Urbino città-sipario. “Ha il teatro nel Dna dal 1513”

Il laboratorio al collegio "La Vela"
di GIULIA CIANCAGLINI

URBINO – “Urbino ha la passione per il palcoscenico nel Dna”, una storia che dura da oltre 500 anni. Nella giornata mondiale del teatro Michele Pagliaroni, attore, scrittore, regista e responsabile del Centro teatrale universitario di Urbino (Ctu) parte da lontano per raccontare il rapporto della città ducale con il teatro.

La prima commedia italiana in prosa, la Calandria del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, andò in scena nel 1513, per la prima volta, proprio alla corte di Urbino. Lo stesso Baldassarre Castiglione, che scrisse il Prologo, denuncia la novità di una commedia scritta «in prosa, non in versi; moderna, non antiqua; vulgare, non latina». In un certo senso quindi, a Urbino è nato il teatro moderno.

I saluti degli attori del Ctu dopo una replica di un loro spettacolo al teatro Sanzio di Urbino

In città c’è più di una realtà che si occupa di quest’arte millenaria. Esiste dal 2001 la Compagnia dialettale urbinate, 30 attori amatoriali dai 10 ai 70 anni che mettono in scena commedie brillanti in dialetto, spesso scritte in pesarese da Paolo Cappelloni e poi tradotte dalla compagnia stessa in urbinate. Di queste, tre commedie l’anno vengono inserite nella programmazione del teatro Sanzio.

Negli ultimi due anni alla Compagnia dialettale si è affiancato il Centro teatrale universitario vuole riportare nella città questa tradizione. Il Ctu è intitolato alla memoria di Cesare Questa, uno tra i maggiori studiosi del teatro plautino, per decenni professore di Lingua e Letteratura latina, Accademico dei Lincei nonché cittadino onorario di Sarsina dove ha istituito le Lecturae Plautinae Sarsinates.

Il nome non è casuale: il centro è tra i primi, in Italia, a coniugare la traduzione interculturale di un testo teatrale antico alla sua messa in scena, in una prospettiva di ricerca, formazione, produzione e divulgazione teatrale rivolta non solo agli studenti ma anche ai professionisti e al grande pubblico dei teatri.

Ogni lunedì sera al teatro del “La Vela” (in via Cappuccini) gli studenti possono gratuitamente prendere parte al laboratorio teatrale scegliendo uno dei due turni: dalle 19 alle 21 o dalle 21:15 alle 23:15. “Ci sono studenti che ne seguono uno – spiega Pagliaroni – e studenti che li seguono tutti e due”.

Alle 19 salgono sul palco quelli che non hanno mai fatto teatro, a seguire l’offerta è destinata a chi ha già seguito il laboratorio negli anni precedenti. L’inclinazione è sperimentale: “Non insegno la recitazione – precisa il regista – ma spiego loro che esiste un nuovo linguaggio, quello teatrale, che possono usare per esprimersi”.

Michele Pagliaroni, attore scrittore e regista teatrale

Gli studenti arrivano da tutte le facoltà e non solo – come ci si aspetterebbe – da quelle umanistiche: “L’interesse è incredibilmente trasversale”, specifica il direttore artistico. E a spingere i ragazzi a mettersi in gioco salendo sul palco non è soltanto quel credito formativo universitario che viene riconosciuto tra le altre attività formative dopo 50 ore, ma la passione.

“Siamo arrivati ad avere 150 iscritti in un anno, quasi non entravamo più sul palco”, dice soddisfatto Pagliaroni, ricordando che per iscriversi basta una tessera annuale, del costo di dieci euro, che serve esclusivamente a coprire le spese assicurative, perché il Ctu è una vera associazione culturale, con uno statuto e un direttivo, nata nel luglio del 2016.

L’anno scorso il regista ha scritto, per sette attori amatoriali del Ctu, Divinissimo, una commedia sul personaggio di Raffaello Sanzio in occasione dei 500 anni dalla morte del pittore urbinate. “È stato un successone – racconta lo scrittore – un prodotto universitario che è arrivato a livello professionale”.

Lo spettacolo ha vinto nel Festival FAcT 2018 (della Scuola Normale Superiore di Pisa) il premio della giuria tecnica e il premio del pubblico, superando le università di Padova, Firenze, la stessa Scuola Normale e lo spettacolo presentato dagli studenti di Oxford. Dopo quell’esperienza, sei attori su sette hanno sostenuto un provino per entrare in una vera accademia teatrale. Un altro grande successo per chi, come Pagliaroni, pone tra i suoi obiettivi quello di aiutare i giovani a scoprire la passione per l’arte.

Gli attori del Ctu al teatro Sanzio

“Ogni anno portiamo in scena gli spettacoli che prepariamo, quest’anno i ragazzi reciteranno nella Notte dei cento spettacoli – continua il regista – ci sono tanti allievi, quindi, piuttosto che andare a teatro, noi andiamo incontro alle persone nelle piazze, nei bar, nei luoghi di aggregazione sociale come la mensa e la fortezza. Crediamo molto nell’idea di teatro urbano”.

Idea ripresa anche nel Festival Urbino Teatro Urbano (Utu): la città riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità è immaginata come una naturale “città-sipario”, un “teatro a cielo aperto” e all’interno dei suoi spazi, centrali o periferici, si può sperimentare e rivivere l’idea di “città come cultura”. Anche quest’anno per nove giorni (dal 29 giugno al 7 luglio) Urbino sarà nuovamente un palcoscenico di spettacoli per suscitare la ‘curiositas’ che, come il teatro, è appropriazione del mondo, volontà di indagine e di scoperta.

“I ragazzi portano in scena spettacoli pensati da loro, anche se nella scrittura sono seguiti da me – conclude Pagliaroni – tra i temi che tornano nelle loro proposte la solitudine, l’essere costretti a cambiare per amore, l’alterità”.

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