Fgcult2026. Neurocienza e parole, al Sanzio in scena gli orizzonti della mente

Eliana Liotta (a sinistra) e Michela Matteoli (a destra) in scena al Piccolo Teatro di Milano
di FRANCESCO FLORIS

URBINO – “Siamo polvere di stelle”. Lo diceva Carl Sagan, astronomo statunitense, autore di fantascienza, attivista e divulgatore. Così il nostro pensiero si propaga nell’universo. Il cervello comunica con il corpo in un gioco di rimandi tra esperienze e relazioni, abitudini ed emozioni. Ma fino a dove si estendono i confini della nostra mente? La risposta è nella fusione tra un’anima letteraria e una scientifica, e la si ritrova nel libro La mente radiosa (Sonzogno) di Eliana Liotta, giornalista e saggista, e della professoressa Michela Matteoli, direttrice dell’Istituto di Neuroscienze del Cnr. Dalla loro opera nasce il dialogo della “lectio scenica” I confini della Mente Radiosa che nella Sala del Trono di Palazzo Ducale chiuderà in musica – con la voce di Elisa Ridolfi e con Stefania Paterniani al pianoforte – una delle quattro serate del Festival, il 10 ottobre alle 21.15.

Una parola insostituibile

Esistono parecchi modi per definire la nostra mente ma “radiosa” è unico: “Si usa poco, è una parola felice – spiega Liotta – che contiene numerose sfaccettature. È tra le parole più rare, perderla sarebbe un peccato”. Spesso si associa la razionalità alla freddezza, è però un cliché da smentire: “La nostra mente – continua la giornalista – è sempre scaldata dai sentimenti. Impariamo meglio se ciò che accade è accompagnato dalle emozioni”. Potremmo trovare delle alternative, nessuna sarebbe tuttavia in grado di sostituirla: “Un sinonimo? Forse ‘luminosa’ – concordano Liotta e Matteoli – ma è più passivo. ‘Radiosa’ è invece qualcosa che si propaga”.

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Il valore di un dialogo in divenire

L’idea di espansione va di pari passo con il cambiamento ma la nostra mente non è in grado di cambiare senza limiti: “Dire che il cervello è plastico – spiega la neuroscienziata – non significa che tutto sia possibile: non possiamo aggiungere nozioni su nozioni all’infinito. I confini vengono ridisegnati di continuo dall’incontro fra biologia ed esperienza”. Così si sviluppa il rapporto tra mente e corpo, due entità interdipendenti: il cervello dialoga anche con il microbiota intestinale, una marea di creature microscopiche che ci abita. E più che di confini bisognerebbe parlare di orizzonti: “Sistema immunitario, ormoni, sonno, movimento, alimentazione e stati infiammatori influenzano profondamente il modo in cui pensiamo, ricordiamo e proviamo emozioni”, chiosa.

Rischi e risorse di stimoli estranei

A condizionare la mente ci sono anche fattori esterni, e oggi bisogna fare i conti con i social. Per Liotta “Siamo presi dalla velocità di scrollare. Quando leggiamo su uno smartphone spesso non siamo attenti”. Al contrario, libri e film stimolano il pensiero e sfidano i confini tra finzione e realtà: “Usciamo dalla nostra vita – continua la giornalista – e viviamo le esistenze di altri. Madame Bovary e Mago Merlino sono reali. In che senso? “Poiché sono scritti in alcuni circuiti neurali del nostro cervello”. Se la linea tra fiction e non fiction diventa così invisibile non lo è quella tra semplificazione e divulgazione. Lo dimostra il lavoro congiunto: “La buona divulgazione non nasconde i dubbi, i limiti o le contraddizioni della scienza, ma li racconta con parole accessibili. Si sbaglia quando, per veicolare un messaggio più immediato, lo si rende meno vero”. La lectio scenica è il frutto di un percorso che ha arricchito entrambe: “Il confronto – spiega Matteoli – ci ha obbligato a lasciarci trasformare l’una dallo sguardo dell’altra”. Come per Liotta, che conferma: “È stato un viaggio bellissimo. Grazie a lei per la prima volta ho scritto un testo teatrale”.

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