di MANUEL MORGANTE
URBINO – Un grado e mezzo in più che significa punto di non ritorno per il clima. È l’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’Onu sulla lotta al cambiamento climatico. Una tendenza a cui Urbino non fa eccezione, anzi, qui l’aumento è ancora più importante, come spiega al Ducato Piero Paolucci dell’Osservatorio meteorologico Serpieri: “Come per tutto il bacino Mediterraneo, la città ha sofferto le alte temperature. Da quando abbiamo iniziato l’attività nel 1850, è stato riscontrato un aumento della temperatura globale di un grado circa. Un incremento di 1,7 gradi circa a Urbino, superiore alla media nazionale. E che conferma come l’area in cui ci troviamo sia quella dove l’effetto dell’innalzamento delle temperature ha avuto gli effetti più forti”. Nelle analisi fatte dall’Agenzia spaziale europea (Esa), agosto risulta il mese con le temperature più elevate di sempre. Il termometro, infatti ha segnato oltre un grado e mezzo in più di media, rispetto all’epoca preindustriale, infrangendo i record raggiunti nell’estate 2003.
Un clima impazzito
Secondo i dati registrati dall’osservatorio, la conseguenza maggiore per Urbino è l’estremizzazione degli fenomeni climatici come la siccità: “Nonostante la media annuale di precipitazioni sia ancora stabile, le ondate di calore estive annullano gli effetti delle piogge invernali e primaverili, mettendo in crisi la gestione delle riserve idriche. La causa è l’evaporazione immediata dell’acqua, conseguenza di un clima sempre più caldo e instabile”, dice Bertolucci. “Una distinzione importante – spiega – è la differenza tra temporali prolungati e rovesci brevi ma forti: la prima permette di dare il tempo al suolo di assorbire l’acqua in maniera costante. La seconda, essendo tanta in poco tempo, non dà la possibilità al terreno di drenare in maniera adeguata, a causa del forte irragiamento solare. Così l’acqua finisce immediatamente in ruscelli, fiumi o fossi”. Una “tropicalizzazione del clima”, dunque, che non risparmia neanche Urbino. Secondo i dati raccolti dall’Università di Urbino, alla fine di agosto le serate in cui il termometro non è sceso sotto i venti gradi sono state oltre ventisette. Mentre in tutto il periodo estivo si è toccato la quota di oltre settanta notti tropicali.
Per Paolucci, dunque, quello che sorprende non è tanto la variazione di temperature negli ultimi anni, quanto i fenomeni sempre più intensi e prolungati come i temporali. E prolungati come le ondate di calore, conseguenza di ricorrenti anticicloni subtropicali. “Abbiamo assistito a quattro ondate sahariane, spezzate da brevi pause fisiologiche. L’incontro tra l’energia accumulata e le correnti di aria fresca e umida sono alla base dei fenomeni estremi e distruttivi che vediamo”. Quello che sorprende, per Paolucci, è la copertura nuvolosa rilevata in questi mesi: “L’ultima volta in cui abbiamo assitito a un cielo coperto risaliva al 15 maggio 2026, interrotto solo ieri. Quasi quattro mesi, dunque, di assenza di pioggia”.

Uno scudo verde per la città
Il paradosso per Urbino, secondo il responsabile tecnico dell’osservatorio, risiede nella composizione territoriale e demografica: “Rispetto ad altre città, in particolare quelle grandi, la nostra gode di una cintura verde formata da foreste e boschi. E dalla mancanza di industrie e fabbriche inquinanti. A questo si aggiunge un calo demografico sempre più accentuato all’interno della città”. Un mix che permette, solo in parte, a Urbino di mitigare gli effetti più devastanti della crisi climatica. La pioggia, già arrivata, dovrebbe portare sollievo, con calo drastico delle temperature, fino a otto gradi. La speranza per gli urbinati è che questa estate estrema, la più calda dal 1850 sia seguita da un autunno e inverno “moderati”.




