di NICOLE CIOTTI e FRANCESCO FLORIS
URBINO – Tra i vicoli di Urbino si trova una “Kamera delle meraviglie”. È la bottega di Eugenia Hemmeler e Luigi Di Lucia, 28 e 29 anni, giovane coppia che lasciato il mondo del marketing e della comunicazione per tornare nella propria città e farsi artigiani. Nel loro laboratorio, la geometria esce dai libri e prende la forma di poliedri in legno: dai dodecaedri agli icosaedri, fino al rombicubottaedro, figura simbolo del progetto, immortalata nel celebre ritratto del matematico rinascimentale Luca Pacioli appeso a una delle pareti del loro piccolo atelier.
Dalla scommessa alla Kamera delle meraviglie
Kamera nasce come una vera e propria Wunderkammer – una “camera delle meraviglie, scritta con la K – racconta Eugenia – per richiamare il concetto tedesco di stupore e accoglienza” davanti a forme che sembrano giungere direttamente dal Rinascimento.
Il progetto di Eugenia e Luigi ha una storia radicata nella tradizione locale: in passato, lo spazio espositivo di via Mazzini ospitava il negozio della madre di Eugenia, artigiana del guado, tintura naturale ricavata da una pianta storicamente coltivata nel territorio urbinate. Dopo l’emergenza Covid e lo spostamento del laboratorio, i locali sono stati affidati a Fernando Rusciadelli, figura storica della città che per anni si è dedicato alla realizzazione dei poliedri e alla progettazione delle stelle ducali. A raccoglierne il testimone sono stati Luigi ed Eugenia: i due ragazzi hanno scelto di lasciare la loro vita costruita fuori Urbino e reinventarsi, avviando ufficialmente, a metà agosto 2026, la loro attività artigiana.

Nel segno del Rinascimento urbinate
La storia di Kamera si intreccia con quella della tradizione matematica dell’Umanesimo-Rinascimento urbinate, fiorito tra Quattrocento e Cinquecento sotto il mecenatismo di Federico da Montefeltro. Il duca radunò alla sua corte alcune tra le menti più illustri del suo tempo, da Francesco di Giorgio Martini a Luciano Laurana e lo stesso Luca Pacioli, facendo di Urbino un polo d’avanguardia per gli studi geometrici e matematici, che venivano applicati direttamente all’ingegneria militare, alle arti e all’architettura.

Non è dunque un caso se il testo di riferimento e “catalogo di ispirazione” per la realizzazione dei poliedri di Eugenia e Luigi è il De Divina Proportione. Scritto alla fine del XV secolo da Pacioli, matematico di Sansepolcro giunto a Urbino come maestro del figlio del duca, il trattato si correda di 60 tavole illustrate da Leonardo da Vinci che raffigurano 30 poliedri. Per la prima volta, Leonardo rappresenta queste figure sia nella versione piena sia in quella “scheletrica”, mostrando la prospettiva interna della struttura, permettendo così uno studio facilitato del poliedro prima della sua realizzazione.

Come nasce un poliedro
La realizzazione di ciascun poliedro richiede un lungo lavoro di precisione geometrica e manuale, a cui si dedica in particolare Luigi. Dopo aver scelto la forma dalle tavole leonardesche, l’artigiano lavora in listelli delle tavole di legno. Poi li taglia con inclinazioni specifiche secondo la struttura scheletrica dei solidi.
Principalmente i poliedri di Kamera sono in legno di castagno, ma – spiega Luigi – “mi capita di recuperare dei legni destinati al macero, come listelli di parquet”.
Dopo l’assemblaggio della struttura, tre sono i passaggi rimanenti: la carteggiatura del legno, la stesura del mordente per la colorazione finale, e il passaggio della cera.

La sfida dell’artigianato nel 2026
Tracciando un bilancio della loro scelta di vita, Luigi sottolinea “costruire un oggetto con le proprie mani è la più grande soddisfazione che si possa avere nel 2026”, nell’epoca della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale.
Ci vuole però coraggio, e non mancano le difficoltà quotidiane. Luigi ed Eugenia sono ottimisti: il progetto di Kamera guarda al futuro. Tra le prospettive, l’organizzazione di laboratori didattici per la cittadinanza e la partecipazione a fiere di settore, per continuare a diffondere il valore della tradizione urbinate.




