Carlo Bo e il Corriere, in un volume gli articoli del Magnifico. De Bortoli: “Grande interprete del ‘900”

Ferruccio De Bortoli presenta "Carlo Bo e il Corriere della Sera". A sinistra Carlo Maria Ossola, a destra Eleonora Conti
di FRANCESCO FLORIS

URBINO – “Carlo Bo è stato un testimone dentro la storia, un intellettuale dentro la società, e non soltanto un grandissimo critico letterario”. Con questa riflessione, Ferruccio De Bortoli, presidente della Fondazione Corriere della Sera e già direttore del quotidiano milanese di via Solferino, ha racchiuso l’essenza dello storico rettore dell’ateneo ducale, alla guida dell’Università di Urbino dal 1947 al 2001. A Palazzo Passionei Paciotti, sede della Fondazione Carlo e Marise Bo, è stato presentato ieri Carlo Bo e il Corriere della Sera, primo dei quattro volumi che raccolgono i suoi articoli per il quotidiano dal 1957 al 1970: è stata l’occasione, a 150 anni dalla fondazione del giornale, per ripercorrere l’impatto culturale di Bo e il suo profondo legame con il Corriere.

La presentazione si è aperta con i saluti del rettore Giorgio Calcagnini, che ha raccontato la nascita del progetto: “All’inizio ci siamo resi conto che sarebbe stato un lavoro immane. Ci siamo avventurati e abbiamo scansionato gli articoli pubblicati. Pensavamo – continua – che fosse il completamento di una rilettura del ruolo di Carlo Bo nella nostra Università, nel rapporto con la città e con il territorio”. Negli ultimi giorni del suo mandato, in attesa dell’elezione del nuovo rettore, Calcagnini non nasconde l’emozione: “È un bellissimo regalo, nel giorno del mio compleanno”. A seguire, è intervenuto Marco Cangiotti, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, che ha finanziato l’opera: “Abbiamo una documentazione che servirà a riflettere complessivamente sul percorso della nostra comunità”. Anche la vicesindaca di Urbino, Giulia Volponi, ha sottolineato l’importanza del lavoro: “Il primo volume di questa raccolta è una testimonianza tangibile del lavoro e delle generosità di Carlo Bo”.

Un punto di riferimento per capire il mondo

Dopo i saluti e i ringraziamenti, gli scritti di Carlo Bo hanno preso vita nella cornice della Sala della Tartaruga. Carlo Maria Ossola, direttore scientifico della Fondazione Carlo e Marise Bo, ha ricordato la cadenza ritmica degli oltre 1.600 articoli dello storico rettore, sottolineando la sua capacità di comprendere e raccontare un mondo complesso: “Bo ha saputo selezionare gli eventi politici, umani, religiosi e letterari in modo straordinariamente affidabile, consegnandoci un Novecento leggibile. Anche nei momenti drammatici come il 1978, con la morte di Aldo Moro e di papa Paolo VI, Bo ha avuto la straordinaria capacità di estrarre da ogni evento ciò che merita di essere salvato”. 

La Sala della Tartaruga di Palazzo Passionei piena per la presentazione del volume “Carlo Bo e il Corriere della Sera”

La prima collaborazione di Bo sul Corriere della Sera risale al marzo del 1963, quando fu pubblicato l’articolo di fondo intitolato “Con che cuore”. Eleonora Conti, curatrice del volume, ne ha spiegato il contenuto e l’importanza: “È un richiamo alla responsabilità morale al voto in vista delle elezioni politiche di quell’anno. Bo sottolinea la necessità di valori e ideali in un Paese ricostruito materialmente ma bisognoso di orientamento etico”.

Negli ultimi anni di questa collaborazione, direttore è stato Ferruccio De Bortoli, che l’ha raccontato con un tocco di ironia: “Ho avuto il privilegio di dirigere il Corriere della Sera con Carlo Bo come illustre collaboratore. C’erano anche due suoi amici, Indro Montanelli e Gaetano Afeltra. Erano una combriccola di anziani con tratti adolescenziali, un po’ burloni e dispettosi tra loro”. Il pensiero di Bo servirebbe anche per comprendere l’attualità: “Lui voleva stare dentro la società. Aveva una grande passione per la Francia. Chissà cosa avrebbe scritto sulla visita di papa Leone a Parigi, accolto da una folla sterminata in un Paese che si riteneva totalmente laicizzato”.

Bo era sempre pronto a esprimere la propria prospettiva: “Era un’enciclopedia vivente disponibile a tutte le ore. Si inserì – racconta De Bortoli – tra gli scrittori diventati interpreti della realtà, persino quella spicciola”. E sull’amicizia con Montanelli, un piccolo aneddoto: “Destino ha voluto che Bo morisse un giorno prima di Montanelli, e l’eco della scomparsa del secondo ha schiacciato l’omaggio e il ricordo del primo. Afeltra mi disse che era stato un dispetto involontario ma non sgradito a Indro”.

Giornalismo e democrazie

Ferruccio De Bortoli, intervistato dal Ducato, ha parlato del suo passato da direttore del Corriere della Sera: “Nelle prime ore del mattino rivedo tutti gli errori che ho commesso. Per fortuna nella giornata mi dimentico e quindi l’età aiuta a non contorcersi troppo. Se tornassi indietro dare meno attenzione a volte morbosa sul male”. Poi una battuta sul ruolo del giornalismo nelle attuali democrazie: “Il Corriere continua una grandissima tradizione di giornalismo responsabile e di qualità. Questo – spiega – non è così comune in altre democrazie con le quali ci confrontiamo in termini negativi”. Non può mancare il riferimento agli Stati Uniti: “Sono sempre stati un modello di separazione dei poteri, di rispetto quasi sacrale della verità. Oggi è un Paese che spesso non riconosciamo più, molto polarizzato, in cui le parole violente sconfinano e degenerano in fatti violenti”.

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