Wang del NY Times, espulsa dalla Cina, racconta il paese di Xi: “Controllato e stabile, diseguale ma nazionalista”

Vivian Wang durante l'incontro
di MANUEL MORGANTE e CHRISTIAN REGIS

PESARO – Non c’era un posto libero nella chiesa di Santa Maria del Gonfalone di Fano, dove la giornalista del New York Times Vivian Wang ha partecipato all’incontro dal titolo “La vita quotidiana in Cina ai tempi di Xi Jinping”. Ingresso libero e grande partecipazione per una serata che ha portato a Fano lo sguardo di chi in Cina ha vissuto e lavorato per anni. Laureata a Yale, Wang è stata espulsa dal Paese a febbraio di quest’anno, dopo una serie di inchieste sgradite alle autorità. Un dettaglio che ha dato all’incontro un peso particolare. In apertura l’assessora alla Cultura Lucia Tarsi ha parlato di un’occasione per conoscersi: “Parliamo spesso di Cina, ma molti la conoscono solo attraverso il suo passato. La quotidianità è qualcosa di diverso”.

Wang è partita dal suo mestiere. “Lavorare per un’organizzazione come il New York Times che ha ancora le risorse per mandare corrispondenti all’estero è un privilegio, non è comune per i media”, ha detto, e ha descritto come un privilegio anche poter raccontare per quattro anni una realtà come quella cinese, dove i giornalisti americani erano pochi, del New York Times solo due. Sulla diffidenza verso la stampa non ha cercato scuse: “È nostra responsabilità conquistare la fiducia”.

La sala piena

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Il capitolo più atteso è stato quello sull’intelligenza artificiale. “La principale differenza culturale tra Stati Uniti e Cina è che lì sono ottimisti sull’IA e non pensano sia solo un’altra tecnologia, a differenza dell’America”, ha spiegato. I robot, ha aggiunto, “sono una presenza fissa e stanno sostituendo i lavoratori”. Qualche crepa comincia a vedersi: molti tassisti sono già stati rimpiazzati. Ma il malessere, ha osservato, non può emergere pubblicamente. “La gente ha molta fiducia nel governo, che garantisce la stabilità sociale”.

Il Partito comunista, ha detto Wang, ha a cuore la classe operaia, ma il vero principio guida è un altro: “Teme il disordine”, e per questo cerca una solida una stabilità economica. Eppure la Cina “è uno dei Paesi più diseguali al mondo”: i ricchi diventano più ricchi, i poveri più poveri.

La situazione delle donne e della generazione Z

I movimenti femministi sono attivi, ma chi ne fa parte è esposta. “Sono rimaste in poche, per questo sono un bersaglio facile”. E ai vertici del Partito comunista, ha sottolineato, non c’è nessuna donna.

Wang ha descritto giovani con hobby diversi, molto tempo passato al cellulare, ansia da socializzazione e scarse capacità relazionali: tre anni di Covid senza interazioni hanno lasciato il segno. Sono anche più nazionalisti dei loro genitori. “Sanno che la Cina oggi è forte e influente. Una volta si guardava più all’Occidente; ora non pensano che sia migliore”. Pesa anche la scuola: un’istruzione “molto incentrata sulla Cina”, la cui storia è “fonte di orgoglio ma al contempo propaganda”, con una narrativa politica e nazionalista.

Vivian Wang e alle spalle una foto del il presidente degli Stati uniti Donald Trump e quello cinese Xi Jinping

Europa, Stati Uniti, ambiente

Sul piano internazionale, i rapporti tra Cina ed Europa sono più tranquilli rispetto anche solo a qualche anno fa, mentre con l’America, ha detto, c’è “una relazione di amore e odio”. Infine l’ambiente: l’attenzione è recente, perché prima contava solo la crescita economica. Agli occidentali che chiedono di smettere di inquinare, i cinesi rispondono che l’hanno fatto per anni e che ora è il loro momento per poter crescere economicamente e industrialmente.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra e di terze parti maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi