Dove eravamo rimasti…
Negli scorsi numeri abbiamo raccontato l’esclusione dalla Casa Bianca dei giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico, decisa da Donald Trump a settembre e poi bloccata in via cautelare da un giudice federale (Ap). Ora Trump deve affrontare una nuova causa, presentata a un tribunale federale di New York non da una testata ma da sei persone tra studiosi, avvocati, attivisti e giornalisti, con il sostegno del Knight First Amendment Institute – centro di ricerca legale statunitense che si occupa di difendere la libertà di stampa e di espressione – e di una clinica legale della Yale Law School: secondo i ricorrenti, le restrizioni ai giornalisti violano il diritto del pubblico a ricevere informazioni (Bbc). Nel terzo numero avevamo parlato del ricorso di Meta, respinto dal Tar del Lazio, contro il regolamento Agcom sull’equo compenso dovuto agli editori (La Repubblica). Meta ha perso anche in Francia: la Corte d’appello di Parigi ha confermato le misure cautelari dell’Antitrust francese, che la obbligano a riprendere le trattative con gli editori. Secondo i giudici, il modo in cui Meta calcola i compensi potrebbe costituire un abuso di posizione dominante. Dal 2025 i media francesi non ricevono alcun pagamento (Reuters).
IN SINTESI
- Big News
- Leonardo Maria Del Vecchio ha rinunciato a comprare il Fatto Quotidiano dopo il no dei soci fondatori.
- Oltre i confini
- In Egitto la giornalista Lina Attalah è stata multata da un tribunale del Cairo, che ha anche ordinato la chiusura del suo sito Mada Masr.
- A Praga migliaia di persone sono scese in piazza contro l’abolizione del canone. In Serbia si è dimessa la direttrice della tv pubblica Rts.
- In Italia
- Al congresso della Lega, Matteo Salvini ha tenuto i giornalisti in disparte e li ha chiamati “servi”.
- Enrico Mentana ha annunciato che a dicembre lascerà la conduzione del Tg La7.
- Il dato
- Nessuno dei dirigenti delle testate intervistati da Wan-Ifra ha definito “molto efficiente” il lavoro delle proprie redazioni sui video.
- Il punto del Ducato
- Manuel Morgante analizza i contenuti del nuovo rapporto dell’Osservatorio dell’Agcom sul giornalismo italiano.
BIG NEWS
La rinuncia. Lmdv Media, la società dell’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio, ha rinunciato a fare un’offerta per comprare la Società Editoriale Il Fatto S.p.A. (Seif), che pubblica il Fatto Quotidiano (Il Post). Domenica 25 ottobre Lmdv aveva annunciato una due diligence, cioè un’analisi preliminare dei conti di Seif. Non c’era stata né un’acquisizione né un’offerta formale, ma sarebbe stato il primo passo verso una possibile Opa totalitaria da 0,286 euro per azione, circa 7,15 milioni di euro, per ritirare Seif dalla Borsa (Il Sole 24 Ore). Seif però ha respinto la richiesta di due diligence. Lo statuto di Seif vieta a un singolo socio di superare il 17% del capitale, e per cambiarlo sarebbe servito l’82,9% dei voti dell’assemblea degli azionisti. I soci fondatori, che hanno più della metà delle azioni, avevano già detto che non avrebbero aderito a un’offerta pubblica di acquisto (Il Post). L’interesse di Del Vecchio, che dalla fine del 2025 ha comprato l’80% del gruppo Editoriale Nazionale e il 30% del Il Giornale (Ansa), aveva sorpreso molti: negli ultimi mesi il Fatto aveva pubblicato una serie di articoli sui debiti della società dell’imprenditore.
- Il 27 ottobre Lmdv aveva provato a rilanciare. Al posto del limite del 17% proponeva una golden share di nove anni, che sarebbe stata affidata a un comitato di garanzia con diritto di veto su direttore e linea editoriale. Marco Travaglio aveva risposto che il giornale non era in vendita (Milano Finanza).
OLTRE I CONFINI
Ultime voci. Un tribunale del Cairo ha condannato Lina Attalah, direttrice del sito d’informazione indipendente Mada Masr, per averlo gestito “senza autorizzazione”, e ne ha ordinato la chiusura (The Guardian). La giornalista ha ricevuto la pena pecuniaria massima prevista, una multa di 3 milioni di sterline egiziane (circa 53.500 dollari). È stata trattenuta per alcune ore, finché il giornale non ha pagato l’intera somma. In udienza il giudice ha fatto sgomberare l’aula e le ha assegnato un avvocato d’ufficio, rifiutando di mettere a verbale la sua obiezione. Al momento del rilascio, Attalah ha scoperto anche di essere stata condannata nel 2024, in sua assenza, a un anno di carcere. Il nuovo processo è fissato per l’11 novembre (Bbc).
- Lina Attalah ha fondato Mada Masr nel 2013, dopo la chiusura dell’edizione cartacea di Egypt Independent, dov’era caporedattrice. Da allora il suo sito è diventato una delle ultime testate indipendenti del Paese, con inchieste sulla corruzione, sul potere dell’esercito e sulle violazioni dei diritti umani. Dal 2017 è oscurato dalle autorità egiziane. Nel 2020 la rivista Time ha inserito Attalah tra le cento persone più influenti al mondo (Reuters).
Canone all’oscuro. Migliaia di persone hanno protestato a Praga contro la riforma dei media pubblici del governo di Andrej Babiš, sostenuto dal partito di estrema destra Spd. La legge abolisce il canone e finanzia televisione e radio pubbliche con il bilancio dello Stato, tagliando i fondi di circa il 15%. La Camera l’ha approvata in prima lettura alle 4:36 del mattino di sabato 24 ottobre, dopo averla messa in calendario a sorpresa. Per i cittadini scesi in piazza le emittenti saranno più esposte alle pressioni del governo (Reuters). Il presidente ceco Petr Pavel ha dichiarato che questa mossa inaspettata e il voto della notte nel fine settimana hanno minato la fiducia nelle buone intenzioni del governo e sollevato seri dubbi sulle motivazioni dei suoi sostenitori (Radio Prague International).
- In Serbia si è dimessa Manja Grcic, direttrice della tv pubblica Rts, accusata di aver favorito per anni Aleksandar Vucic. Le dimissioni erano state chieste dai sindacati dei dipendenti e dalla Student List, che ha vinto le elezioni del 25 ottobre. Il giorno dopo il voto una trentina di manifestanti aveva fatto irruzione nella redazione di Informer Tv, emittente filogovernativa. Secondo l’osservatorio elettorale Crta, in campagna elettorale le tv nazionali avevano parlato negativamente della Lista in oltre l’80% dei casi (Reuters). La tv pubblica della Vojvodina, Rtv, si è invece scusata in diretta per anni di informazione a senso unico (Vreme).
IN ITALIA
“Servi”. Così, al congresso della Lega a Milano, Matteo Salvini ha definito i giornalisti sistemati al piano di sotto – lontano da delegati e militanti – perché “inquinano il dibattito politico” (Repubblica). Dal palco, il vicepremier ha dunque rivendicato la scelta di tenere lontani alcuni cronisti a lui poco graditi. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli ha paragonato questa idea di congresso a quelle dell’Unione Sovietica e della Cina. La segretaria della Fnsi Alessandra Costante ha chiesto a Salvini, ancora iscritto all’Ordine, di restituire la tessera (Il Fatto Quotidiano). Già a settembre, a Pontida, il leader della Lega aveva parlato di giornalisti “servi di un regime destinato a morire” (RaiNews).
Addio. Enrico Mentana ha annunciato che il 23 dicembre condurrà per l’ultima volta il Tg La7, di cui è volto dal 2010. Lo ha fatto ad Alessandria, mentre ritirava il premio giornalistico «Franco Marchiaro», senza spiegare i motivi: all’Ansa ha detto solo che il suo contratto scade a fine anno (Il Post). Non è chiaro se resterà direttore né cosa farà dopo. Intanto circolano già i nomi dei possibili successori alla conduzione, da Antonio Di Bella ai vicedirettori Andrea Pancani e Gaia Tortora (Adnkronos).
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Sono i responsabili di testate giornalistiche che definiscono “molto efficiente” il lavoro delle proprie redazioni sui prodotti audiovisivi, anche se il 96,6% considera il multimediale importante per coinvolgere il pubblico. Lo rivela un sondaggio tra 58 direttori, manager e specialisti audio-video di tutto il mondo, presentato in “Measuring Multimedia Readiness in Newsrooms”, rapporto di Wan-Ifra, la principale associazione mondiale degli editori, e di Base Media Cloud, azienda britannica che gestisce flussi di lavoro multimediali. “La tecnologia da sola non è la risposta”, ha commentato l’amministratore delegato di Wan-Ifra Stig Ørskov: molte redazioni hanno già gli strumenti, ma ci sono problemi nella distribuzione. Il rapporto analizza anche i casi di The Independent, The Telegraph, Verdens Gang, Faz e The New York Times.
IL PUNTO DEL DUCATO
Manuel Morgante, giornalista della redazione del Ducato, in un approfondimento sul nostro sito analizza i dati più rilevanti emersi dall’Osservatorio sul giornalismo dell’Agcom, che racconta la realtà di una categoria sempre più anziana, tra redditi bassi e nuove competenze da costruire.
Lo Strillone nasce nel laboratorio dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino ed è realizzata dalla redazione del Ducato in collaborazione con Good Morning Italia
