di FRANCESCO FLORIS
URBINO – “Il fine giustifica i mezzi”. Questa è una delle frasi attribuite a Niccolò Machiavelli entrate nel linguaggio comune, tuttavia mal comprese. Le idee dello storico, filosofo e diplomatico dell’Italia rinascimentale, considerato il fondatore della scienza politica moderna, sono state spesso fraintese e manipolate. Nella cornice della sala del Trono di Palazzo Ducale, Nicoletta Marcelli, professoressa di Filologia all’Università di Urbino, intervistata dalla giornalista Patrizia Ginobili, ha presentato alla quattordicesima edizione del Festival del Giornalismo Culturale il pensiero dell’autore de Il Principe, liberandolo da letture distorte: “Machiavelli è un uomo senza confini, perché le sue idee sono più che mai attuali. È un autore che ancora ci parla”.
Un pensiero oltre il tempo
Le opere di Machiavelli attraversano i secoli e, al contempo, vengono reinterpretate per diversi fini. La prima tra le interpretazioni fuorvianti è quella di Ugo Foscolo: nei Sepolcri (1807), Machiavelli è considerato un difensore dei popoli. “Quella di Foscolo – spiega Marcelli – è un’interpretazione obliqua, perché Machiavelli viene dipinto come colui che svela al popolo i meccanismi del potere”. In realtà, Machiavelli è un uomo politico che capisce quando le cose cambiano: “Sostiene nei suoi scritti che – continua la professoressa – al variare della fortune e dei tempi, così devono variare la strategia e l’azione politica”. In questo senso, Machiavelli è sia repubblicano che monarchico, sostiene, un intellettuale e diplomatico che dà una lezione ai politici di oggi: è importante saper cambiare le proprie convinzioni per migliorare il rapporto tra Stato e cittadini. In questo senso, il fine giustifica i mezzi.

Un pensiero oltre il tempo
Nel XX secolo, il pensiero di Machiavelli viene spesso piegato alle esigenze politiche dell’epoca. Benito Mussolini ne fa un uomo che, nel Principe, giustifica l’oppressione della tirannide nella dinamica di interesse dello Stato che prevale sul singolo. Bettino Craxi, un anno prima della caduta del Muro di Berlino, considera i suoi concetti “ormai superati”. Silvio Berlusconi, nel 1992, prima della sua “discesa in campo”, scrive la prefazione di un’edizione di lusso del Principe – pubblicata dalla casa editrice dello stesso Berlusconi – riducendo la virtù del politico di Machiavelli alla capacità di essere un imprenditore di successo. “Si tratta di una serie di interpretazioni parziali che si prestano a scopi politici contingenti”, spiega Marcelli.
Machiavelli non è machiavellico
Il Principe e gran parte delle sue opere sono stati tradotti in tutte le lingue del mondo, a dimostrazione della loro capacità di varcare i confini. Tuttavia, è di uso comune un aggettivo, “machiavellico”, che si ispira ai “principi di amoralità, cinismo e doppiezza attribuiti tradizionalmente al pensiero di Machiavelli“. Ma, come dice Marcelli, “non lo rappresenta affatto”: l’aggettivo è ingeneroso per la sua opera nel complesso, ma anche per la sua esperienza di vita: nel 1512, il diplomatico, allora segretario della Repubblica fiorentina, viene falsamente accusato di congiura contro i Medici, imprigionato e torturato.
La frase distorta
Il rischio di una lettura errata del pensiero di Machiavelli è nel rapporto tra etica e ragion di Stato. “Bisogna contestualizzare bene le sue parole”, dice Marcelli. A lui è stata attribuita la frase ‘il fine giustifica i mezzi’. Ma, per il filosofo, sono il benessere collettivo e l’interesse dello Stato a rappresentare il fine supremo dell’azione politica, con l’obiettivo di garantire un equilibrio tra le istituzioni e i cittadini. Questo, però, non significa che il male sia sempre giustificato: “Finché le circostanze lo consentono, la politica deve essere guidata da un’etica”, continua Marcelli, parafrasando alcuni estratti del Principe. “Soltanto quando lo Stato si trova esposto a una minaccia esterna, il governante può essere costretto a ricorrere anche a mezzi moralmente discutibili, per salvaguardarne la sopravvivenza”, conclude.




