di GIACOMO CECCOLINI e CARLA DELLE VEDOVE
URBINO – Maria Letizia studia a Urbino e vorrebbe diventare brand designer o communication manager. Una volta conclusa l’università, pensa di rimanere a lavorare nel suo territorio. In futuro non le dispiacerebbe lasciare la provincia per andare all’estero. La scelta però è rimandata a quando avrà più risorse economiche. Non è l’unica a pensarla così: ai giovani la provincia piace. Secondo la ricerca “Andare via o rimanere, aspirare o accontentarsi?” dell’Università di Urbino in collaborazione con la Caritas diocesana di Urbino, Urbania e Sant’Angelo in Vado, negli ultimi anni i più giovani stanno risentendo dell’inasprirsi delle diseguaglianze socio-economiche e dell’aumento del costo degli affitti nelle città più grandi. Rivalutano quindi la vita in territori più periferici.
Benessere psicologico al primo posto
I giovani, spiega la ricerca, danno priorità all’equilibrio personale e al benessere psicologico e non necessariamente ritengono che il successo economico-occupazionale sia misura del proprio valore sociale. Salute mentale, tempo per sé e qualità della vita, a differenza della generazione dei loro genitori, sono diventati valori non negoziabili. L’identità personale non è strettamente legata a quella professionale: c’è disponibilità all’investire nel lavoro nel momento in cui offre senso e gratificazione personale. Un modo di fare non sempre apprezzato dai datori.
Per questi motivi, il rapporto con il territorio è ambivalente. Da un lato c’è l’idea che per costruirsi un futuro professionale sia necessario spostarsi, dall’altro la periferia dà la percezione di essere un luogo in cui la qualità della vita è migliore. La grande città viene vista come offuscata dall’inquinamento, dal traffico, dallo stress e dalla pericolosità ed è il posto in cui i rapporti sono anonimi, provocando isolamento e solitudine. In provincia invece, per i giovani, prevale tranquillità e sicurezza, che permettono libertà e autonomia di movimento. Si aggiungono un maggiore contatto con la natura e la disponibilità di una rete sociale e famigliare che può essere di supporto. Spesso mancano però luoghi di aggregazione e servizi di trasporto pubblico e le opportunità di lavoro locali non sempre si allineano con le carriere desiderate.
“Abbiate il coraggio di cambiare”
Le differenze tra grandi città e centri più piccoli portano a dover scendere a compromessi con qualità della vita e opportunità lavorative. Il consiglio di chi è più grande e ora lavora all’estero è però di buttarsi e mettersi in gioco. “Nel corso della vita cambierete tanti lavori e cambierete tante città, abbiate il coraggio di cambiare” ha affermato Miriam Pomioli in occasione della premiazione dei “capolavori di Ateneo” all’Università di Urbino. Miriam oggi vive a Londra da quasi sette anni e lavora come market manager per il Regno Unito e per l’Irlanda. Il suo invito è proprio dopo gli studi di spingersi oltre gli ostacoli uscendo dal proprio territorio e dalla propria comfort zone, inseguendo il proprio futuro. Lei che, racconta, proprio in inglese fu bocciata.




