitazioni di famiglia, attraverso un dialogo costante con i figli. I luoghi sono il cardine della sua arte, sviluppata su due livelli: il paesaggio urbano e quello naturale”. Il paesaggio è il protagonista della mostra. “Sisti – continua Aliventi – sottrae il soggetto al rumore del mondo per collocarlo in una dimensione silenziosa, dove a vivere è soltanto l’oggetto rappresentato”. Molti i luoghi urbani rappresentati oltre alla città ducale, in primis Treia città di origine della moglie e Varese dove l’artista ha vissuto molti anni.

Tra le opere in mostra spiccano in particolare le sue acqueforti. La tecnica prevede che si copra una lastra di rame o zinco con un velo di cera e ci si disegna sopra con una punta d’acciaio. Immersa nell’acido, la lastra si corrode soltanto dove la cera è stata incisa e rimossa dal disegno, creando così i solchi destinati ad accogliere l’inchiostro. È proprio con questa tecnica che Otello Sisti ha dato vita all’opera simbolo che dà il titolo all’esposizione: Nostalgia di un paesaggio (2009). Questo lavoro racchiude e sintetizza l’essenza di tutta la sua produzione artistica, fondendo con la tecnica dell’acquaforte sia l’elemento naturale sia le geometrie del paesaggio urbano.




